Giorgio Dorigatti. Resilience City

14 novembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Resilience City, intervento di Giorgio Dorigatti sulla resilienza applicata al territorio

Non parlerò del ponte Morandi e di questa “tragedia annunciata” di mancata resilienza… niente di peggio del “fare notizia” con le catastrofi, e in particolare se accadono nella tua città.

Facendo appello all’essenza della genovesità, cioè all’essere resilienti, pensiamo piuttosto a come affrontare la situazione cercando di trasformare il disastro in un’opportunità reale, per affrontare in modo nuovo le problematiche della sicurezza nella nostra città e in genere nei contesti urbani.

Parliamo di resilienza applicata al territorio (urbano e non): cosa significa?

Il concetto di Resilienza, trasferito sul piano urbanistico e sociale, consiste nella capacità di una città di adattarsi e crescere anche quando colpita da eventi traumatici, come alluvioni e terremoti, oppure se afflitta da “catastrofi non naturali” croniche, come – ad esempio – disoccupazione, problemi di mobilità e degrado ambientale, ecc…

L’adozione di questo modello richiede una visione sistemica e la creazione di una nuova cultura della gestione del rischio da parte di tutti noi, e in particolare delle Pubbliche Amministrazioni.

La Resilienza ha infatti una radice sistemica, è un modello sistemico che attinge dalle modalità che la natura adotta per affrontare crisi, cambiamenti, situazioni critiche anche estreme per mantenere il suo equilibrio di funzionamento.

La natura è una grande maestra da cui abbiamo smesso troppo presto di imparare.

Le applicazioni e sperimentazioni dell’ampio kit di modelli e strumenti che caratterizzano i sistemi resilienti in ambito territoriale, urbano e sociale, si moltiplicano nel mondo rapidamente, a testimoniare della fertilità del modello e dell’urgenza di trovare nuove tipologie d’intervento e di azione.

Dimensioni fondamentali quali: crisi economica, cambiamento climatico, migrazioni, invecchiamento della popolazione, rappresentano sfide inedite che le città si trovano ad affrontare, e spesso il modello della Resilienza costituisce una delle poche risposte valide disponibili (quantomeno una delle più convincenti). Il concetto di resilienza ha a che fare, in questo senso, con la sicurezza intesa in senso ampio e sistemico.

La resilienza non implica solo sviluppare strategie di risposta e adattamento alle sollecitazioni esterne, ma anche mettere in campo percorsi trasformativi atti a migliorare le città anche in un’ottica di prevenzione. Le città resilienti infatti sono quelle che hanno consapevolezza dell’esposizione a determinati rischi e conseguentemente predispongono un piano proattivo ed integrato per prevenirli. Alla luce del modello della Resilienza possiamo anche osservare le dinamiche urbane riguardo ai pilastri del paradigma delle città intelligenti: economy, living, environment, people, mobility, governance e legality.

Il riferimento concettuale – più in generale – è al modello dell’Open Governement, con focus sulla capacità di governo della sicurezza sul territorio, resa possibile da:

  • una cultura del fare sicurezza nel territorio, che si concretizza in: attenzione ai cambiamenti in atto, capacità di captare e interpretare la dinamica dei rischi, capacità di problem solving per la riduzione del rischio e di consolidamento di nuove barriere di protezione.
  • un insieme di processi: la resilienza è infatti sinonimo di efficacia declinata a livello di singole persone, gruppi o team, organizzazioni, comunità. In questo senso diventa un principio di organizzazione e si struttura, appunto, in processi. La Resilienza è, infatti, una modalità di gestione preventiva dei rischi e dei fattori critici, una modalità concreta di problem solving, un modello di sviluppo organizzativo.
  • una forte collaborazione interna dei Settori dell’Amministrazione, e con gli Stakeholders di riferimento, facilitata dalla partecipazione a processi trasversali di prevenzione del rischio e problem solving.
  • una collaborazione attiva di gruppi di cittadini “certificati” che, attraverso una Piattaforma, a modello pienamente implementato, inviano segnalazioni relative a rischi e criticità che si manifestano sul territorio: “cittadini monitoranti” (strada già intrapresa dal Comune di Genova con il progetto Resilienza 141 sul rischio di alluvione).

