GRAB – il Grande Raccordo Anulare Bici

16 ottobre 2020 | commenti: Commenta per primo |
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GRAB – L’anello misterioso delle Bici

Come scoprire il GRAB.

Siamo un popolo straordinario. Italiani brava gente, si diceva una volta, ed è ancora così. Una nazione con tanti pregi, e rispetto ad altre, con pochi difetti. A volte però, ci facciamo prendere la mano: pensate alla pandemia che ha colpito tutto il mondo e all’ effetto che ha avuto sulla gente, ma soprattutto sulla psicologia di una nazione che per decenni ha visto protagonisti milioni di allenatori di calcio e che in poco tempo è stata catapultata in una realtà ignota e difficile.

Ricordate? A marzo tutti virologi. Ad aprile tutti economisti. A maggio, tutti al mare e tanti saluti al virus, il quale continua a campeggiare tra noi in barba a quello che pensiamo di lui.

C’è stato un momento, proprio al termine del lockdown, in cui ho pensato che tanta gente avesse fatto una scelta sana, quella di usare la bicicletta, anche e soprattutto per tutelare la propria salute. Mi sbagliavo, ovviamente, è stato un fuoco di paglia.

In bici sono rimasti quelli che ci andavano anche prima del virus.

Nonostante questa falsa partenza, è stato comunque un segnale forte, abbastanza per testimoniare che il vero cambiamento deve necessariamente partire dalla gente. Se qualcosa ci ha insegnato questa emergenza, è che anche se chi ci amministra è obbligato a proteggerci, siamo i migliori amici di noi stessi, scegliendo il modo migliore per farlo.

Andare in bici è considerato di gran lunga uno degli sport più sicuri in assoluto. Così l’estate è trascorsa, tra preoccupazioni e speranze; chi ha potuto è andato in vacanza, ma chi non ha potuto si è visto recapitare come premio di consolazione una bella pista ciclabile. Niente affatto male come premio; Ostia ha compiuto un passo epocale guardando per una volta al futuro invece che aggrapparsi ad un passato che oramai sa di muffa.

Tutti contenti, allora. Nemmeno per sogno! Una schiera di laureati su Facebook, fortunatamente in minoranza, ha tirato fuori ogni genere di critica: pericolosa, inutile, mal disegnata e peggio costruita ecc. Quindi un agosto con tanti ingegneri urbanistici sotto l’ombrellone, con il ditino sul telefono e l’astio nel cuore. Pazienza.

Virus e ciclabili a parte, la verità è questa: chi vuole andare in bici, lo fa e basta, senza se e senza ma

Con la mountain bike si può arrivare dappertutto, ma se vogliamo fare un giro tranquillo con la famiglia, anche in città, posso consigliarvi una vera e propria chicca, che in pochi conoscono.

Non voglio fare un torto a chi ha creato un percorso così bello e vario, ma in realtà più di qualcuno si intesta la paternità di questo progetto.

Si tratta del GRAB, un itinerario che rappresenta una sorta di Grande Raccordo Anulare per le bici, che a differenza di quello per le auto, è un percorso ricco di fascino e di angoli misteriosi e bellissimi della Capitale. Il giro, come accennavo è ad anello, quindi ha poca importanza da dove lo si inizia, misura quasi 50 chilometri e si presta ad ogni tipo di utenza.

Non ci sono pendenze significative, l’unica difficoltà semmai, è rappresentata dalla traccia. Senza un GPS (anche lo smartphone va bene) si rischia di sbagliare strada ma soprattutto di perdere scorci unici della nostra splendida città.

Avventure in Bici c’è!

Quindi, muniti di traccia, noi di Avventure in Bici, iniziamo a pedalare dalle Terme di Caracalla in direzione Appia Antica per entrare subito nel Parco della Caffarella. Il pomeriggio è nuvoloso ed il cielo, verso il mare è gravido di pioggia, si sente in lontananza un sordo brontolio e questo non fa che aggiungere quel pizzico di incertezza che come spesso affermo, è il sale della vita.

La nostra rotta taglia dritta il parco, ma noi deviamo un poco a destra per fare rifornimento d’acqua alla sorgente Egeria, in via dell’Almone. Riempite le borracce, puntiamo la prua verso il Parco di Torre Fiscale. Qui le nuvole disegnano sfondi suggestivi e misteriosi tra gli archi dell’ antico acquedotto, ci fermiamo per qualche foto ma le cose da vedere sono tante e quindi proseguiamo.

