Felice, anzi Too Happy To Be Homesick!

15 febbraio 2017 | commenti: Commenta per primo |

Felice. Chi di noi non ha mai avuto voglia di cambiare qualcosa per sentirsi davvero felice nella propria vita? Elizabeth Sunday, italianissima, ha deciso di cercare questa felicità ogni giorno della sua vita e di farlo viaggiando.

felice-happy-homesick-4Dal suo Blog, diventato virale come la pagina Facebook, dice di sé stessa: “Ero normale, poi sono diventata una blogger. Scrittrice. Insegnante di Meditazione. Ribelle. Guida turistica. Expat. (…) inseguo la passione, non la pensione, e rincorro i miei sogni in aereo. Anche voi sentite il bisogno di un cambiamento? Seguitemi.”
Non potevamo allora perdere l’occasione di contattarla e chiederle come fare a cambiare ed essere felici.

LOR: Ciao Eli, innanzitutto grazie per aver raccolto l’invito di Tablet. Ti seguiamo da un pò e avevamo il desiderio di intervistarti perché ci incuriosisce la scelta che hai fatto. Molti sognano di vivere come te, lasciando tutto, scegliendo la curiosità ed il viaggio, ma poi, per una ragione o per l’altra non lo fanno. Anche tu sei entrata ed uscita dalla tua vecchia vita prima di scegliere, ma ti sei decisa! Quindi non posso che cominciare chiedendoti come, quando e perché ti sia scattata la famosa ‘molla’ che ti ha fatto decidere di cambiare vita, e di farlo in maniera così radicale.

ELI: Quando: Stavo andando in macchina alla scuola primaria dove insegnavo inglese. Ero di ruolo. Era il 2009. Ero insoddisfatta. La macchina andava avanti da sola e ogni mattina, nella nebbia della Val Padana (abitavo in provincia di Torino), la mia mente guardava la campagna circostante e sognava l’Africa.
Ero già stata in Kenya nel 1999 a fare una breve esperienza di volontariato e il mio cuore era rimasto là da allora. Mi era rimasto il sogno di dare un anno della mia vita a fare del bene, gratuitamente, insieme a quello di vivere all’estero, di immergermi in culture diverse, conoscere e scrivere, la mia passione più grande. E invece ero finita ingabbiata in un luogo e in un lavoro che non era in linea con la mia personalità.

Come: In un pomeriggio di primavera chiamai l’ONG (Organizzazione Non Governativa) con cui andai in Kenya anni prima, il Vides di Roma, e dissi che mi proponevo per fare un anno di volontariato internazionale. Possibilmente in Africa. Andai a Roma a parlare con la suora incaricata di scegliere i volontari, era quale tutta entusiasta mi propose di andare in Cambogia: “Che combinazione! Hanno proprio bisogno di un’insegnante di inglese laggiù!”. E a me, che non sapevo nemmeno dove fosse la Cambogia, cadde la mandibola. Dopo una prima rimostranza accettai, anche se non era l’Africa: non sei tu che scegli il luogo dove andare ad aiutare, è il posto che chiama te.

Perché: Ho sempre creduto che non bisogna aspettare di andare in pensione per realizzare un sogno. Se hai un sogno devi cercare di realizzarlo. Subito.

LOR: Indubbiamente uno spartiacque della tua vita. Ma chi era Eli prima? E con che occhi rivedi il tuo passato? C’è qualcosa che ti manca e qualcosa che sei contenta di aver lasciato?

ELI: Prima ero indubbiamente più tranquilla perché il posto fisso ti garantisce il comfort di avere lo stipendio sicuro tutti i mesi e non avevo sempre la valigia in mano. Il mio passato, tutto ciò che ho fatto finora, lo vedo con gioia: non mi sono mai pentita di tutto ciò che ho fatto e sono stata. Perché ho sempre seguito l’istinto, e l’istinto, il cuore, mi hanno portata dove sono ora.
Mi manca il calore della mia famiglia nei momenti di solitudine. Sono invece felice di aver lasciato quel senso di insoddisfazione che mi prendeva la domenica pomeriggio, l’angoscia che mi assaliva perché non stavo facendo ciò che mi faceva brillare gli occhi.

LOR: Too happy to be homesick è il nome del tuo blog, come mai proprio questa scelta? Chefelice-happy-homesick-1 significato ha per te?

