Emergenza Coronavirus: capiamo come funziona lo stress- 2° parte

29 aprile 2020 | commenti: Commenta per primo |
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EMERGENZA CORONAVIRUS: capiamo come funziona lo stress- 2° parte

 

Dopo aver illustrato come funziona lo stress da un punto di vista della reazione fisiologica e dopo aver sottolineato che tutto è stress, tutto è risposta dell’organismo a degli stimoli e che, appunto esiste stress positivo (eustress) e stress negativo (distress), si vuole proseguire nella maggiore comprensione di questo fenomeno.

È stato John W. Mason (1924 – 2014), ricercatore e psicologo statunitense, a portare l’attenzione sull’ipotesi che la reazione di stress sia costantemente mediata da un eccitamento di tipo emozionale.

Il punto di partenza per il lavoro di Mason è stato notare che la risposta di stress (attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene) si presentava di fronte agli stimoli psicosociali che suscitavano una reazione emozionale.

Mason allora effettuò diversi esperimenti. Lo stimolo fisico e lo stimolo emotivo venivano dissociati e trovò conferma alla sua teoria secondo la quale l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene e quella della midollare del surrene, che avviene quando l’organismo è esposto a stimoli fisici di diversa natura, sono una conseguenza diretta dell’eccitamento emozionale che precede o accompagna lo stimolo fisico. Secondo Mason quindi l’apparato psicologico è coinvolto nella risposta emozionale ad una lunga serie di stressor.

È corretto pertanto operare una distinzione. Lo stress psicologico, in cui per primo viene attivato l’apparato mentale, va distinto da quello fisico, in cui gli stressor influenzano per primi i sistemi biochimici e fisiologici e in seguito l’apparato mentale.

Lo stress psicologico attiva stati emotivi come l’angoscia, la colpa, la disperazione, l’impotenza: affetti che costituiscono lo stimolo per risposte adattive.

È possibile neutralizzare l’evento stressante utilizzando meccanismi psichici adeguati come l’intensificazione dello sforzo, la riorganizzazione cognitiva e la sostituzione dei fini. Quando le difese psicologiche efficaci falliscono, il tentativo di superare lo stress finisce per essere messo in atto tramite inadeguati meccanismi di difesa quali la rimozione, la negazione, la proiezione. E ancora: quando lo stress psicologico non riesce ad essere contenuto a livello mentale o neutralizzato da meccanismi difensivi psichici oppure espresso in manifestazioni psicopatologiche qualora le difese si siano rivelate inadeguate, vengono allora attivati i sistemi biologici di emergenza che difendono l’organismo.

Si può affermare dunque che il carattere stressante di un evento è determinato da fattori psicologici individuali.

Lo psicologo statunitense Richard Lazarus (1922 – 2002) concentrò i suoi studi proprio sullo stress psicologico: egli sosteneva che gli stimoli che raggiungono l’organismo vengono valutati cognitivamente dal punto di vista del loro significato prima di produrre una reazione emozionale.

La valutazione cognitiva è influenzata sia dalla struttura genetica dell’individuo che dalle sue esperienze precedenti.

Lazarus affermò che nello stress fisico la reazione di stress è determinata dall’azione diretta dello stress sui tessuti mentre nello stress psicologico la reazione dipende dalla valutazione cognitiva del significato dello stimolo. Se uno stimolo è valutato dall’individuo non rilevante (sia consciamente che inconsciamente) non si verificherà nessuna attivazione emozionale e nessuna reazione di stress psicologico.

Diverse sono le condizioni particolari per le quali uno stimolo può diventare causa di stress:

  • diventa stressore abbinandosi a processi sensoriali o metabolici di per sé stressanti: assunzione di caffeina o nicotina, abuso di farmaci, ecc;
  • lo diventa nella misura in cui incide sulla persona: insufficienza alimentare o iperalimentazione, sovrappopolazione o isolamento, carenza affettiva o iperprotezione, cioè tutto ciò che può generare una iperstimolazione o al contrario una ipostimolazione poiché esse provocano allo stesso modo stati di depressione, ansia, confusione o tensione;
  • lo stimolo diventa stressore per il significato che la persona gli attribuisce: l’interpretazione dipende da variabili individuali come i tratti della personalità, le condizioni economiche e l’appoggio affettivo e sociale.

Un aspetto molto importante che fa sì che uno stimolo possa diventare per l’individuo causa di stress è il fattore del controllo.

Molte ricerche hanno sottolineato come esso sia un fattore cruciale: a determinare se lo stress si produrrà realmente è il margine di libertà di cui la persona gode nel decidere come far fronte agli stimoli stressori.

