Francia. Passeggiando nei dipinti di Cézanne e Van Gogh

8 agosto 2018 | commenti: Commenta per primo |

Viaggio in Francia sulle orme di Paul Cézanne e Vincent van Gogh.

Notte stellata - Vincent Van Gogh (1889) Museum of Modern Art di New York da wikipedia

Notte stellata – Vincent Van Gogh (1889) Museum of Modern Art di New York da wikipedia

Campi di grano, bistrot illuminati da lampade a gas, cieli notturni avviluppati sopra le case e i cipressi o il profilo della montagna St. Victoire che muta col mutare della luce. Sono solo alcuni degli scorci che hanno ispirato i quadri di Paul Cézanne e Vincent van Gogh, due dei più grandi pittori dell’Ottocento, e non solo.

Questi paesaggi appartengono a un tempo, ma soprattutto a un luogo preciso, la Francia e per l’esattezza il sud della stessa, vale a dire alla regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Della Provenza vi avevamo già parlato per via dei suoi meravigliosi e profumati campi di lavanda. Stavolta, però, ci sposteremo nella parte sud della regione, per viaggiare sulle orme di Cézanne e Van Gogh, facendoci trasportare nei loro dipinti, attraverso i panorami che loro stessi hanno impresso su tela.

Preparate lo zaino, comprate delle matite colorate o acquerelli, una penna e un quaderno che sarà il vostro carnet de voyage, prendete la macchina fotografica e poi… Si parte!

La Francia di Paul Cézanne: Aix-en-Provence

Il nostro cammino comincia ad Aix-en-Provence, un paesino luminoso ed estremamente affascinante, come le facciate dei suoi palazzi, le bellezze barocche tra vicoli e piazzette e i vivaci dehors, con i suoi caratteristici tavolini all’aperto.
Considerata la più bella città della Provenza, il suo soprannome è la “Piccola Versailles di Provenza”.

© Barbara Donzella

© Barbara Donzella

Aix è la la città natale di Paul Cézanne (19 gennaio 1839) dove, al 28 Rue de l’Opera, si trova la casa in cui nacque.

Camminando per la città si può individuare un itinerario pedonale, segnalato da placche di metallo contrassegnate dalla lettera “C” e porta ai luoghi cari all’artista. Dalla casa natale del pittore, passando per la scuola dove studiò con il suo migliore amico Emile Zola, sino al cimitero di Saint-Pierre che fu la sua ultima dimora.

Poco lontano dal centro (10/15 minuti a piedi), sulla collina di Lauves, al 9, avenue Paul Cézanne, si trova l’Atelier di Cézanne, un piccolo edificio di inizio ‘900, circondato da un giardino e un terreno con olivi e fichi, e delimitato dal canale Verdon.

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Atelier Cezanne

Quando venne edificata, la costruzione – con la sua vista privilegiata sulla montagna St.Victoire – svettava solitaria sull’altura di Lauves, a conferma della natura schiva del pittore (acuita dai tanti insuccessi del periodo giovanile e numerosi rifiuti) e più incline a costruirsi un legame con oggetti o piante, a cui riconosceva un’esistenza propria e una propensione a evocare sensazioni, ricordi o trasmettere messaggi.

E forse non è un caso che negli ultimi dipinti, nei paesaggi delle montagne di Sainte-Victoire egli abbia nascosto il proprio autoritratto, un testamento in cui il cielo si confonde con le montagne e gli alberi con gli esseri umani.

Cézanne lavorò qui ogni giorno dal 1902 sino alla sua improvvisa morte, nell’ottobre del 1906. Da quel momento l’atelier rimase immobile e silenzioso per quasi cinquat’anni, sino al 1954, quando venne trasformato in casa-museo.

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Atelier Cezanne – studio

E tutto è rimasto come allora.

Gli arredi, l’enorme vetrata che inonda di luce lo studio al primo piano e da cui il pittore faceva calare le sue grandi tele per poter lavorare all’aperto. 

E poi, l’attrezzatura per dipingere, gli oggetti /soggetti delle nature morte: il vaso verde di maiolica provenzale (dipinto per ben 22 volte), il vaso per lo zenzero (ritratto 14 volte), l’amorino di gesso, la bottiglia di rhum sulla mensola.

