Governo M5S-Lega, inedito connubio

13 giugno 2018 | commenti: Commenta per primo |

Arriveranno i nodi al pettine? Lo vedremo con questo inedito Governo M5S-Lega

 

Nelle settimane appena trascorse abbiamo assistito ad una delle più gravi crisi istituzionali dalla nascita della Repubblica. Con il risultato emerso dalle urne lo scorso 4 marzo, l’Italia ha rischiato di emulare la Germania.

Ma andiamo per gradi. Le consultazioni del Presidente della Repubblica avviate subito dopo il voto, hanno confermato una composizione del Parlamento profondamente diversa anche dalle aspettative dei politologi più esperti.

governo M5S-Lega

Le due formazioni più penalizzate dalle urne sono state quelle che già prima del voto avevano – a detta di molti osservatori – un accordo sottobanco per governare il Paese assieme. Si tratta di Forza Italia e del Partito Democratico.

Gli elettori, tuttavia, hanno avuto per queste forze politiche altri piani. Forza Italia è stata relegata al secondo posto nella compagine di centro destra, sopraffatta nettamente dalla Lega (che ha più che triplicato i propri voti, dal 4% al 17%). Il PD finito ingloriosamente dal 40,8% del giugno 2014 al 18% di marzo 2018.

Altre due formazioni, Movimento 5 Stelle (con oltre il 32%) e Lega (col 17%) hanno raggiunto e superato la fatidica soglia del 40%. Una soglia individuata per avere, con l’attuale legge elettorale, una maggioranza numerica minima per poter governare. Questo previa naturalmente un’intesa politica tra parti così eterogenee. Un Governo M5S-Lega.

Dopo giorni e giorni di lavoro per la stesura del contratto di accordo tra M5S e Lega, l’intoppo alla nascita del primo governo giallo-verde si è consumato con lo strappo tra le forze politiche di maggioranza. Il Presidente Mattarella che ha rifiutato di accettare il nome del Prof. Paolo Savona al Ministero dell’Economia. Ciò nonostante un curriculum non taroccato e di tutto rispetto. E nonostante lo stesso economista fosse già stato Ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel governo del Presidente Azeglio Ciampi. Uomo riconosciuto unanimemente come uno degli uomini più europeisti che l’Italia abbia avuto negli ultimi decenni.

Il resto è storia, anzi caos. Non era prevedibile una bocciatura al tentativo d’intesa “penta-leghista” da parte di un Presidente super partes, garante delle regole democratiche, dalla grande pazienza e dall’approccio perfino pedagogico nella gestione della crisi.

Il suo operato non si sposa con un atto che, sebbene pienamente nell’alveo Costituzionale, ha rischiato di far avere proprio alla forza più sovranista. Un effetto moltiplicatore dei consensi, consentendole di trovarsi tra qualche mese – in caso di rinvio alle urne – con la Lega cresciuta fin quasi al 30% con un secondo balzo in avanti così consistente da costituire davvero un caso unico al mondo.

governo M5S-Lega

Ed ecco che neanche con la successiva mossa di un frettoloso incarico a Carlo Cottarelli, “mister spending-review”, “i mercati” sembrano rasserenarsi. Lo spread e Piazza Affari salgono sulle montagne russe, accompagnati da commenti poco edificanti nei confronti del corpo elettorale italiano da parte di esponenti politici tedeschi della UE. Seguiti da analisti europei, agenzie di rating, giornali teutonici, rappresentanti di istituti bancari internazionali. Ancora una volta, i non meglio identificati ma spietatissimi ectoplasmi chiamati genericamente “mercati”.

Un insieme di “poteri forti” che con le loro pressioni hanno dato ai pochi che ancora non ci credevano e al di là di ogni ragionevole dubbio, la conferma che la nostra democrazia è sotto scacco. L’Italia grazie al suo debito pubblico è un Paese ostaggio di un’Europa a trazione tedesca. Ma anche della finanza internazionale e di chi sulle nostre spalle fa speculazione in borsa. Potremmo anche smetterla di votare perché poi, il risultato che emerge dalle urne, se va bene alla Germania si realizza. Ma se va in direzione opposta, arrivano dalla UE neanche troppo velate minacce di commissariamento del Bel Paese, come già accaduto alla Grecia.

In ogni caso, dopo 88 giorni di crisi, l’inedito governo M5S-Lega che ha visto la luce, guidato dal professor Giuseppe Conte, con qualche aggiustamento per alcuni dicasteri, alla fine ha messo d’accordo tutte le parti in campo.

Cosa accadrà quanto alla tenuta dell’accordo è difficile dirlo. Già la liturgia della composizione del nuovo governo è apparsa lontana anni luce da quella conosciuta finora. L’anteposizione del programma agli uomini ha stravolto gli iter di sempre. Oggi tutto si consuma in una manciata di secondi, in comunicazioni lampo via social network. Ancor prima che l’ufficio stampa del Quirinale abbia avuto il tempo di diramare comunicati ufficiali.

E proprio parlando di Facebook, Twitter e altri social, anche la questione anagrafica comincia ad avere il suo peso. Il salto generazionale dei due leaders vincitori delle elezioni di marzo costituisce un dato di fatto. Il fatto che, sommando le loro età, Matteo Salvini (45) e Luigi Di Maio (31) risultano avere la stessa età dell’inquilino del Colle, che di anni ne ha 76.

E’ quindi del tutto probabile che, stravolgendo le pratiche consolidate, gli steps d’avanzamento della realizzazione del programma concordato vengano fatti conoscere in tempo reale ai cittadini. Comunicazioni da Di Maio e Salvini, prima ancora che dai canonici uffici stampa delle Istituzioni repubblicane, dai giornali o dalle televisioni.

E anche questo, piaccia o no, è un segnale dei tempi che cambiano.

di Stefano Quagliozzi

Direttore Responsabile TabletRoma

 

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