Davide Mengacci, l’intervista

19 giugno 2019 | commenti: Commenta per primo |

Davide Mengacci, la sua carriera e il rapporto con la cucina

 

Davide Mengacci, uno dei volti più noti e simpatici della televisione privata degli ultimi 30 anni.

Lo incontriamo di passaggio a Roma,  al 532 il Restaurant Grill del BO.MA., una splendida country House nel cuore della Riserva Naturale della Marcigliana. Un momento di riposo tra i vari viaggi che lo portano in giro per l’Italia con la cuoca Anna Moroni per il programma Ricette all’italiana.

Lo ricordiamo sulle reti Mediaset fin dagli anni ’80 e con programmi di grande successo su Rete 4 negli anni ’90.

Cosa ricorda di quelli che sono stati gli anni d’oro della televisione di Berlusconi?

Innanzitutto una televisione allo stato nascente come era quella degli anni ’90.

Un’ esperienza irripetibile, per certi versi esaltatante e per altri sconvolgente nella parabola che va da quegli anni ad oggi. Ho cominciato a fare questo mestiere nel momento in cui, come dicevo, la televisione, per lo meno quella privata, era allo stato nascente, quindi c’erano tante idee, tanti soldi, tanta disponibilità a realizzare cose nuove, tanta voglia di costruire personaggi e programmi.

E’ tutto cominciato partendo da un buon livello che negli anni è salito fino ad esplodere. Solo negli ultimi 10 ha cominciato una parabola discendente, soprattutto dal punto di vista qualitativo.

Da cosa può essere dipeso?

A mio parere questo è dovuto soprattutto al fatto che negli anni Novanta la torta degli introiti pubblicitari, che è quella che dava la linfa vitale alla produzione di programmi (perchè la cosa importante da dire è che non c’è possibilità di fare televisione senza soldi), era divisa in 6 fette, le tre reti RAI e le tre reti Mediaset. In più c’era solo Telemontecarlo che poi è diventata La 7.

Nel momento in cui sono arrivate le televisioni del digitale terrestre e poi quelle dei satellitari, la torta è rimasta la stessa ma le fette invece di essere 6 sono diventate 200. E’ chiaro che ogni emittente televisiva ha a disposizione meno denaro per produrre buoni programmi.

Il lamento generale del pubblico di adesso che denuncia un abbassamento della qualità dei programmi è dovuto essenzialmente al fatto che ci sono meno soldi, ma non che che ci sono meno cervelli, meno autori, meno idee. Per fare lo spettacolo televisivo ci vuole l’orchestra con tanti elementi, ci vogliono le scenografie, ci vogliono gli ‘elefanti’, ci vogliono cose costose.

 

Ha condotto sempre format di successo. A quale è più legato?

Da un punto di vista del successo vero e proprio sicuramente a ‘Scene da un matrimonio’ che è stato il programma che conducevo negli anni ’90 e che mi ha fatto conoscere al grande pubblico. E’ il programma che faceva più numeri in termini di ascolto ed è quello che ha creato un fenomeno di costume. ‘Scene da un matrimonio’ è stato il primo vero reality italiano perchè i matrimoni venivano fatti con la gente vera, quello che succedeva era vero, era un reality ante litteram. Inoltre, e soprattutto, raccontava la storia del matrimonio in Italia, cioè come ci si sposava dall’Alto Adige alla Sicilia. Raccontava mondi opposti.

Da un punto di vista invece di ambizione personale, direi la ‘Domenica del Villaggio’. Perchè la mia personale ambizione in televisione è stata sempre quella di fare cultura popolare con lo ‘scatolone’. Mi spiego meglio. La televisione è un mezzo di informazione di massa, non necessariamente di intrattenimento, quindi non è adatto a fare cultura ‘alta’. Per fare cultura ci sono i libri, il cinema, il teatro.

Quando io dico popolare, intendo dire che un programma come la Domenica del Villagio mi ha permesso di far conoscere a tutti gli italiani le realtà della provincia italiana che sono il vero tessuto connettivo del nostro paese, perchè il nostro paese non è fatto solo da città grandi come Milano, Roma Firenze e Venezia. E’ fatto dalla provincia che produce, nella quale si vive bene, si fanno le cose con tranquillità e che soprattutto mantiene le tradizioni del nostro paese.

Allora questo programma permetteva per prima cosa di far vedere a tutti gli italiani i paesi della nostra provincia, belli e generalmente poco conosciuti. Secondo, mi permetteva di far vedere agli italiani aspetti di cultutra popolare come l’enogastronomia, l’artigianato, le piccole indutrie locali, gli imprenditori che pur rimanendo radicati nel territorio espandevano i loro prodotti in tutto il mondo. Quindi da questo punto di vista gli undici anni (tanto è durata la trasmissione) trascorsi con questo programma, sono quelli in cui ho ricevuto più soddisfazione. E soprattuto sono quelli in cui mi è stato permesso di realizzare quella che era la mia ambizione.