Senza dimenticare le lettere scritte dallo stesso Cézanne, il suo bastone da passeggio e il cappotto ancora appeso, in attesa di essere indossato.

Questo non è un museo vero e proprio, ma per l’atmosfera e la forte presenza che si percepisce, oltre al pensiero che, qui, l’artista abbia creato alcune delle sue tele più belle, come le Grandes Baigneuses, merita una visita.

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La Bastide du Jas de Bouffan

Proseguiamo verso La Bastide du Jas de Bouffan, al 17, di route de la Galice, la vecchia casa di famiglia e punto di riferimento di Cézanne, dove, al pianterreno, cominciò a dipingere le sue prime opere, tra cui una decina di composizioni murali.

Installò il suo cavalletto anche nel parco, davanti alla dimora, alle statue e nel viale degli ippocastani. E qui, tra il 1859 e il 1899, realizzò 36 oli su tela e 17 acquerelli.

Carrieres Provence ph. Barbara Donzella

Carrieres Provence ph. Barbara Donzella

Spostandosi al 3090 di Chemin de Bibémus, si raggiungono le grandi Cave di Bibémus (Carrières de Bibémus) in cui il rosso dell’ocra del suolo e delle pareti rocciose, che caratterizzano la geologia di quest’area, sono state le protagoniste di 11 oli su tela e 16 acquerelli, in cui Cézanne ha gettato le basi del cubismo.

In una celebre lettera, infatti, il pittore francese scrisse: “In natura tutto è modellato secondo tre moduli fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste semplicissime figure, poi si potrà fare tutto ciò che si vuole”.

Carreries de Bibémus (1900)

Carreries de Bibémus (1900)

E non stupisce, quindi, che Picasso lo definì: “Il padre di tutti noi!”

Considerato l’amore e “ossessione” di Cézanne per la montagna Sainte-Victoire, protagonista di 44 oli e 43 acquarelli conservati nei grandi musei di tutto il mondo, consigliamo una visita guidata o quantomeno di fermarsi ad osservare il massiccio da uno dei punti panoramici sulla strada D17 e D10.

Un’alternativa facile è il Terrain des Peintres, una terrazza naturale di fronte alla montagna, con 9 riproduzioni delle più belle vedute del massiccio dipinte dall’artista.

Per raggiungere a piedi il Terrain, risalite, per 16 minuti, da Viale Paul Cézanne (dall’atelier Cézanne). A sinistra troverete delle scale che raggiungono il posto.

Per ammirare dal vivo dieci quadri del figlio di Aix-en-Provence, dirigetevi al Musée Granet, dove li troverete raggruppati in una sala dedicata. Inoltre, una collezione di acquerelli e disegni è presentata al pubblico ogni tre anni, per meglio garantirne la conservazione.

Tra i capolavori esposti vi è un dipinto prodotto prima delle sue versioni monumentali de Le grandi bagnanti, un ritratto di Madame Cézanne, un’opera in omaggio a Delacroix e una recente aggiunta alle collezioni del museo, il Ritratto di Zola.

“Sono il primitivo di una nuova arte”
Paul Cézanne

La Francia di Vincent van Gogh: Arles, Saint-Rémy-de-Provence e Saintes-Marie de la Mer.

Se Paul Cézanne fu un nativo provenzale, Vincent van Gogh lo divenne per adozione, grazie ai suoi dipinti.

La ricerca dei paesaggi di Van Gogh comincia ad Arles, città fondata dai Romani sul Rodano e che l’artista impresse in ben 200 tele.

Il primo posto che vi consigliamo di visitare è l’anfiteatro romano e la sua piazza, dove le persiane colorate dei vecchi palazzi sembrano osservare l’arena e i passanti.

E proprio il movimentato anfiteatro, che anima la serate della città e può ospitare sino a 12.000 spettatori, fu il soggetto di un olio su tela – Spettatori nell’arena (Les Arènes) – che raffigura una corrida, o meglio il pubblico che vi assiste e che il pittore olandese realizzò nel 1888. Oggi il quadro è conservato nel Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

La camera di Van Gogh ad Arles - Vincent van Gogh (1888-1889) da wikipedia

La camera di Van Gogh ad Arles – Vincent van Gogh (1888-1889) da wikipedia

Poche settimane dopo aver dipinto questa tela, van Gogh si tagliò una parte dell’orecchio.
Una delle molte teorie su questo famigerato incidente (oltre a quella di un litigio con l’amico e collega Paul Gauguin), sarebbe legata proprio alle corride (o “giochi di tori” come venivano chiamati ad Arles) che impressero molto van Gogh, in particolare l’usanza di recidere un orecchio del toro sconfitto.