Quando all’individuo manca qualsiasi possibilità di esercitare un controllo sugli agenti stressanti e quindi di intervenire sugli eventi, si producono modificazioni comportamentali che rientrano nella sindrome definita di impotenza appresa studiata da Martin Seligman (della quale si è già parlato nell’articolo di Tablet “Kairòs: il momento supremo”).

Ricordando… l’impotenza appresa si presenta quando i soggetti imparano che niente di quello che fanno per combattere lo stimolo stressore riesce a cambiare le cose. A livello fisiologico i globuli bianchi si presentano meno reattivi rispetto a quelli di coloro che invece hanno la possibilità di esercitare un controllo. Si può affermare che l’impossibilità di controllare gli eventi influisce direttamente sull’attività del sistema immunitario tramite una scarsa moltiplicazione dei linfociti T e dei linfociti killer che hanno un ruolo fondamentale nel difendere l’organismo contro le cellule tumorali.

Invece la possibilità o anche solo la convinzione che gli agenti stressori possano essere neutralizzati o controllati è importante ai fini delle reazioni psicologiche e fisiologiche e contribuisce a difendersi dagli effetti negativi dello stress.

Come una sorta di “compendio” di questo discorso, Lazarus affermò che lo stress non risiede né nella situazione né nella persona ma dipende da una transizione fra l’una e l’altra: esso nasce dal modo in cui una persona valuta l’evento e vi si adatta.

È vero che si possono incontrare situazioni particolarmente dolorose o difficili e proprio su questi eventi drammatici si è maggiormente concentrata la ricerca sugli effetti dello stress; Lazarus invece si concentrò anche sugli effetti dei piccoli ma molti frequenti “incidenti” quotidiani: noie, fastidi, frustrazioni, sentimenti spiacevoli, dissapori.

I suoi studi dimostrarono che l’effetto negativo che fastidi o contrattempi finiscono per avere sulla salute fisica può essere anche maggiore di quello prodotto da disgrazie più gravi, soprattutto a causa della loro frequenza e durata anche se in presenza di minore intensità.

La percezione dell’evento da parte dell’individuo produce un’influenza significativa sulle sue conseguenze, così come sono fattori fondamentali la personalità del soggetto, il modo di affrontare le cose, il grado soggettivo di controllo, la capacità di gestire la situazione, il senso di competenza e la storia personale dell’individuo.

Tutto questo porta ad affermare, dunque, che le persone non sono bersagli indifesi di qualsiasi evento stressante che intervenga sulla loro strada: il modo in cui gli individui percepiscono questi attacchi alla loro salute mentale e fisica produce una grande differenza per la risposta corporea.

La mente ha una propria omeostasi e lotta continuamente per mantenere un equilibrio emozionale per conservare pace e salute al proprio interno. E lo fa utilizzando tutte le strategie che conosce, a volte più adeguate, a volte meno.

In conclusione, è possibile riassumere il discorso sinora esposto in questo modo.

Lo stimolo colpisce l’organismo e prima di diventare pericoloso, patogeno (cioè in grado di generare malattia) è valutato cognitivamente dal punto di vista del significato che gli viene attribuito e questa valutazione determina anche l’emozione che suscita.

È molto importante comprendere a fondo questo passaggio: l’individuo è in grado di attribuire un significato, un senso allo stimolo, all’evento. Ed è in grado di comprendere, riconoscere, gestire l’emozione che nasce in corrispondenza dello stesso. Lo stimolo-evento può diventare “dannoso” soltanto quando, appunto, il soggetto non riesca ad affrontare adeguatamente questi due passaggi: cioè qualora non riesca ad attribuire un significato e non riesca a comprendere e gestire l’emozione che vive. A questo punto l’organismo “si mette in allarme” ed inizia a dare una risposta fisiologica (organica) che può produrre distress e, di conseguenza, malattia.

Ma… adesso che sappiamo tutte queste cose, come possiamo utilizzarle per accompagnarci in questo difficile momento di vita?

Sarebbe interessante ascoltare voi, cari lettori, e chiedervi di condividere le vostre esperienze, le soluzioni che avete trovato, la creatività che avete messo in gioco, le decisioni “interiori” che avete preso per affrontare e gestire questo stimolo-bomba che ha colpito l’intera nazione.

Per quanto riguarda i miei scritti, la prossima settimana parlerò di uno degli “antidoti” più semplici ma più potenti che tutti noi possediamo… Un caro saluto e buon inizio di Fase 2!

 

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it

 

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