Con quale dei tanti personaggi televisivi con cui ha lavorato si è trovato più in sintonia?

Con tanti! Beh il primo da cui ho imparato quello che so, è stato Mike Bongiorno, con il quale ho lavorato tre anni che mi ha, suo malgrado, insegnato a fare televisione. Lui non era un tipo didattico e non era neanche un tipo che aveva voglia di insegnare. Dovevi avere voglia di imparare da lui e allora prendevi delle cose. Un altro personaggio indimenticabile, con il quale ho lavorato anche in quel caso tre anni, è stato Corrado, un signore, un grande personaggio dal quale ho imparato l’ironia e certamente un comportamento misurato.

Tra i nuovi perosnaggi televisivi posso citare solo Sgarbi con cui sono sempre andato d’accordo e che mi ha sempre affascinato.

 

 

Ha girato tutta l’Italia per lavoro. Come l’ha vista cambiare in tutti questi anni?

Il cambiamento più sensibile l’ho riscontrato al sud del paese. Perchè 20 anni fa arrivare al sud era un’avventura. Ti trovavi in un modo diverso dal resto dell’Italia, dal punto di vista logistico, di organizzazione generale, di ristorazione. Invece da 20 anni a questa parte, soprattutto i giovani che hanno viaggiato e che hanno fatto esperienze in altri paesi, sono poi ritornati nel paese di origine costruendo delle realtà che oggi sono assolutamente a livello di quelle dell’Italia più mitteleuropea come al nord, ma anzi, tante volte la superano.

 

Quale luogo l’ha colpita più degli altri?

Non ce ne è uno. Io viaggio l’Italia da più di 30 anni, l’ho vista praticamente tutta, è impossibile scegliere. Sono affascinato però in particolar modo dalla Sicilia, che come regione italiana posso dire che è quasi come un altro continente. E’ un luogo che, grazie alla sua conformazione geografica e al vantaggio di essere un’isola, ha conservato una serie di tradizioni, di monumenti, di culture, di prodotti di ogni tipo assolutamente unici, che non hanno subito contaminazioni, come è successo nel resto dell’Italia.

Per farvi un esempio in Sicilia ci sono delle razze autoctone di capre che producono latte e formaggi che non ci sono da nessun’altra parte d’Italia, perchè non sono mai state portate via da lì e trapiantate altrove. E’ un luogo incontaminato, anche se mi rendo conto essere un controsenso dire ciò perchè in Sicilia sono passate tutte le dominazioni possibili e immaginabili. Però quello che hanno portato lì gli arabi, i fenici, i greci e gli spagnoli, è rimasto. Questo è sensazionale.

 

Parliamo ora di Ricette all’italiana. Il format di successo dura da qualche anno. Dal 29 aprile è ripartito con Anna Moroni, la cuoca che dava lezioni alla Anonella Clerici.

Oggi è lei il suo allievo. Come sta andando con Anna? E’ una professoressa ‘cattivella’?

Passa il tempo a rimproverarmi perchè non faccio niente di quello che vorrebbe lei. Anna è una talebana. Basta dire che quello che cuciniamo durante la trasmissione, lei lo cucina per davvero tant’è che noi tutti della troupe mangiamo quello che cucina. E allora nella realizzazione del programma dobbiamo rispettare i tempi di cottura dei cibi. Per esempio se prepara il risotto, ci dobbiamo fermare con le registrazioni e aspettare che il risotto sia cotto.

Inoltre le materie prime con le quali cucina devono essere non solo di prima qualità, ma esattamente quelle dei suoi fornitori, quindi chi si occupa degli acquisti deve andare a comprare dai suoi fornitori di fiducia. Questo aspetto non è solo maniacale ma avviene anche perchè il risultato che si deve ottenere è giustamente quello che vuole lei.

Che rapporto ha con il cibo? Le piace più mangiare o cucinare?

Io non cucino assolutamente, non ho mai cucinato. Sono una discreta forchetta. Ho una certa cultura del cibo che mi sono fatto in tanti anni di lavoro ma non cucino perchè non mi interessa e poi perchè, se occupandomi di cucina da cosi tanti anni quando torno a casa mi mettessi a cucinare, sarei come un calciatore che palleggia mentre va a comprare il giornale.

 

Progetti per il futuro?

No mi basta quello che sto facendo. Anzi progetti per il futuro no grazie.

 

a cura di Cristina Anichini

 

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