Google. Dietrofront su intelligenza artificiale a scopo militare

13 giugno 2018 | commenti: Commenta per primo |

Google fa ancora parlare di sé e annuncia la decisione di fermare l’uso dell’ intelligenza artificiale a scopo militare.

Il sodalizio tra Google e il Pentagono pare essere arrivato ormai al capolinea, come chiariscono note ufficiali di Mountain View. Il nuovo diktat della società, sotto le vesti di rinnovato codice etico e morale, è quello di non lavorare più a progetti dedicati alla realizzazione di armi o di sistemi tecnologici capaci di fare del male alle persone o di violare i diritti umani. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve essere spostato su altri settori.

googles-sundar-pichai-becomes-highest-paid-ceo-us

Al servizio delle persone

Il ceo Sundar Pichai ha pubblicato una lista di regole sull’uso di machine learning, algoritmi, computer vision e altre tecnologie di AI, che l’azienda dovrà seguire fedelmente e che da oggi sembrerebbero diventare basi fondanti del codice etico di Google. Gli studi che la società sta compiendo sull’AI devono essere messi al servizio delle persone, piuttosto che dare nuovo slancio al settore delle armi. Largo, dunque, all’impegno in ambito medico o in quello, attualmente proficuo, degli assistenti virtuali. Questi solo alcuni degli utilizzi nei quali le persone possono riconoscersi e in cui possono avere fiducia. Nel rispetto della privacy e della protezione dei dati personali – tema, questo, diventato ormai scottante.

CREECH AIR FORCE BASE, NV - AUGUST 08: United States Air Force Maj. Casey Tidgewell gets an MQ-9 Reaper ready for a training flight August 8, 2007 at Creech Air Force Base in Indian Springs, Nevada. The Reaper is the Air Force's first "hunter-killer" unmanned aerial vehicle (UAV) and is designed to engage time-sensitive targets on the battlefield as well as provide intelligence and surveillance. The jet-fighter sized Reapers are 36 feet long with 66-foot wingspans and can fly for as long as 14 hours fully loaded with laser-guided bombs and air-to-ground missiles. They can fly twice as fast and high as the smaller MQ-1 Predators reaching speeds of 300 mph at an altitude of up to 50,000 feet. The aircraft are flown by a pilot and a sensor operator from ground control stations. The Reapers are expected to be used in combat operations by the United States military in Afghanistan and Iraq within the next year. (Photo by Ethan Miller/Getty Images)

Il progetto Maven motivo di tutto…

Questa decisione si deve sicuramente alle ultime notizie che vedono Google collaborare attivamente con il Pentagono allo sviluppo di una tecnologia applicabile in campo militare: il progetto Maven. Il progetto che si basa sull’analisi di immagini raccolte dai droni in contesti militari. Questa iniziativa aveva suscitato diverse proteste tra i reparti dell’azienda, proteste culminate con petizioni e malcelato biasimo da parte dei dipendenti di Google. Alcuni ingegneri hanno preferito addirittura licenziarsi piuttosto che continuare ad accettare tacitamente la cosa. E così i piani alti hanno dovuto cedere. Almeno “di facciata”.

original

Davvero nessun aiuto alla guerra?

Alla fine Google ha fatto un plateale dietrofront, annunciando che il contratto siglato con il dipartimento di difesa degli Stati Uniti arriverà a naturale scadenza il prossimo anno. Ma se si pensa a un’uscita definitiva di Mountain View dal panorama “militare” si commette un grande errore.

Pichai ha parlato solo della fine degli accordi con un interlocutore specifico, non con tutti. Questo lascia aperto il campo ad altri progetti e futuri sviluppi della tecnologia applicata al contesto bellico. Resta in piedi, infatti, la collaborazione con altre agenzie governative, con studi sulla cybersecurity, o con focus specifico sull’addestramento dei militari per le operazioni su campo.

 

Messaggi forse un po’ contrastanti, quelli di Google. Cambierà ancora idea?

di Simona Gitto

 

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.