Hikikomori. Convegno del 22 novembre

14 novembre 2018 | commenti: 1 |
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HIKIKOMORI: finalmente scuola, famiglia e Istituzioni in dialogo. Il 22 novembre incontriamoci in Regione Lazio

Del fenomeno Hikikomori se ne comincia a parlare…

Grazie all’instancabile azione di informazione e sensibilizzazione portata avanti tramite il sito Hikikomoriitalia.it, il gruppo Facebook e gli altri social da parte del Presidente dell’Associazione Hikikomori Italia Onlus, Dott. Marco Crepaldi e tutte le persone da lui mano a mano coinvolte, a cominciare dai genitori che hanno dato vita all’Associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus fino ad arrivare a tanti esperti nella relazione di aiuto (tra cui io) che hanno deciso di prestare a titolo volontario la loro professionalità per il sostegno ai gruppi di genitori e per azioni di informazione e sensibilizzazione, di Hikikomori adesso si parla.

Ne parlano articoli comparsi su quotidiani e siti online, se ne è parlato anche in televisione su Rai 1 e al programma “Le Iene”.

Dopo i seminari a Roma (Liceo Azzarita e Università Pontificia Salesiana) dello scorso maggio, altre importanti iniziative sono state attuate sul territorio di Roma (al Museo Napoleonico e presso l’Istituto Teresa Gerini) e sul territorio di Latina (Castello Baronale di Fondi).

Ma anche a Milano, Torino, Bologna, Napoli e Mestre, nel corso dell’ultimo anno, ci sono stati incontri seminariali dai quali sono nati eventi altrettanto importanti come, per esempio, un progetto di aiuto domiciliare “Dal chiuso all’AxTO” e un corso di formazione dal titolo “Isolamento sociale volontario in adolescenza – Hikikomori” a Torino.

Ma, soprattutto, un coinvolgimento dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna che ha prodotto una circolare sull’abbandono scolastico (indirizzata a tutti i Dirigenti Scolastici), primo documento istituzionale all’interno del quale viene menzionato il termine HIKIKOMORI: “Un altro rischio che si sta manifestando negli adolescenti, rischio connesso al rifiuto di modelli sociali e relazionali avvertiti come inaccettabili, è quello del ritiro sociale. Si tratta dei ragazzi che vengono definiti con il termine giapponese Hikikomori, e che è segnalato in crescita importante anche nel nostro Paese. Proprio in relazione alle condizioni di ritiro sociale, questo Ufficio ha effettuato una prima rilevazione presso le scuole, per comprendere quanta consapevolezza vi sia del fenomeno e quante situazioni siano a conoscenza delle scuole stesse”.

La scuola quindi si sta rendendo conto che esiste un problema che non può più essere ignorato.

Oltre all’Emilia Romagna anche le Istituzioni del Lazio si stanno mettendo in movimento: il 22 novembre 2018, alle ore 10,00 presso la Sala Tirreno della Regione Lazio (in Via Rosa Raimondi Garibaldi) si terrà il seminario: “HIKIKOMORI, USCIRE PER RIUSCIRE: IL RUOLO DELLA SCUOLA NEI CASI DI RITIRO SOCIALE”. La partecipazione è rivolta a tutti ma bisogna prenotarsi sul sito di Hikikomoriitalia.it.

Interverranno le college coordinatrici dell’Area Psicologica Regione Lazio per l’Associazione Hikikomori Italia, le Dott.sse Chiara Illiano e Rosanna D’Onofrio, che presenteranno un’analisi psicosociale del fenomeno dell’isolamento sociale volontario, la dott.ssa Giusy Greco, docente e vicepresidente dell’Associazione IDEMA che parlerà delle criticità della scuola nella gestione del fenomeno hikikomori e l’Ing. Elena Carolei, presidente dell’Associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus, che interverrà rispetto a ciò che le istituzioni possono fare, riportando l’esperienza della Regione Piemonte.

È importante che questo evento avvenga in Regione Lazio, una delle istituzioni più importanti della nostra regione, ed è altrettanto importante che la scuola finalmente si interroghi sul proprio ruolo.