 

Stiamo parlando di una rivoluzione nei modelli culturali e mentali con cui interpretiamo la gestione della cosa pubblica, una rivoluzione costruttiva che ci permetta di fare prevenzione reale, monitorando preventivamente le molte dimensioni del rischio al centro delle quali viviamo la nostra vita quotidiana.

Tutto questo e molto di più sarà discusso in occasione della “Smart Week” a Genova (19-24 novembre): in particolare il 20 novembre la giornata è dedicata alla Resilienza: http://www.genovasmartweek.it

L’intervista

Parlaci della situazione genovese in rapporto alla resilienza

I liguri sono persone concrete, che sanno affrontare il rischio con cognizione di causa (giudizio non di parte: io sono veronese); potrei citare azioni recentissime, durante il maltempo che ha devastato le coste e i porti del Tigullio, distrutto la strada che da Santa Margherita porta a Portofino, in cui marinai giovani hanno governato le barche di salvataggio, recuperando persone rimaste intrappolate sugli yacht in un mare con onde terribili o vecchi marinai che hanno guidato le azioni di soccorso mettendo in gioco tutta l’esperienza e la conoscenza del mare che avevano maturato nella loro vita… credo sia anche grazie a loro che non ci siano state vittime: questa è per così dire resilienza distillata…

Si parla tantissimo di sicurezza, e anche tu la vedi come il punto centrale della resilienza territoriale; ci puoi dire qualcosa di più?

Certamente. Viviamo in sistemi non solo sempre più complessi, ma anche sempre più instabili e imprevedibili: quindi rischiosi. La capacità di percepire preventivamente il rischio, quando non è ancora esploso, è il criterio guida nelle organizzazioni per una gestione resiliente della sicurezza. Qualcosa di simile dovrebbe accadere anche nei nostri contesti urbani..

Invece di pensare ad un sistema sicuro al 100% (impossibile a realizzarsi) dovremmo organizzare secondo criteri diversi la gestione della sicurezza sul territorio, valorizzando il ruolo dei cittadini come “sensori intelligenti” del rischio che si può manifestare in forme del tutto diverse… è necessario fare tutto il possibile nelle forme come dire classiche di gestione della sicurezza, ma non è sufficiente, a causa della grande complessità in cui viviamo e che chiamiamo “città”.

Giorgio Dorigatti

La classica domanda: “cosa si può fare, allora?”

E’ un problema fondamentalmente di cultura, cultura della partecipazione alla gestione del territorio (pensa a come è cambiato il comportamento degli italiani in rapporto alla raccolta differenziata dei rifiuti): una volta creata una visione positiva (in questo caso di sostenibilità ambientale) i comportamenti ne derivano con grande naturalezza. Non possiamo prescrivere i comportamenti; questi devono essere liberamente adottati dalle persone.

E’ necessario un modello di riferimento, un impianto convincente (per i cittadini) e chiaro, facilmente comprensibile, che dia risposte nuove ai vecchi problemi.

Il ruolo dell’Amministrazione pubblica è fondamentale: un ruolo di sensibilizzazione e culturale in primo luogo, che si sostanzia anche nell’organizzazione di processi di ascolto delle segnalazioni dei cittadini, ed anche questo oggi possibile, perché le tecnologie (pensa al ruolo ad esempio di un Portale), non solo sono disponibili ma diffusissime e le persone sono abituate a muoversi in questo nuovo ambiente con relativa facilità, e per finire la capacità di organizzare una risposta rapida per bloccare la criticità emergente, e questo è il vero problema, anche se la presenza di un modello chiaro e di una visione potrebbe coinvolgere positivamente anche i settori pubblici che presidiano questi aspetti di sicurezza.

Un modello di resilienza applicato al contesto urbano, in poche parole… che tra l’altro anche il Comune di Roma sta implementando dal 2014 con il progetto “Roma Resiliente” http://www.urbanistica.comune.roma.it/roma-resiliente-progetto.html

 

a cura della redazione

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