Hikikomori. Il silenzio degli adolescenti

9 maggio 2018 | commenti: Commenta per primo |

 

Hikikomori. Che parola difficile! Che vorrà mai dire?

Hikikomori è un termine che viene dal Giappone: significa “stare in disparte, isolarsi” (dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”). Si riferisce ad un nuovo fenomeno scoperto negli Anni 80, cioè il ritiro sociale degli adolescenti. Ragazzi che scelgono di ritirarsi dalla vita di tutti i giorni, isolandosi completamente.

Il mio compito è quello di introdurre questa tematica difficile e dolorosa e di pubblicizzare due importanti iniziative che avverranno a maggio.

Diamo qualche informazione in più. Il fenomeno hikikomori era già presente in Giappone dalla seconda metà degli Anni 80. Ha poi  cominciato a diffondersi anche in Europa e Stati Uniti intorno agli Anni 2000.

Perché in Giappone? Probabilmente per la particolarità del loro contesto familiare e sociale, con l’assenza della figura paterna, figura materna eccessivamente protettiva e poco empatica e forti pressioni verso l’autorealizzazione e il successo sociale. Può essere considerato come una volontaria esclusione sociale, una ribellione della gioventù giapponese alla cultura tradizionale e all’intero apparato sociale. Adolescenti che vivono reclusi nella loro casa o nella loro stanza senza alcun contatto con l’esterno, né con i familiari né con gli amici.

japan-hikikomori-fuminori-akao

Il governo del Giappone ha stilato una lista di criteri diagnostici utili a inquadrare i soggetti che possano rientrare in questa definizione:

  • ritiro completo dalla società per più di sei mesi;
  • presenza di rifiuto scolastico e/o lavorativo;
  • al momento di insorgenza di hikikomori assenza dii diagnosi di schizofrenia, ritardo mentale o altre patologie psichiatriche rilevanti;
  • tra i soggetti con ritiro o perdita di interesse per la scuola o il lavoro sono esclusi coloro che continuano a mantenere relazioni sociali.

Il termine fu coniato dallo psichiatra Tamaki Saito, quando cominciò a rendersi conto di sintomi simili presenti in un numero sempre crescente di adolescenti.

 Letargia, incomunicabilità e isolamento totale.

Oltre all’isolamento sociale, gli hikikomori possono soffrire di depressione e di comportamenti ossessivo-compulsivi (soprattutto paura di essere sporchi). Ma anche di manie di persecuzione, che insorgono in modo reattivo e secondariamente al fenomeno.

Lo stile di vita è caratterizzato da un ritmo sonno-veglia completamente invertito, con le ore notturne dedicate alle loro “attività”: computer, video manga, relazioni sociali su internet. Oppure molti altri impiegano il tempo leggendo libri, girovagando all’interno della stanza o semplicemente oziando. Sono incapaci di frequentare la scuola o di cercare e trovare un lavoro.

Gli hikikomori lasciano raramente la loro stanza, nemmeno per lavarsi. Essi chiedono che il cibo gli venga lasciato dinanzi alla porta e consumano i pasti all’interno della propria camera. Ovviamente, la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine finiscono per avere gravi conseguenze. Gli hikikomori gradualmente perdono le abilità sociali e comunicative necessarie per interagire con il mondo al di fuori della loro stanza. Che, appunto, diventa il loro mondo.

Ma perché gli hikikomori?

Perché questi ragazzi non riescono a immaginare loro stessi come adulti o hanno l’impressione di non stare crescendo? Sono infelici, perdono le amicizie, la sicurezza e la fiducia in loro stessi, con un aumento dell’aggressività (molto spesso proprio verso i genitori).

Non è possibile attribuire l’insorgenza di hikikomori ad un motivo o trauma specifico. Quello che capita è che questi giovani perdono l’energia che ci si aspetta abbiano i ragazzi della loro età. La percentuale di suicidi rimane comunque bassa in quanto, nonostante l’alto desiderio di porre fine alla loro esistenza, è presente nei soggetti una forma di autocompiacimento e narcisismo che salva loro la vita.

Il fenomeno è complesso e il dove e come sia nato sembra attualmente essere di poca importanza, poiché ormai è un problema che riguarda tutto il mondo e tutte le società.

hikikomoriitalia-1

Cosa succede in Italia?