La cosa più intrigante di questo itinerario è sicuramente la varietà degli scenari: un momento pedali in un parco tra antiche vestigia, e dopo pochi metri attraversi quartieri più o meno sconosciuti pieni di murales, scalinate e sottopassi; il traffico è scarso nelle vie secondarie; è mercoledì pomeriggio eppure le auto sono poche.

Roma, giungla metropolitana

Pedaliamo lentamente per le stradine silenziose del Quadraro e in pochi minuti eccoci nel Parco Archeologico di Centocelle. Eppoi rampe, parcheggi, viuzze; chi ha creato questo percorso non ci fa mancare nulla e allo stesso tempo ci tiene al riparo dal traffico. Un tratto lo percorriamo addirittura  sotto un lungo cavalcavia per sbucare proprio davanti al passaggio ciclabile dove si attraversa via Palmiro Togliatti.

Incredibile. Mi piace un sacco questa situazione che potrebbe essere definita come giungla metropolitana. Transitiamo ad un certo punto sul lungo piazzale di una stazione ferroviaria dall’aria deserta e sotto un cavalcavia ci copriamo perché ha appena iniziato a piovere. Uno scroscio intenso, ma fortunatamente breve.

Siamo quasi a metà del nostro giro, pedalare in questo modo non è affatto faticoso, ma quasi stordisce la rapidità con la quale cambia il nostro panorama. Dopo il piovasco, Il sole fa capolino e squarcia le nuvole nere regalandoci grandi sprazzi di cielo azzurro intenso. La notte precedente, in questa zona, ha diluviato alla grande e notiamo alcuni sottopassi allagati con tanto di pompieri e vigili.

Uno svincolo (chiuso al traffico) et voilà: attraversiamo il ponte sul fiume Aniene per inoltrarci nella Riserva Naturale omonima.

Che spettacolo grandioso! Il parco è veramente esteso, sembra di essere in mezzo al nulla ed invece siamo a Roma; il fondo è scivoloso anche se il sentiero rimane ben battuto e sempre visibile. Seguiamo il letto del fiume per qualche chilometro veramente godibile per poi sbucare da un cancello…in piena città.

Alla nostra sinistra, si staglia Ponte Tazio, nel cuore del quartiere Montesacro. E ancora, le nostre ruote sono su un’altra bella ciclabile asfaltata di fresco, che ci traghetta, sempre nel verde, all’attraversamento di via Salaria. Qui attenzione: la scalinata che attraversata via Salaria porta al livello inferiore, sembra facile da scendere in bici. Non lo è.

Si prende rapidamente velocità e dietro la curva ad angolo c’è una sorpresa a forma di ringhiera alta un metro. Non si perde nulla a fare la scalinata a piedi, anche perché subito dopo si apre davanti ai nostri occhi lo spettacolo strepitoso che è Villa Ada.

Da Roma Nord il ritorno a Roma Sud

Chi la conosce sa che questo posto è un capitolo a parte. Chi non la conosce rimane a bocca aperta. Il suo laghetto, le stradine, i suoi sentieri che si inerpicano sulla collina nel verde più fitto sono irresistibili per chi ama la mountain bike, per di più noi attraversiamo il parco nel tardo pomeriggio dopo la pioggia, questo lo rende profumato e praticamente deserto.

Imbrunisce, noi sbuchiamo tutti infangati ai Parioli e andando verso il Lungotevere qualcuno ci guarda come se fossimo alieni. Un po’ per la verità lo siamo, e devo dire che ci siamo divertiti a farci un selfie, a pallini marroni  proprio davanti alla Galleria Nazionale di Arte Moderna.

Non importa se siamo infangati fino al midollo, quando agganciamo la pista ciclabile del Tevere per arrivare di nuovo a Caracalla, siamo talmente soddisfatti del nostro giro che cominciamo a progettare alcune varianti e soste nei posti che più secondo noi si prestano ad approfondimenti ed esplorazioni. Un giro facile, bello, e con più di un pizzico di cultura, che non fa mai male.

Facile da organizzare e pieno di quelle fontanelle che non ti lasciano mai a bocca asciutta. Come la nostra amata, intramontabile bicicletta.

testo e foto di Luca Santagà

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