Giada Zappa, la stylist dei Pinguini Tattici Nucleari!

6 febbraio 2020 | commenti: Commenta per primo |

Chi è Giada Zappa, la stylist che ha vestito i Pinguini Tattici Nucleari a Sanremo 2020

foto © di Michele Giannantonio

Ieri sera i Pinguini Tattici Nucleari hanno calcato il palco dell’Ariston con il brano in gara Ringo Starr, in occasione della settantesima edizione del Festival di Sanremo e lo hanno fatto in grande stile: più eleganti di come siamo abituati a vederli di solito, i sei ragazzi di Bergamo erano in Dolce & Gabbana.
Un look raffinato quello della band, che non rinuncia però a quel loro tocco caratteristico che traspare dai dettagli freschi e colorati.

Per l’occasione, abbiamo deciso di intervistare la mente dietro a tutto ciò: la styilist Giada Zappa.

Seguirai i Pinguini Tattici Nucleari per tutto il festival di Sanremo: è un grande traguardo!  Ieri sera li abbiamo visti in una veste nuova: come scegli cosa è più adatto a loro? A cosa ti sei ispirata?

È un traguardo enorme per me!  Ho cominciato l’avventura con i Pinguini verso settembre (2019 ndr) e sono la loro prima stylist ufficiale: i ragazzi sono stati già precedentemente vestiti e seguiti per dei servizi fotografici ma sono la prima persona che lavora in maniera ampia e più costante sulla loro immagine, che mi piace mantenere in un certo senso fedele alla loro personalità.

Mi piace definirli assortiti: non sono la solita boy band di riferimento degli anni 90, ma sei ragazzi normali della provincia di Bergamo, ognuno con la propria vita parallela e la propria estetica personale. Per questo motivo ho voluto mantenere l’indipendenza del singolo, far uscire più il singolo individuo essendo che comunque fanno parte di un insieme, ma allo stesso tempo sono variegati .

Con loro solitamente unisco streetwear a capi sartoriali, contrasto che crea quel giusto movimento nel look e cerco sempre di vestirli molto colorati.
Per quanto riguarda l’ispirazione, si tratta di un giusto equilibrio tra le nuove tendenze, perché noi stylist facciamo un lavoro che è stagionale e adattiamo la ricerca tra quello che i grandi brand  producono e l’adattarlo a loro.

È stato scelto per loro un brand italiano, storicamente italiano, di alta moda, che ha vestito moltissime celebrità e che mi è sembrato adatto allo stile dei ragazzi; nonostante a primo avviso questa scelta possa lasciare un po’ increduli, siamo riusciti a trovare una visione comune che ha creato qualcosa di speciale.

Inoltre il palco di Sanremo è un palco importante da solcare, oltre che per la band stessa, anche per la stylist, che è valutata giornalmente dalle riviste ed è una grande responsabilità: ci vuole un’ etichetta di un certo tipo che rappresenti l’artista ed essendo comunque una serata di gala, non puoi presentare la band come per tante altre occasioni, sempre se non sei un personaggio già estroso di per se.
Per le interviste giornaliere invece ho scelto capi streetwear, più alla mano, per far emergere le loro personalità reali e far passare il messaggio che di giorno sono quello che sono sempre: dei ragazzi normali.
Si passa quindi da Levi’s, ad OOF WEAR fino ad ASOS: ci tenevamo che fossero vicini al pubblico e che non fossero troppo lontani dalla loro fan base.”

Come vi siete conosciuti?

“Io e Riccardo (Zanotti ndr) ci siamo incontrati per la prima volta grazie ad un mio caro amico d’infanzia, Giuseppe Palmisano (noto in particolare per Iosonopipo ndr):  prima ancora di diventare un rapporto lavorativo questo incontro ha portato a una bellissima amicizia.

Il resto dei Pinguini è arrivato in seguito, come una conseguenza fortunata: sono stata ad un loro concerto all’ Alcatraz di Milano e lì è nato il tutto.

Sono dei ragazzi incredibili e mi hanno fatto da subito sentire come se fossi una di famiglia: stare nella band è stare veramente come a casa mia.

Giada, a soli ventisei anni, è già assistente fashion per la rivista di moda Vanity Fair e ha lavorato con svariati personaggi famosi, tra i quali, oltre ai Pinguini Tattici Nucelari, l’influencer Camihawke, l’attore Giuseppe Maggio, noto soprattutto per la serie Netflix Baby, Ultimo, Levante e molti altri.

Hai lavorato con molte altre celebrità come si vede dal tuo Instagram: com’è essere arrivata ad un livello del genere? Come trovi i vestiti adatti a ognuno?