Il quadro appartiene al periodo in cui l’artista visse con Gauguin nella Casa gialla, al numero 2 di Place Lamartine e che divenne anche il loro atelier.

Purtroppo, però, la casa non esiste più, visto che subì, prima, gravi danni a causa di un’inondazione del Rodano, che rovinò anche molte tele di Van Gogh (nel periodo in cui era ricoverato in ospedale a Siant-Rémy) e poi, venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, per essere infine abbattuta.

Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles - Vincent van Gogh (1888)

Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles – Vincent van Gogh (1888)

Presso l’ufficio turistico di Arles è disponibile una mappa turistica che propone un circuito a piedi per le vie della città, sui luoghi frequentati dal pittore.

Alla Place du Forum è possibile riconoscere nel Cafè Van Gogh (che successivamente ha preso il nome dell’artista), lo stesso locale dipinto ne la Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles (1888).

Lasciando Arles ci dirigiamo al piccolo paese di Saint-Rémy-de-Provence.

Dal centro della cittadina, una passeggiata a piedi di circa un chilometro, dall’Avenue Pasteur all’ Avenue Vincent van Gogh, introduce il visitatore nei luoghi che il pittore osservò e catturò col suo pennello.

Nel tragitto si possono ammirare 19 riproduzioni su larga scala dei suoi dipinti più famosi, sul sito in cui furono creati.

Saint-Rémy-de-Provence ph. Barbara Donzella

Saint-Rémy-de-Provence ph. Barbara Donzella

Questo itinerario è contrassegnato sulla strada da placche dorate con la scritta “Vincent”. Quindi non vi resterà che seguirle per arrivare a destinazione, al 13210 dell’ Avenue Vincent van Gogh.

Qui si trova il Saint Paul de Mausole, il bellissimo monastero in stile romanico provenzale ed ospedale psichiatrico (ancora funzionante), in cui soggiornò Van Gogh dal maggio 1889 al maggio 1890.

In questo luogo immerso tra gli ulivi e con uno splendido giardino carico di fiori colorati, Vincent si fece ricoverare dopo l’episodio del taglio dell’orecchio, continuando, però, a dipingere.

Affascinato dalla qualità della luce e dalla bellezza infuocata dei paesaggi che scoprì a Saint-Rémy e risollevato dall’ambiente sereno e comprensivo del luogo e dello staff che lo accolsero, in un anno di soggiorno, realizzò molti disegni e quasi 150 dipinti, tra cui i magnifici “Iris” e la commovente e inquieta “Notte Stellata“.

Questo periodo di Saint Rémy è considerato uno dei più importanti nell’opera di Vincent van Gogh. Il 16 maggio 1890 lasciò l’ospedale per recarsi ad Auvers sur Oise dove, purtroppo, morì solo  due mesi dopo, il 29 luglio 1890.

Nel monastero è possibile entrare nella semplice stanza in cui Vincent visse e sedersi un momento sulla sedia accanto alla finestra che dà sui campi di lavanda, da dove lui guardava l’orizzonte.  

Nonostante la sua esistenza finì in altro modo, vogliamo concludere il nostro viaggio a Saintes-Marie de la Mer, in Camargue, dove il pittore olandese dipinse il Pont de Langlois e delle barche, en plein air, come dimostrano i minuscoli granelli di sabbia mescolati ai colori e individuati dagli esperti.

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Barche da pesca sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer – Vincent van Gogh (1888) – – Van Gogh Museum, Amsterdam

E proprio qui ci piace immaginarlo ancora. Magari in una bella giornata di sole, col cappello di paglia calcato sulla testa e il pennello in mano, intento a preparare il suo giallo più brillante.

di Barbara Donzella

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Camargue. Terra di viaggiatori, fenicotteri, cavalli e tori liberi

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