Emmy Awards 2019: vincitori e vinti

25 settembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Emmy Awards 2019, è ancora Trono di Spade!

Non c’è responso negativo dei fan che tenga: la serie da anni regina degli Emmy Awards, Il Trono Di Spade (Game Of Thrones per il pubblico inglese) vuole lasciare un’ultima traccia di sé.

Dopo una stagione conclusiva, l’ottava, accolta da critica, lettori dei libri di George R.R. Martin e seguaci di anni con freddezza e irritazione, la serie fantasy di David Benioff e D.B. Weiss ha un ultimo guizzo nei riflettori per la quarantaseiesima edizione del premio televisivo per eccellenza.

Dei quattro premi cui era nominata ne vince due: Miglior Attore Non Protagonista al Tyrion Lannister di Peter Dinklage – per la terza volta, non immeritato ma alquanto ridondante – e Miglior Serie Drammatica.

Vittoria, quest’ultima, che farà sollevare non poche sopracciglia considerando gli altri nominati.

Gli altri vincitori

Questi ultimi includono infatti Better Call Saul, lo spin-off di Breaking Bad, il celebrato murder-drama Killing Eve e il capolavoro di Ryan Murphy Pose, serie che con realismo, ma senza scadere nell’eccesso, racconta la storia delle sale da ballo che negli anni ottanta raccoglievano in sé la comunità LGBT+.

Le altre serie nominate sono almeno fortunate in altre categorie. La HBO porta a casa un altro trionfo con un’altra serie drammatica, l’acclamata Chernobyl. Il racconto crudo e senza fronzoli della peggior tragedia dell’Est Europa trionfa infatti, con le sue cinque intense puntate, come Miglior Serie Limitata.

Sembra essere proprio il realismo a garantire la vittoria nella categoria delle miniserie: ne è prova il ventunenne Jharrel Jerome (già comparso nel trionfale Moonlight di Barry Jenkins), che ottiene il Miglior Attore Protagonista In Una Serie O Film Limitato – s’intende a sola distribuzione televisiva – per When They See Us, piccolo capolavoro di Ava DuVernay (Selma – La Strada Per La Libertà, Nelle Pieghe Del Tempo) incentrata su un fatto di cronaca.

Un caso di cronaca del 1989, in cui cinque giovani di colore (quattro neri, tra cui il sedicenne Korey Wise di Jerome, e uno latinoamericano) vennero condannati ingiustamente per lo stupro di una jogger di Central Park.

O nel fascino biografico di Fosse/Verdon, incentrato sull’autentica partnership creativa e sentimentale tra il regista e coreografo Bob Fosse (Sam Rockwell) e la ballerina e attrice Gwen Verdon, la prima Roxie Hart di Chicago, nell’America degli anni cinquanta e sessanta.

Brillano le stars americane

È infatti proprio la Williams ad essere premiata come Miglior Attrice Protagonista In Una Serie O Film Limitato, mentre Rockwell, battuto da sunnominato Jharrel Jerome, deve accontentarsi di una nomination.

Più di tutti brilla però Patricia Arquette, vincitrice come Miglior Attrice Non Protagonista per la miniserie The Act.

Con parole forti ricorda la sorella Alexis, donna transgender morta a quarantasette anni nel 2016. “Finché non cambieremo il mondo cosicché che le persone trans non vengano più perseguitate. E date loro dei lavori! Sono esseri umani. Liberiamoci di questo pregiudizio.”

Nel campo della commedia la fa da padrone Amazon Prime: la sua La Fantastica Signora Maisel (The Marvelous Mrs. Maisel) della Amy Sherman-Palladino di Una Mamma Per Amica, racconto tragicomico di una casalinga ebrea che si reinventa come comica dopo una serie di screzi – a partire dal marito, comico fallito, rivelatosi fedifrago – trionfa in entrambe le categorie per Attori Non Protagonisti In Una Serie Comica, per Tony Shadhoub e Alex Borstein.

E’ già 2020!

Non si può che sperare in un anno ancora più di fuoco per il 2020, quando due delle serie più acclamate del momento – la commedia esistenziale Good Omens e la decostruzione del genere supereroistico The Boys – avranno senza dubbio una loro parte tra i nominati.

Nel campo drammatico, Killing Eve riesce a rifarsi con la vittoria della sua Jodie Comer, interprete della pericolosa assassina conosciuta solo come Villanelle.

La performance della Comer, capace di risultare terrificante e pericolosa anche in atteggiamenti giocosi e scanzonati, anima perfettamente il personaggio creato dallo scrittore Luke Jennings per la sua serie di quattro romanzi Codename Villanelle, poi portata alla vita dalla regia di Phoebe Waller-Bridge. Julia Garner trionfa infine come Attrice Non Protagonista In Una Serie Drammatica per Ozark.

Ladies and Gentlemen, mr. Billy Porter

Ma il signore della serata è senza dubbio Billy Porter, che splende letteralmente e figurativamente nel ricevere il suo primo Emmy.

I lustrini d’argento che adornano il suo completo, iconico quasi quanto il ricco vestito indossato agli Oscar, sono un cielo di stelle nella penombra del palcoscenico, mentre il cinquantenne di Pittsburgh, due giorni dopo il suo compleanno, diventa il primo attore nero e dichiaratamente gay a vincere nella sua categoria, Miglior Attore Protagonista In Una Serie Drammatica. Tra le lacrime, in una sequela di “Thank You” ai colleghi, alla mamma Cloerinda che sorride commossa nel pubblico, al marito Adam Porter Smith, ai colleghi di Pose che lo acclamano felici dal pubblico, e a Ryan Murphy che ha creduto in lui.

Noi artisti cambiamo la struttura molecolare dei cuori e delle menti delle persone che vivono in questo pianeta. Per favore, non smettete mai di farlo. Per favore, non smettete mai di dire la verità. […] Che Dio vi benedica. Se ho dimenticato qualcuno mi dispiace, voglio bene a tutti voi!”. Porter vinse un Tony Award nel 2013, come Miglior Attore In Un Musical per Kinky Boots, un Grammy l’anno seguente, sempre per Kinky Boots, per Miglior Album di Musical Teatrale, e dopo la vittoria di stasera non gli resta che un Oscar per entrare nell’olimpo dei vincitori dell’EGOT.

di Maria Flaminia Zacchilli

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