“Al momento, nel mio background lavorativo, è la prima volta che mi trovo a seguire in maniera continuativa il percorso di un artista: facendo, appunto, l’assistente fashion di Vanity Fair lavoro con le celebrità in maniera più estemporanea essendo che tutto si basa su una ricerca fatta in quel momento specifico, rimanendo un po’ fine a se stesso come shooting;  mentre con i Pinguini e Giuseppe (Maggio ndr)  è sicuramente un lavoro più stabile.

Onestamente mi sento appena partita in quello che spero diventi un lavoro ancora più grande, mantenendo sempre quelli che sono i rapporti lavorativi di ora che mi rendono felice.

Poi in realtà il bello di star facendo qualcosa di importante, che ti sta cambiando la vita e ti sta facendo indirizzare verso quello che realmente ami è che non ti senti mai arrivata quando stai arrivando!

Per quanto riguarda il modus operandi per trovare l’abito adatto a ognuno, nel talent, il tutto parte da uno studio dello stile di background dell’artista in questione, perché vestire una persona reale e non un modello è, per varie ragioni, molto diverso: devi proiettarti in quello che la persona indosserebbe però in una maniera visivamente adatta.
Io, di base, faccio sempre prima una chiacchierata con il talent in questione, cerco di capire quello che gli piace o no e poi ci lavoro.

 Per esempio: a Giuseppe (Maggio ndr) sta benissimo lo stile sartoriale e mi sono basata su quello per ricreare il suo stile, mentre per i ragazzi (si riferisce ai Pinguini Tattici Nucleari ndr) ho tenuto conto delle influenze del momento abbinate ad una ricerca visiva e una ricerca di colore per quanto riguarda le tonalità adatte a loro.

Poi c’è anche una sfera personale in tutto ciò: io sono molto emotiva e per Riccardo, durante i primi shooting  mi sono fatta ispirare dai film che guarda: è un grande fan di The End of the F***ing World  e su di lui ho di conseguenza ricreato un po’ quello stile indie scappato di casa – ride – ruvido delle rock star un po’ anni 70

Se dovessi scegliere tra gli editoriali oppure seguire l’immagine artistica di una persona, cosa preferiresti?

Questa domanda mi mette in difficoltà – ride – entrambi.

Amo gli editoriali perché a livello pratico sono più creativi, perché scegli un immaginario e cerchi dei capi che lo rispecchino, anche in base alla location che hai in mente, al trucco e la modella….hai più potere decisionale.

Con l’artista invece sei tu che come stylist devi rapportarti a una cosa che è già creata di per sé e viene a formarsi uno stupendo rapporto umano.”

Tra fare la stylist per uomo o donna, cosa prediligi?

Questa è una domanda spinosa, perché, in realtà, preferisco la donna però mi ritrovo a fare l’uomo, quindi forse faccio meglio l’uomo anche se dentro di me penso  << ah come vorrei fare la donna >>

La storia di Giada è una storia particolare: già a sedici anni aveva le idee ben chiare su quello che avrebbe voluto fare e ha passato i seguenti dieci anni a realizzarsi nel campo, come necessità interna…

“Questa è una storia interessante: ho cominciato a lavorare nella moda e nello showroom fin da subito, ho fatto tantissime esperienze, che è la cosa che poi consiglio a tutti quelli che vogliono provare a lavorare in questo settore.

Non nascondo che è un mondo duro che solitamente viene ghettizzato alla tipica immagine di Miranda Priestly (del Il diavolo veste Prada ndr), ma c’è una piccola verità in questo: bisogna sperimentare, formarsi e trovare la strada più adatta a ognuno, anche perché il settore è ampissimo.
A diciannove anni facevo l’assistente di sfilata per Diesel Black Gold ed è stata un’esperienza formativa e rivelatrice; da lì sono entrata proprio nel mondo della moda: in quel momento ho capito di voler fare questo.
Successivamente ho lavorato da Vivienne Westwood ed è stato inimmaginabile, è stato il mio primo vero avvicinamento a quella che era un’azienda di moda importantissima.
Nel 2013 ho avuto il mio periodo nero e ho deciso che volevo fare l’archeologa, il lavoro che sognavo di fare da bambina: ho frequentato l’università per due anni ed ero anche brava!
Poi, per fortuna, la moda ha bussato alla mia porta di nuovo, sotto forma di Ramona Tabita (la stylist di Ghali ndr) che cercava un’assistente.”

Il tuo capo intramontabile?

Mmm…il blazer, ho un armadio pieno zeppo di blazer. Ce ne sono circa 150, forse sta diventando un problema

Lo stile che preferisci?

Io credo che la moda sia democratica, essendo una persona che si lascia ispirare da quello con cui mi sveglio bene la mattina.

Compro tanto vintage, però se devo essere onesta mi sposerei solo e solamente in Valentino.
Sono anche una grande amante di Valli, Vivetta e Gucci!”

intervista a cura di Marta Boraso

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