Nel nostro Paese si stima che un individuo circa ogni 200-250 sia soggetto a comportamenti a rischio di reclusione sociale. Viene spesso associato o confuso con la cultura “nerd” o, più frequentemente, con una dipendenza da Internet.

(si parla di 240.000 adolescenti italiani che trascorrono più di tre ore al giorno tra Internet e videogiochi).

La maggioranza degli hikikomori italiani sembra avere un’età compresa tra i 14 e i 25 anni, con una particolare concentrazione intorno ai 17 anni. L’hikikomori è un fenomeno che riguarda in modo specifico i giovani. Ma è anche vero che l’età media di quelli italiani è molto bassa semplicemente perché si tratta della prima generazione. In Giappone, infatti, l’età media dei reclusi sociali è notevolmente più alta e ci sono centinaia di migliaia di hikikomori che superano i 40 anni.

In Italia, dunque, l’età media dei ritirati sociali è destinata a aumentare nel corso dei prossimi anni, soprattutto se il problema verrà ignorato.

Resta il fatto che l’hikikomori sembra manifestarsi, nella maggior parte dei casi, tra i 14 e 18 anni. Cosa accade in questo periodo della vita? Entrano in gioco almeno due fattori che lo favoriscono: la fragilità psicologica e la mancanza di resilienza.

La pulsione all’isolamento sociale sfocia in un isolamento effettivo solamente quando il soggetto che la sta vivendo non ha gli strumenti adeguati per elaborarla, razionalizzarla e contrastarla. L’adolescenza sappiamo essere una fase evolutiva particolarmente delicata, caratterizzata da una grande instabilità e fragilità psicologica. Se a questo si aggiungono altri fattori come, ad esempio, un carattere timido e introverso che non facilita l’instaurarsi di relazioni soddisfacenti con i coetanei, oppure instabilità familiare (separazioni, divorzi, conflittualità tra i genitori) o anche sentirsi inadeguato perché pressato da aspettative troppo alte e inarrivabili, allora il rischio del ritiro può diventare consistente. In più, possono intervenire circostanze esterne a peggiorare la situazione: ad esempio, un percorso universitario insoddisfacente o la perdita del lavoro e ancora la difficoltà di trovare un’occupazione stabile e gratificante.

Ciò che sembra mancare agli hikikomori è proprio la resilienza (“mi piego ma non mi spezzo”, vi ricordate? Ne ho scritto su Tablet qualche mese fa), ovvero la capacità di far fronte a insuccessi ed eventi dolorosi o traumatici rielaborandoli positivamente. Tutto ciò non può che condurre a chiusura, isolamento, depressione.

L’hikikomori è la manifestazione concreta di una difficoltà adattiva sia a livello sociale che esistenziale.

La sofferenza, il disagio, la demotivazione e l’apatia che affliggono un hikikomori nascono da una concezione fortemente negativa del modello di vita della società attuale. Ma anche da una perdita di senso rispetto al perseguimento degli obiettivi sociali considerati come “obbligatori”.

Un tale conflitto interiore non è facile da superare: è necessario un percorso di ricostruzione che può essere lungo qualche mese o magari anche tutta la vita, durante il quale si alterneranno momenti di apertura e profonde ricadute.

Questo breve articolo è soltanto l’introduzione di una tematica che ha sicuramente bisogno di essere approfondita.

A tale scopo, l’Associazione HIKIKOMORI ITALIA (il cui sito è stata la mia fonte di informazioni) ha programmato nel mese di maggio due importantissime iniziative: il 10 maggio rivolta in modo specifico ad insegnanti, educatori e genitori e il 25 maggio proprio per i genitori, con l’intervento, come relatori, di medici psichiatri e psicoterapeuti che si occupano del fenomeno.

In ogni caso, l’occasione di parlare di questo argomento, ha dato modo di aprire una finestra sul mondo complesso dell’adolescenza. Già diversi genitori avevano contattato la redazione di TabletRoma chiedendo alla sottoscritta articoli su questo tema e quindi, nei prossimi mesi, sarà mia cura dare risposta alle varie richieste arrivate ed approfondire. Perché sugli adolescenti, anche quelli che non sono hikikomori, c’è davvero tantissimo da dire.

a cura della dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

 

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *