E-bike: moda o futuro?

16 ottobre 2019 | commenti: Commenta per primo |

E-bike: moda o futuro? Una bella escursione al Terminillo risponde alla domanda

E-bike, troppo presto per dirlo, le conclusioni le trarremo solo tra qualche anno. Certo è che il mondo della bicicletta moderna stia vivendo un cambiamento epocale.

Non si tratta solo dell’ evoluzione di quest’ ultimo secolo, che ha coniugato l’ uso di materiali sempre più pregiati con tecniche di allenamento efficaci. Ora la tecnologia ci aiuta di fatto a pedalare. Capiamoci, montare un motore elettrico su una bici non è certo un’ invenzione recente, ma a differenza del passato, non si tratta di girare una manopola e accelerare.

Il funzionamento delle E- bike è molto diverso. Non sono ciclomotori, si pedala comunque, e proprio il movimento dei pedali, aziona un motore elettrico che, alimentato da una batteria, ci aiuta nello sforzo. E quanto ci aiuta lo possiamo stabilire noi. La lettura di questo vantaggio può avvenire in due modi filosoficamente opposti: possiamo usare la bici per faticare di meno, oppure utilizzare l’energia del motore combinata con quella delle nostre gambe per allungare le escursioni.

Come tutte le novità, questo tipo di bici, ha trovato una certa diffidenza da parte soprattutto dei cosiddetti “puristi”. Non vi nascondo che io stesso avevo delle perplessità a riguardo. Prezzo d’acquisto elevato, peso, autonomia, sono senz’ altro fattori che mi hanno per così dire scoraggiato dal provarla subito per poi esprimere un giudizio obiettivo. Ma la curiosità ha avuto la meglio, e finalmente ne ho testata una. Anzi, due.

Andiamo con ordine. La Scuola Italiana Sci del Terminillo ha messo a disposizione di Avventure in Bici, una mountain bike ed una fat bike, entrambe con pedalata assistita, per un’ intensa mattina di prove nella splendida location montana.

Ed io non mi sono fatto scappare questa occasione. Con me, il mio amico Davide Loreti, esperto di E- bike che mi ha svelato i piccoli segreti per sfruttare fin da subito i pregi di queste bici. I due esemplari in prova, entrambi della mitica casa Fantic, sono molto diversi tra loro anche se condividono l’elettronica e le principali basi meccaniche.

Dopo averle provate entrambe posso dire che le differenze tra loro sono abissali. Non voglio annoiarvi con particolari tecnici, vi basti sapere che appena iniziato a pedalare tutto sembra simile al corrispondente ”muscolare”. Ma al bisogno, si preme un tasto sul manubrio con il quale si decide il livello di assistenza che si desidera. Dopo una frazione di secondo, un po’ come avviene nella guida dei turbodiesel, la bici scatta in avanti e la sensazione di spingere sui pedali è solo illusoria. Le gambe girano senza fatica e la bici continua ad accelerare nonostante la rampa che mi si para davanti diventi ogni metro più ripida. Impressionante.

La mia fat bike nonostante le ruotone larghe e rumorose sale che è un piacere sulla strada asfaltata che ci porterà al primo sentiero della giornata e che sarà il primo vero e proprio banco di prova. La giornata è splendida e non ci sembra vero di esserci allontanati dalla calura romana di fine agosto.

Eccolo li,’ proprio alla nostra sinistra. Il nostro sentierino: sopra di noi, la sagoma del Monte Terminillo appare immensa ed un po’ minacciosa e quindi cominciamo a salire con molta attenzione su fondo pietroso. Incontriamo sporadicamente escursionisti a piedi che salgono verso la cima, alcuni con il fiatone, altri invece che si muovono come stambecchi.

Noi stiamo affrontando una pendenza che non scende mai al di sotto del 20% e spesso arriva oltre il 25. Qui ho riscontrato il primo lato non proprio apprezzabile della mia fat bike.

La mancanza di agilità, unita alla larghezza delle ruote mi obbliga a rischiare in qualche occasione più del dovuto; la scelta della traiettoria, tra le pietre più grandi è sempre più difficile e la bici tende a scartare di lato. Davide invece, in sella alla mountain bike mi sembra decisamente più a suo agio e non vedo l’ora di fare il cambio, magari quando raggiungiamo la cima.

In alcuni passaggi siamo costretti a scendere dalla bici per trasportarla su gradoni di pietra peraltro piuttosto scivolosi. A circa duemila metri di altitudine (la cima è a 2.216 mt) sollevare di peso una bici che pesa quasi 24 kg non è uno scherzo, e siamo costretti a fare una sosta per riprendere fiato. Da lassù lo sguardo può spaziare a perdita d’occhio e ripaga mille volte lo sforzo. Arrivati in cima diamo solamente un’occhiata alla discesa che stiamo per affrontare e come spesso avviene quando si pratica da tanto tempo questo sport, ci si promette di scendere con estrema prudenza, ma poi si è sopraffatti dal divertimento e la pressione sulle leve dei freni è sempre più leggera.

Ci fermiamo solo un paio di volte, per dare la precedenza a persone che salgono a piedi. Ma l’impressione è quella di scendere con un carro armato: poco manovrabile e, nonostante il diametro enorme dei dischi freno, quasi impossibile da fermare. A metà circa della discesa decidiamo di fare un cambio bici e ripartiamo. Ora si ragiona! Credo di aver smesso di sorridere dopo tre giorni. La mountain bike con la ruota anteriore da 29 pollici e quella posteriore da 27, 5 sembra progettata per questa discesa, che noi prolunghiamo fino alla stazione di arrivo della seggiovia Cardito Sud per poi proseguire dentro un bosco magnifico ed arrivare al Rifugio La Fossa.

Ci scambiamo con Davide le prime impressioni a caldo e decidiamo di ripartire immediatamente. Come mi è capitato di constatare innumerevoli volte in barca a vela, anche in mountain bike il tempo corre ad una velocità impressionante e noi vorremmo arrivare dappertutto. Dopo un momento stiamo di nuovo risalendo nel bosco.

La pendenza è “solo” del 12% ma non si fatica e quindi riusciamo anche a soffermarci con lo sguardo sui maestosi ed altissimi alberi di questo fitto bosco. Nella scelta, quando si acquista una bici, il fattore ”fatico di meno quindi vedo di più” dovrebbe essere senz’altro considerato, ed in fondo, anche noi che pedaliamo sempre piuttosto veloci, in questo caso possiamo anche godercela senza fretta eccessiva.

Anche perché per legge, le E- bike sono dotate di un dispositivo che neutralizza la spinta del motore elettrico oltre i 25 km/h.

Se andiamo più veloci, lo facciamo solo con la spinta delle gambe, ma se escludiamo le discese, dove come ho detto si va giù a velocità agghiaccianti, l’attrito dei copertoni larghi, con intagli marcati e il peso del mezzo rendono molto faticoso tenere medie elevate. Meglio godersi l’escursione, riducendo eventualmente il livello di assistenza del motore nei tratti pianeggianti ed in discesa per risparmiare la batteria.

Già, l’ autonomia…L’ evoluzione delle batterie ha fatto passi da gigante e se si possiede un discreto allenamento, contribuendo con la forza muscolare ed il sapiente uso del cambio, è facile oltrepassare il traguardo dei 150 chilometri con una carica; questo considerando anche una buona percentuale di salite.

Se invece siamo proprio pigri, e procediamo pedalando con il minimo sforzo ed il massimo dell’ assistenza, possiamo percorrere comunque 50/60 km.

Noi concludiamo la nostra prova poco prima dell’ora di pranzo con la batteria circa a metà della carica. Abbiamo scorrazzato in lungo e in largo (o per meglio dire in alto ed in basso) per decine di chilometri.

Inutile dire che siamo molto soddisfatti e ci siamo divertiti parecchio.

Se volete provare una E- bike anche voi, (si noleggiano praticamente ovunque e con poca spesa) fatelo preferibilmente in montagna o in collina, dove le doti del motore fanno davvero la differenza.

Ma vi suggerisco, se non siete esperti, di iniziare con percorsi semplici e pendenze moderate. La facilità con la quale si sale sul ripido può dare un’illusoria sensazione di sicurezza. Poi però bisogna scendere. E questa, come dicevo prima, è tutt’altra faccenda.

di Carlo Luca Santagà

Accompagnatore di Mountain Bike

Avventure in bici

 

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