David di Donatello 2019

28 marzo 2019 | commenti: Commenta per primo |

Si è appena conclusa la 64 edizione del David di Donatello

A distanza di un mese dagli Oscars si celebra anche il cinema italiano, con un format molto simile al primo. Come presentatore un eccellente Carlo Conti che si destreggia piacevolmente tra discorsi troppo lunghi dei premiati e il tempo ristretto della diretta: in un modo o nell’altro bisogna dare la linea a Bruno Vespa.

Il primo premio, come per gli Oscars, va alla Migliore attrice non protagonista introdotto da una giovanissima Monica Vitti che afferma “L’interpretazione è una forma di realtà, senza di essa non esisterebbe la realtà.” Il premio va ad un’emozionatissima Marina Confalone per il suo ruolo nel “Vizio della speranza” che a stento riesce a parlare e ringraziare.

Poco dopo c’è il primo premio speciale ed è anche una novità di quest’anno, probabilmente diventerà il premio più ambito per i prossimi anni: il Premio dello Spettatore, ossia il vincitore sarà il film più visto. Quest’anno va al film di Muccino “ A casa tutti bene”, detto tra noi è il titolo più fuorviante della storia del cinema, perché in quella casa non c’è proprio nessuno che sta bene. A ritirare il premio, da subito, compare Sabrina Impacciatore con un siparietto a dir poco imbarazzante, in cui canta “10 ragazze per me” modificato in “10 statuette per me” con un’intonazione che lascia a desiderare. Si lamenta di non aver ricevuto neanche una candidatura.

Poco dopo compare Gabriele Muccino che chiarisce essere lui il vincitore del premio e non Sabrina, con se porta gran parte del cast. A quel punto parte il ringraziamento di prassi con la statuina in mano del regista: un discorso così lungo che fa rimpiangere i minuti prestabiliti con tanto di disattivazione del microfono dello scorso anno. Il tutto da un Gabriele Muccino che fatica a parlare, incespica sulle parole, balbetta e ci spinge a pensare che, forse, il fratello è quello fra i due che parla meglio.

Taglia corto Stefania Sandrelli che dall’alto della sua eloquenza riassume così: “Le sale vuote sono racchie, le sale piene sono belle!”. A chiudere questa scena è l’intonazione di una canzone da parte di tutto il cast che forse era meglio evitare.

Il Premio del Miglior attore non protagonista viene introdotto da un video di Marcello Mastroianni che asserisce “L’attore deve avere un bambino dentro di sé, deve essere immaturo” ed ecco che compare Brignano.

Con un tentativo di far ridere un pubblico che potrebbe essere formato da sagome di cartone, visto il silenzio con cui rispondono alle sue battute, Enrico Brignano prova a premiare il miglior Camperista, il miglior catering, Carlo Conti riesce molto bene nel ruolo di spalla del comico. Lo scopo finale è di dare voce anche ad alcune persone che non ottengono premi ma sono importanti per il cinema. Adempio poi al suo compito e premia il Miglior attore non protagonista. Tra i candidati anche Ennio Fantastichini, scomparso in questo anno, che ottiene un fortissimo applauso spontaneo. A vincere è Edoardo Pesce per il suo ruolo in Dogman.

Dopo il premio al Miglior costumista vinto da Ursula Patzack per il film Capri-revolution ottenendo così il terzo David, è il momento del secondo premio speciale: Premio alla carriera a Tim Burton. Emozionato e felice assicura che pur non essendo italiano ci si sente lo stesso perchè, sfoderando un luogo comune sugli italiani, parla gesticolando. Si sente come in famiglia e ottiene molti più applausi di Muccino. Oltre a ricevere il premio, ne consegna anche un altro al Miglior regista esordiente. Il vincitore è Alessio Cremonini per il film Sulla mia pelle, basato sulla storia vera di Stefano Cucchi; lo ritira con emozione sia per il premio che per la cotanta presenza del consegnatore di tale premio. Ah dimenticavo, vince anche il premio David giovani, dato praticamente sulle scale mentre stava tornando al suo posto.

