Human+, la mostra sui possibili futuri dell’umanità

16 maggio 2018 | commenti: Commenta per primo |

“HUMAN+. Il futuro della nostra specie”, la mostra che esplora i potenziali percorsi futuri dell’umanità. Dal 27.02.2018 al 01.07.2018, al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

humanNel film di Robert Zemeckis, “Ritorno al futuro” Marty McFly chiedeva al Dottor Emmett Brown: “Futuro…è lì che stai andando?” e Doc: “Certo! Venticinque anni nel futuro. Ho sempre sognato di vedere il futuro, di guardare oltre i miei anni, di vedere il progresso dell’umanità”.

Film come questo e serie tv più recenti, come Black mirror, Westworld (basata sull’omonimo film del 1973) o Stranger things, ci parlano di futuri possibili, abitati da cyborg, cloni o superumani. Ma è davvero solo frutto dell’immaginazione di sceneggiatori o è il futuro che ci attende? O magari è già qui?

La mostra HUMAN+. Il futuro della nostra specie esplora i possibili futuri dell’umanità, prendendo in considerazione le implicazioni delle tecnologie passate ed emergenti.

Il simbolo “+” in Human+ comporta un orientamento positivo per il futuro della nostra specie.

Se durante il Novecento, il progresso è equivalso ad un incremento della rapidità di esecuzione ed efficienza – il cui effetto distorsivo è stato renderci più grassi, tristi e stanchi – il XXI secolo sarà caratterizzato dalla convergenza di settori come la biotecnologia, la robotica e l’intelligenza artificiale, che porta con sé  interrogativi di natura etica sull’appropriazione della vita e l’alterazione dell’io.

Per l’edizione romana della mostra il Palazzo delle Esposizioni ha voluto affiancare al corpus principale delle opere di artisti, designer e scienziati, selezionate dalla Science Gallery di Dublino e dal CCCB di Barcellona un ulteriore contributo.

Un gruppo di opere di artisti italiani, selezionate da Valentino Catricalà (Fondazione Mondo Digitale) affrontano il tema del + Umano ponendosi il dubbio se, un ‘potenziamento’ tecnologico, possa portare al ‘depotenziamento’ dell’essere umano, inteso come profondo sentire.

human-mostra-ph-barbara-donzellaIl percorso espositivo è suddiviso in 5 sezioni. Nella prima, “Capacità aumentate” ci vengono presentati una serie di metodi fisici, chimici e biologici per potenziare la mente e il corpo, come le protesi esterne, che potenziano o ampliano le funzioni fisiche.

Il Progetto per arti alternativi di Sophie De Oliveira Barata, disegnatrice di protesi per arti, ad esempio, le ha trasformate in veri e propri oggetti di moda e design, dopo che una giovane cliente costretta, ogni anno, a sostituire la propria gamba artificiale, le ha chiesto di realizzare di qualcosa di diverso e divertente.

human-mostra-4-ph-barbara-donzellaAltri artisti, Chirs Woebken e Kenichi Okada, hanno preso, invece, spunto dai superpoteri degli animali, come quello delle formiche che comunicano attraverso l’olfatto o quello degli uccelli che sono guidati dai campi magnetici e hanno realizzato la loro maschera per poter percepire il mondo come un pipistrello.

In controtendenza ai dettami del mondo moderno, Il casco Deceleratore in esposizione, offre a chi lo indossa una visione del mondo al rallentatore, grazie a un piccolo computer collocato all’interno del casco che processa i segnali provenienti da una videocamera e da un microfono esterni e proietta le immagini rallentate su un display posizionato all’altezza degli occhi.

Entrando nella seconda sezione di Human, dal titolo “Incontrare gli altri”, si ha come la sensazione di essere proiettati all’interno del laboratorio di Skynet, del film “Terminator”, in cui decine di crani robotici ti seguono con le loro pupille mobili.

L’installazione di Louis-Philippe Demers, del 2009,  dal nome Area V5 – che fa riferimento all’area visiva della corteccia cerebrale detta V5 – è incentrata sull’effetto di disagio che provoca lo sguardo enigmatico di robot senza corpo, che fissa e “osserva” il visitatore.

Recenti sviluppi nel campo della robotica sociale e dell’intelligenza artificiale hanno, infatti, indicato nel movimento degli occhi un fattore cruciale per l’instaurarsi di un dialogo non verbale tra uomini e macchine.

E forse, in un futuro prossimo, si avvererà la predizione di Sarah Connor: “Se un robot, un Terminator, può capire il valore della vita umana, forse potremo capirlo anche noi.” (“Terminator 2”)

Se gli androidi vi mettono troppo in soggezione, non vi preoccupate, c’è sempre La macchina per essere un altro.

Il collettivo BeAnotherLab, grazie all’uso di tecnologie delle neuroscienze e protocolli basati su recenti scoperte riguardo la cognizione (come i neuroni a specchio), offre agli utenti un’esperienza “immersiva” nel corpo di un altro.

Vi siete mai chiesti come sarebbe essere nei panni di una persona costretta su una sedia a rotelle o avere un sesso o colore diverso dal vostro? Questa è l’occasione giusta per scoprirlo, e recuperare un rapporto empatico con il prossimo.

Le ultime tre sezioni sono intitolate: “Essere artefici del proprio ambiente”, “I limiti della vita” e “Umano, Sovraumano?”.

human-mostra-7-ph-barbara-donzellaTra le opere di questo settore, quella che più ha attirato la nostra attenzione, e ci ha fatto pensare, è stata Una vita dopo la morte (2009), di James Auger e Jimmy Loizeau.

È quello a cui hanno pensato questi due autori, in assenza di una prova inconfutabile della vita dopo la morte, soprattutto se si è atei.

Afterlife propone di sfruttare il potenziale chimico dell’essere umano dopo la morte mediante l’uso di una cellula a combustibile microbiologica che raccolga il potenziale elettrico del corpo in una batteria a secco.

Se aveste una batteria caricata con la vostra energia o con quella di un vostro caro, come la usereste?

Lasciandovi con questo dilemma, vi consigliamo di non perdere questa interessante mostra, visitabile sino all’01.07.2018 al Palazzo delle Esposizioni di Roma e vi darà sicuramente tanti altri spunti di riflessione.

di Barbara Donzella

Per Orari e Costi Human. Il futuro della nostra specie

“Andrea Pazienza, trent’anni senza.” La mostra su “Paz”

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