Da pochi mesi collaboro con l’associazione, ma da tanti anni frequento il mondo della scuola. Sono una psicologa scolastica che ha approfondito la sua formazione nei campi dell’orientamento scolastico, delle didattiche inclusive, del mondo dei Bisogni Educativi Speciali. Per cui, il tema “scuola e hikikomori” risuona in me in modo particolare.

Ho incontrato, nei gruppi, alcuni genitori che si sentivano quanto meno incompresi, se non abbandonati, da parte delle istituzioni scolastiche: nel momento in cui si è manifestato il problema, la scuola non ha saputo affrontarlo e i loro figli sono andati incontro alla conseguenza ritenuta inevitabile, cioè la perdita dell’anno scolastico.

Voglio riportare due definizioni di Bisogno Educativo Speciale (BES)

“è qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, dovuta all’interazione dei vari fattori di salute e che necessita di educazione speciale individualizzata” (ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute dell’OMS); e ancora: “Ogni alunno, in continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” (Direttiva MIUR del 27/12/2012).

Da quanto si legge, è evidente che un ragazzo in isolamento sociale volontario rientra in pieno nella definizione di alunno con Bisogno Educativo Speciale e, in quanto tale, ha diritto ad essere supportato totalmente dalla scuola e non certo lasciato al suo destino.

Non è necessario avere una certificazione che attesti ciò e che dia diritto al supporto da parte della scuola. La Direttiva Ministeriale di cui sopra e la seguente Circolare Ministeriale dell’8/3/2013, affermano che i Consigli di Classe possono rilevare il Bisogno Educativo Speciale e, anche in assenza di alcun tipo di certificazione, hanno la libertà di redigere (oppure no) un PDP, ovvero un Piano Didattico Personalizzato che consenta il successo formativo dell’alunno con BES.

Pertanto, se un ragazzo hikikomori è un alunno con BES, è necessario trovare modalità che possano sostenerlo anche di fronte al suo non recarsi a scuola.

Quali? Per esempio l’istruzione parentale, laddove ci sia una collaborazione fattiva tra la scuola e la famiglia per favorire l’apprendimento del ragazzo. O ancora (ma qui sto forse andando oltre con la fantasia), attivare progetti di docenze online e/o a domicilio oppure la presenza di educatori amici e/o tutor che possano costituire il “legame” tra il ragazzo socialmente ritirato e il mondo della scuola.

Tutto questo, per quando il problema già è esploso.

Se invece ci si sposta sulle azioni preventive che la scuola può mettere in atto per combattere il fenomeno, allora il discorso cambia sensibilmente: perché entrano in gioco i fattori economici, che impediscono alle scuole di attivare progetti di prevenzione davvero efficaci. Primo tra tutti? L’orientamento.

Per anni mi sono occupata di orientamento scolastico: esso è una delle azioni formative ed educative più significative che la scuola possa mettere in atto ed è lo strumento principe per combattere l’insuccesso, l’abbandono e la dispersione scolastica.

Ma la triste verità è che, oggi, l’orientamento è stato ridotto a queste azioni: Istituti superiori che arrivano a “vendere” il loro prodotto ed impersonali, inquietanti batterie di screening online che sembrano produrre dei risultati “fatti in serie”, quasi come la produzione di polli in batteria.

L’orientamento, invece, è sguardo, osservazione, conoscenza, ascolto profondo, empatia, relazione.

Per cui faccio mie le parole della Circolare dell’USR Emilia Romagna: la scuola non può prescindere dal realizzare nuove linee di orientamento scolastico, basate sullo sviluppo delle potenzialità personali, delle peculiarità e dei doni.

Mi auguro che l’incontro del 22 novembre in Regione Lazio apra questa strada e che sia un punto di partenza dal quale avviare un confronto tra scuola, famiglia, esperti ed Istituzioni che porti a soluzioni concrete ed efficaci.

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Associazione Hikikomori Italia Onlus –Area psicologica Lazio Referente Roma Sud

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

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