Tim Burton ancora sul palco e senza premio, parla del suo ultimo film Dumbo e lo descrive come il simbolo dell’accettazione di noi stessi, anche se diversi dalla maggior parte della gente.

 

Infine, deus ex machina, arriva Roberto Benigni, fuori dalle scene da un po’, che consegna l’agognato premio al regista americano. Prima di lasciar andare via dal palco Benigni, Conti ci tiene a precisare che sono passati 20 anni dalla vittoria agli Oscars e il pubblico applaude in piedi con partecipazione, dopo che il presentatore ha ordinato perentoriamente di alzarsi tutti in piedi. La magia degli applausi spontanei!

Il premio come Miglior sceneggiatura originale va a Matteo Garrone, donando a Dogman già il secondo David della serata. Il regista ringrazia anche un ragazzo di nome Marco cresciuto in periferia, le sue storie vere sono state poi uno spunto per la stesura della sceneggiatura, quindi lo si può considerare uno sceneggiatore acquisito.

Il premio al Miglior musicista viene introdotto da una frase di Ennio Morricone: “è proprio tramite la musica dei film che un domani si potrà capire come eravamo.”. Vince Capri-Revolution.

Ad interrompere il flusso di premi è un attimo di magia creato da Andrea Bocelli che canta la colonna sonora del gladiatore. Poco dopo duetta con il figlio, che sotto la spinta di Carlo Conti si propone anche per il cinema. Inutile dirlo, per quanto sia molto bravo non regge proprio il confronto con il padre.

Miglior scenografo va a Dimitri Capuani per il film Dogman, che continua ad essere il più premiato.

Sul palco improvvisamente, un po’ come una sorta di apparizione divina, compare un sempre più giovane Raoul Bova con il compito di premiare la Miglior attrice protagonista. Frase di Anna Magnani ad introdurre: “Gli attori sono egoisti, egocentrici e esibizionisti, ma sarebbero guai se non ci fossero”. A vincere il premio è una bellissima Elena Sofia Ricci, sorpresa e sempre più giovane. Quasi troppo emozionata da riuscire a parlare, non si aspettava assolutamente tale premio e lo si evince dalla tunica nera a lutto che indossa. Ringrazia anche Paolo Sorrentino, grande assente della serata. Lo dedica alle figlie e augura loro di riuscire a coltivare la propria passione e di vivere di essa.

Miglior documentario Nanni moretti per Santiago Italia.

Siparietto comico, che non fa ridere nessuno del trio Boiler. Serata fiacca per i comici.

Finalmente sul palco appare un vestito da gran serata e ad indossarlo è una splendida Uma Thurman. Alla sua apparizione Carlo Conti le dice subito qualcosa di molto importante “Sei alta!”. Bene, anche lei oltre a ricevere un David Speciale premia il Miglior attore protagonista, premio annunciatissimo che va a Alessandro Borghi per la sua interpretazione di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle. Afferma che il premio è della famiglia Cucchi e del protagonista di questa terrificante vicenda e declama una delle frasi più belle della serata:

“Dedico questo premio a tutti gli esseri umani e all’importanza di essere considerati tali a prescindere da tutto”.

Altro David speciale alla carriera a un Dario Argento che sottolinea, a ragione, di non aver mai vinto un David per un film, quindi è al quanto ironico che ne vinca uno per la carriera, che l’accademia non ha mai chiaramente apprezzato.

Il Miglior regista viene premiato da Stefano Accorsi e va a Matteo Garrone che ottiene il settimo David per Dogman.

Premio speciale a Francesca Lo Schiavo eccellenza italiana già con 3 Oscar come scenografa.

Miglior sceneggiatura non originale a premiare è Serena Rossi che recentemente ha interpretato Mia Martini. Il premio va a James ivory per Chiamami con il tuo nome.

Il Miglior film straniero va a Alfonso Cuaron per il film Roma che in italiano ringrazia.

Ed infine, quasi nello studio di “Porta a Porta”, si può già sentire sullo sfondo la sigla, arriva il premio al Miglior film che va al film Dogman, a ritirarlo è un Matteo Garrone che dopo aver ritirato il David numero 9 della serata non sa neanche bene cosa dire e conclude con una “Che bella serata!”.

di Valentina Mele

 

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