ELI: Il nome del mio blog lo scelsi mentre ero in Cina, nel 2012. Compiendo una ricerca su internet, mi imbattei in un articolo sugli inglesi espatriati che sono troppo felici per sentire la nostalgia di casa. “Ecco! Io sono proprio così! Troppo felice per sentire la nostalgia di casa”. Perché anche nei momenti di solitudine e di tristezza, di fondo sono sempre felice di essere in un posto sconosciuto, con un oceano di mezzo tra me e l’Italia, e circondata da odori e persone che sanno di esotico.

LOR: Com’è cambiata la tua vita? E la tua quotidianità (se ne hai una)? E quali sono stati i viaggi più belli, le esperienze più gratificanti?

ELI: E’ cambiato tutto. Quando faccio la guida in Oman non ho una quotidianità, e questo spesso mi manca. Il mio viaggio più bello è stato quello in cui, dopo aver risparmiato per un anno, sono partita all’avventura per il Sud Est Asiatico cercando di scrivere per il web. Ad oggi non ho ancora lavorato per il web, ma durante quell’anno sperimentai la vera libertà, il gusto di viaggiare senza una meta precisa, seguendo il flusso del destino. Feci meditazione vipassana in Myanmar, stetti cinque settimane in Thailandia ad aprire il mio blog con i monsoni e il mare di Krabi tutto per me, andai in Iran da sola per due volte, scoprendo un paese bellissimo e sconosciuto ai più per ciò che è davvero.

LOR: Quali sono, invece, le difficoltà maggiori e i pericoli reali e ‘della mente’ che hai incontrato e incontri nel tuo vivere viaggiando?

ELI: Non ho mai incontrato difficoltà particolari o pericoli reali viaggiando. L’unica trappola della mente è stato l’accettare per ben due volte un posto di insegnamento all’estero (uno di questi in Cina) solo per la paura di restare senza lavoro, per poi rendermi conto subito dopo che ero di nuovo caduta nella trappola del posto a tempo indeterminato, con vacanze prestabilite. Le convenzioni della società in cui sono cresciuta, le aspettative degli altri su di me, ogni tanto si fanno sentire e se le ascolto non è sempre una cosa bella. Perché mi portano a non essere più me stessa.

LOR: Gli scettici potrebbero dire che per condurre una vita come la tua sarebbe necessario un cospicuo conto in banca, che permetta di viaggiare senza aver bisogno di lavorare. Cosa ti senti di rispondere? E quali consigli daresti in tal senso a chi volesse seguire il tuo esempio?

ELI: Sì, infatti ogni tanto sul blog mi arriva qualche messaggio che recita così: “Chi ti mantiene? A chi appartiene la tua carta di credito?”. La carta di credito che utilizzo è la mia. Quando lavoravo in Italia ho risparmiato molto, non uscivo quasi mai a cena, i miei svaghi erano i miei libri, non compravo vestiti firmati né cose inutili, mettevo i vestiti degli anni precedenti – vedi i miei famosi anfibi viola comprati a Dublino ben nel 1997. Niente sprechi. Bisogna essere un po’ tirchi con se stessi, gli anni che precedono una partenza con biglietto di sola andata. Sono però stata fortunata perché l’appartamento in cui vivevo era di proprietà dei miei genitori, quindi non avevo affitti da pagare. E avevo una macchina di terza mano pagata pochissimo.
Poi però in viaggio bisogna cercare lavoro, i risparmi prima o poi finiscono. E, se si vuole, il lavoro si trova quasi ovunque.

felice-happy-homesick-3LOR: Spesso chi sceglie di vivere una vita in libertà ha poco o nulla da perdere, non ha un lavoro, una famiglia e si avventura alla ricerca di qualcosa. Tu invece avevi sia un lavoro che una famiglia meravigliosa da cui ami tornare. Nel tuo continuo viaggiare, non ti capita a volte di pensare “Basta, adesso torno”? Un po’ come capita a Forrest Gump, che dopo aver attraversato tutta l’America correndo, un giorno si ferma e dice: “Sono un po’ stanchino, credo che tornerò a casa ora”, e ripercorre tutta la strada all’inverso?

