Essere un papà: la festa del papà 2020

18 marzo 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Il 19 marzo è la Festa del Papà 2020!

foto Pexels.com

Colui che genera un figlio non è ancora un padre, un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno” disse il caro vecchio Dostoevskij.

Certo, magari potrà suonarvi un po’ burbera, forse ingiusta, ma questa frase sottintende una qualità d’amore che non ha tempo per obblighi o finzioni, nemmeno per quelli dettati dal sangue.

Innanzitutto, sapete che giorno è oggi? Non ditemi il 19 marzo, dai.
Oggi è la Festa del Papà.
Cioè la miglior occasione per riflettere su una figura così fondamentale.

Io non so precisamente cosa significhi essere un papà.

Non lo saprò mai.
Però li guardo dall’esterno, in silenzio, con gli occhi di una figlia; li osservo nei bar, nei ristoranti, per le strade e, talvolta, anche nel parco sotto casa.

Ecco, se ci fermassimo un attimo a capire cosa scorre difronte ai nostri occhi, potremmo cogliere un arcobaleno d’infinite sfumature che colorano i modi di essere un papà.
Sì, perché mica tutti lo fanno alla stessa maniera, eh!

E’ come se, l’essere padre, fosse l’incipit unico del tema di maturità, viene svolto da tutti ma con modalità del tutto differenti fra loro. Ah, e per chi non svolge la consegna o la esegue controvoglia grossolanamente, c’è un’identica probabilità di bocciatura.

Ci sono, ad esempio, quelli dall’impronta un po’ burbera e quelli più affettuosi. I papà un po’ gelosi, gli eterni bambini, i rigorosi e i super attenti… Qualcuno diventa prontamente anche supereroe o principe, a seconda delle necessità.

Il Mammo!

foto Pixabay.com

E poi, menzione doverosa, ci sono i papà che acconsentono silenziosamente di essere etichettati dai più come “mammi”; “Ah che bravo, fai tu il mammo?” è una frase che capita di sentir esclamare con stupore nei locali, la domenica mattina, fra i discorsi non troppo impegnati di chi ha concluso una settimana, quasi sempre, pesante.

Ma perché vi chiamano mammi? Perché portate i bimbi a scuola, perché conoscete le loro necessità, perché sapete abbinare maglia e pantaloni di colori che fanno pendant?

Ecco, probabilmente, negli anni la figura paterna è sempre stata disegnata con un pennarello indelebile come la figura più autoritaria e severa del nucleo familiare.

Quella delle punizioni, dell’autorevolezza; quella che non ha tempo da perdere abbinando i colori perché prima pensa a portare a casa la famosa pagnotta. Una figura che, no, non fa le stesse cose della mamma.

Il puzzle della famiglia

Eppure, mamma e papà, non sono altro che due grosse tessere del medesimo puzzle: la famiglia.
“Ma allora come si chiama un papà che porta i figli a scuola, mentre la mamma è al lavoro?”
Ve lo dico subito! Si chiama, sorprendentemente, papà.

Insomma, come vi dicevo, io non posso sapere cosa voglia dire addentrarsi in questo ruolo così importante. Dev’essere come per Clark Kent indossare il suo leggendario costume da Superman.
O almeno, così lo immagino.

Non so nemmeno se vi siate mai domandati come si arrivi ad indossare il mantello da papà, se abbiate mai ragionato sull’origine dei suoi superpoteri.

E’ perché ti ha fatto nascere? Perché, anche se non condividete il colore degli occhi, avete lo stesso sangue che vi danza nelle vene?
Biologicamente è esatto, lo sappiamo tutti, eppure c’è qualche cosa in più.

C’è un passaggio fondamentale nell’indossare questa responsabilità, a volte pensato, altre istintivo: la scelta.

foto Pixabay.com

Scegliere di amare qualcuno è come donargli la vita per ben due volte, si tratta di riconoscersi come padre e figlio, persino quando la natura direbbe il contrario.

E’ che, mettere al mondo un nuovo essere umano, ammette ognuno al titolo ufficiale di genitore, e questo avviene in automatico, ma per la promozione ufficiale a papà ci vuole ben molta più fatica.

E’ un titolo che non prevede scienza, geni o somiglianze fisiche, bensì qualcosa di molto più grande, a volte complesso e faticoso, spesso irrazionale e senza limiti.

Prevede amore.

Prevede la stanchezza e la fatica nei suoi occhi quando rincasa alla sera, i rimproveri per i vestiti lasciati in giro per casa, per il disordine della cameretta; prevede le carezze sulla nuca di un bambino addormentato che, inconsciamente, si sentirà amato, lo sguardo preoccupato allo sbattere della porta che segue il fatidico “Non ti preoccupare! Torno presto, mi comporto bene io, eh!”.

Prevede persino quella mezza lacrima nascosta tra i bagagli, colmi di speranze e cianfrusaglie, di un figlio che si prepara a diventare adulto.
Per ognuno di questi momenti, ascoltando attentamente i battiti precisi del vostro cuore, potrete sentire cosa sia realmente l’amore di un padre.

Ovunque lui si trovi, ovunque vi troviate voi.

Auguri a tutti i papà, per natura o per coraggiosa scelta, del mondo!

di Paola Martin Rosset

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