Fase 2 seconda parte

20 maggio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Al via la seconda parte della della Fase 2 aperta il 4 maggio 2020

 

Dal 18 maggio prende corpo il banco di prova della “fase due”, relativo all’annoso capitolo Covid-19.

La ripartenza delle attività tra decreti, decretini e decretucci, appare di fatto in ordine sparso, anche in considerazione delle rivendicazioni delle Regioni su un ruolo più diretto e incisivo in relazione ai provvedimenti decisi dal governo.

Nei giorni passati si era parlato di distanziamento sociale da ampliare all’interno di luoghi chiusi ma frequentati da più persone, come ad esempio nel caso dei ristoranti col distanziamento di due metri tra un tavolo e l’altro o in alternativa di lastre di plexiglass fungenti da divisori.

La forte penalizzazione correlata ad una situazione di questo tipo, per ristoratori e per pubblici esercizi, ha permesso di riconsiderare gli spazi con un dimezzamento delle distanze. È impensabile, infatti, che un imprenditore possa esercitare la propria professione oggi, accogliendo un quinto – ma forse anche meno – dei clienti normalmente serviti in passato, mantenendo al tempo stesso spese fisse tassate come prima, quali stipendi o utenze. O ancora gli affitti altissimi che continua a pagare, benché determinati e sottoscritti un periodo pre-covid.

Il tutto corredato da altre spese nuove, come ad esempio l’obbligo di igienizzazione. Anche a questo proposito c’è molta confusione su ciò che si intende per igienizzazione e cosa per sanificazione e quali siano le differenze di costo tra le due voci.

Dopo un periodo molto lungo di clausura per cittadini e imprese, si affaccia un nuovo periodo a ridosso dell’estate.

Forse non è l’uscita dal tunnel ma sicuramente è un periodo che fa ben sperare anche se non tutte le preoccupazioni sono svanite come neve al sole. Rimangono forti preoccupazioni e soprattutto attenzione ai comportamenti da tenere nella vita di tutti i giorni, in particolar modo nei contatti sociali. Importantissimo l’uso della mascherina (e anche qui si apre un mondo su costi e approvvigionamenti), il lavaggio frequente delle mani, il distanziamento.

Tutte accortezze e accorgimenti che dovremmo avere ancora per un lungo periodo, almeno finché non verrà trovata una cura contro il coronavirus e finché non verrà scoperto il vaccino che potrà finalmente ristabilire una situazione di normalità e di tranquillità per tutti.

Ci conforta pensare che tutto il mondo sta attivandosi per arrivare al più presto al raggiungimento di questi obiettivi, benché su questo fronte non manchino come al solito, polemiche e differenze anche radicali di opinione.

C’è il fronte no vax, c’è il fronte complottista, c’è lo scettico e c’è chi minimizza, il prudente e lo spavaldo, il solidale col prossimo e il sepolto in casa. Anche qui vale il detto: “il mondo è bello perché è vario”…

 

Altre preoccupazioni sui picchi di contagio vengono da fronti come la Russia e gli Stati Uniti.

Oppure il Brasile, dove si contano in questi giorni record di nuovi contagi, fino a 15.000 ogni 24 ore. E poi c’è l’incognita Africa, una polveriera sanitaria pronta ad esplodere con il suo miliardo e mezzo di abitanti.

Se in Italia non saliranno nuovamente i casi di contagio e i decessi, a partire dal 3 giugno ci sarà una sorta di “liberi tutti” con la riapertura delle frontiere estere, con il nuovo inizio delle gare sportive (in Germania il calcio ha già riattivato il campionato a porte chiuse) e perfino in tempi molto più ravvicinati rispetto a quelli ipotizzati in un primo momento, anche la riapertura di attività culturali come il teatro e i concerti dal vivo, potranno essere sdoganati.

Il vero problema sarà quello di interrogarsi su quali strascichi rimarranno realmente di questo lungo periodo di “lockdown” che ha costretto il mondo intero all’interno delle pareti domestiche.

Saremo persone migliori di prima, avendo avuto modo di riflettere e di capire una serie di cortocircuiti e di violenze inflitte in primis al pianeta che ci ospita, oppure questo periodo avrà prodotto solo risentimenti per il depauperamento generale di risorse, di lavoro, di contatti sociali?

La risposta è difficile da darsi ma si vedrà già dei prossimi mesi se questo grande ostacolo intercorso nella vita di ciascuno, avrà contribuito a fare di noi degli esseri più umani, più attenti all’ambiente, più pronti ad aiutare il prossimo, più disposti a rinunciare a qualcosa se si ha di più, a favore di coloro che soffrono, di coloro che non hanno più un lavoro, di coloro che debbono comunque garantire quotidianamente ai propri figli cibo e istruzione.

 

di Stefano Quagliozzi

Direttore Editoriale TabletRoma

 

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