ELI: Noi che partiamo con biglietti di sola andata diventiamo un po’ tutti come Forrest Gump, dopo un po’ di anni in giro. Tutte le mie amiche che sono partite come me hanno vissuto questo sentimento di stanchezza e di volersi fermare per un po’, da qualche parte, ma spesso a casa propria. A me successe dopo due anni in Oman: avevo perso la bussola, non capivo più dove stavo andando e i miei obiettivi. Così decisi di tornare a scuola a settembre, stetti un anno in Italia e ritrovai la motivazione per cui ero partita qualche anno prima. A dicembre, però, stavo già facendo il biglietto aereo per l’India 🙂

LOR: Una vita come la tua ti dà tantissimo, ma credo renda anche difficile intrecciare legami duraturi, sentimentalmente, ad esempio, o il famoso ‘metter su famiglia’. Mi sbaglio? Sui piatti della bilancia cosa c’è in positivo e in negativo e dove pendono di più?

ELI: Io non ho mai pensato di metter su famiglia, tendo ad avere storie lunghe che però poi finiscono, spesso a causa delle mie partenze – e della mia personalità indipendente e anche un po’ solitaria perché amo i miei spazi di solitudine. Quando si parte e il partner resta a casa, per esperienza personale e di altre viaggiatrici, la relazione spesso finisce. La persona che resta è quella che soffre di più, quella che parte è sottoposta a tanti stimoli e il cambiamento interiore è più veloce e non si è più le stesse. Credo però che in viaggio si possano incontrare persone interessanti. Io credo nel karma: se è nel tuo destino, la persona giusta la trovi ovunque.

LOR: La meditazione, la religione, lo yoga sono una parte molto forte della tua esperienza di traveller. Ce ne vuoi parlare? Quanto pratichi al giorno? E cosa ti aiutano a trovare?

ELI: Ho iniziato a praticare yoga e meditazione circa dieci anni fa, la prima in Italia e la seconda in Cambogia. Da allora ho notato tanti piccoli cambiamenti nel mio modo di affrontare i problemi e le persone. Soffrivo di attacchi di panico e pian piano sono spariti. O meglio, li ho ancora, ma riesco subito a fermarli indagandone le cause con la meditazione analitica (analisi delle tue emozioni).
Mi sono certificata insegnante di yoga sull’Himalaya in India e studiato meditazione al Tushita Centre, vicino alla sede del Dalai Lama in esilio in India. Mi ha cambiato la vita.
Credo nella filosofia Buddhista ma anche in dio. Quando guardo la natura, gli affetti, le amiche, la mia preghiera è ringraziare per tutto questo. Per essere così fortunata da avere tanto.
Io faccio un po’ di yoga dolce, pranayama (controllo del respiro) e meditazione ogni mattina all’alba. Per un ansiosa come me, questo mio rito mattutino mi calma la mente e mi aiuta durante la giornata a dare un senso a ciò che mi accade. Bisogna avere il coraggio di ascoltarsi e dire: “Ah bene, questa sono io, con tutti i miei pregi e difetti. E questo è ciò che mi rende felice. Cosa posso fare per essere me stessa, anziché vivere una vita che non mi soddisfa?”.felice-happy-homesick-2

LOR: Vivi una bellissima libertà, ma come scegli i tuoi viaggi? Dove sei ora? Quale sarà la tua prossima tappa? E dulcis in fundo: come ti vedi tra dieci anni? E soprattutto, sei felice?

ELI: Le mie mete le scelgo seguendo l’istinto. Quando si impara ad ascoltarsi, il nostro inconscio ci manda sempre segnali molto chiari – a volte sotto forma di sintomi psicosomatici – su cosa va bene per noi. E’ questione di essere onesti con se stessi e seguire quel campanellino che ci dice “Hey, guarda che se andrai là a fare quella cosa, mica sarai tanto felice”. Ho descritto bene QUI come seguii solo il mio istinto lo scorso anno in viaggio.

Ora sono appena tornata a Torino, da Johannesburg in Sudafrica, perché c’è un problema di salute in famiglia. Poi si vedrà. Anzi no, non è vero: ho già un’idea. Ma, per scaramanzia, non dico mai qual è il mio prossimo next stop.

LOR: Un grande in bocca al lupo da tutta la Redazione di Tablet!

ELI: GRAZIE!

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di Lorenzo Sigillò

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