Distanza dai confini

3 aprile 2019 | commenti: Commenta per primo |

La distanza dai confini.

Salve a tutti e ben ritrovati.

In questo mese Vi voglio parlare di un argomento molto sentito laddove vi sia la necessità di dover costruire nuovi immobili all’interno di terreni edificabili da tempo, ovvero, successivamente resi tali: la distanza dai confini. L’argomento in questione è piuttosto complesso e, di certo, necessiterà di diversi articoli per poterlo affrontare al meglio, in ragione delle numerose sfaccettature che lo stesso implica, poiché, si deve avere riguardo a diversi principi tutti tra loro fondamentali, quali: le disposizioni del codice civile, l’eventuale applicazione del principio di prevenzione, il necessario vincolo imposto dal piano regolatore e dalle norme tecniche di attuazione etc…

In primis, Vi voglio evidenziare come, tra le limitazioni legali che i rapporti di vicinato impongono alla proprietà edilizia, una delle più rilevanti, sia proprio l’art. 873 c.c. il quale deve, necessariamente, essere correlato con le previsioni inserite all’interno delle norme tecniche di attuazione dei piani regolatori generali che, se violate, conferiscono al vicino non solo la facoltà di ottenere la riduzione in pristino ma anche il risarcimento del danno subito.

Questo è il principio fissato recentemente dalla Corte di Cassazione la quale ha, altresì, affermato che, al fine di stabilire se una norma contenuta nello strumento urbanistico locale sia integrativa della disciplina prevista dal cod. civ. in materia di distanze tra costruzioni, dando così luogo al diritto di ottenere ex art. 872 c.c. il risarcimento del danno e la riduzione in pristino, non è necessario che essa contenga una diretta previsione in tal senso, essendo sufficiente che essa regoli, con qualsiasi criterio e modalità, la misura dello spazio che deve essere osservato tra le costruzioni.

In considerazione di quanto sopra, quindi, le due tutele, reale e per equivalente, possono ritenersi complementari.

La prima assicura l’eliminazione della costruzione illecita, e la seconda è, invece, volta al ristoro del pregiudizio economico subito sino al momento dell’effettiva riduzione in pristino.

Deve, altresì, considerarsi che la tutela specifica è irrogabile sul presupposto oggettivo della violazione della distanza minima legale e prescinde dall’accertamento dell’effettivo pregiudizio arrecato sul fondo limitrofo. Pertanto, nel caso di accertamento della violazione delle norme stabilite sulle distanze legali, si ha, quale conseguenza, l’irrilevanza di qualunque ulteriore indagine di fatto inerente l’accertamento della concreta pericolosità o dannosità, poiché il diritto del vicino alla riduzione in pristino consegue “ipso iure”.

L’ulteriore tutela risarcitoria, invece, sanziona l’illecito con una riparazione per equivalente poiché, la violazione delle distanze tra costruzioni determina un asservimento di fatto del fondo del vicino il cui relativo danno deve considerarsi “in re ipsa”, senza necessità di una specifica attività probatoria, in quanto il danno è necessariamente compreso nella perpetrata violazione della prescrizione sulla distanza. Inoltre, avuto riguardo alle statuizioni dei regolamenti edilizi comunali e le relative N.T.A., si evidenzia che le predette norme tecniche di attuazione del P.R.G stabiliscono criteri che devono essere considerati inderogabili, così come affermato anche dall’art. 9 del D.L. 1444/1968.

Il tema, come Vi dicevo, è estremamente complesso e dunque sarà oggetto di ulteriori articoli anche sollecitati da vostre domande e questi in merito.

Avv. Federica Lorenzetti

 

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