Pandemia Covid: i nuovi poveri

29 gennaio 2021 | commenti: Commenta per primo |
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La pandemia da Covid ha creato drammaticamente una categoria di nuovi poveri

In questi tempi durissimi di pandemia il numero dei nuovi poveri è aumentato tantissimo, persone che magari prima che il virus arrivasse a colpire avevano un lavoro e un reddito, una vita normale.

Poi le ripetute chiusure hanno lasciato molti senza lavoro, senza il sostentamento di cui avevano bisogno e li ha costretti a chiedere aiuto alle istituzioni e alle associazioni caritatevoli; una vera e propria umiliazione per queste persone che prima potevano provvedere da sole alle loro esigenze.

Le disuguaglianze sono aumentate, la forbice tra ricchi e poveri si è fatta più larga e tante persone che facevano parte del ceto medio si sono ritrovate senza più soldi e senza speranze, senza stimoli per il futuro; hanno visto il loro mondo che crollava a pezzi e sono stati costretti ad assistere impotenti.

L’inizio di un incubo

Le persone che già lamentavano poco reddito hanno subito un vero e proprio tracollo e per loro è stato l’inizio di un incubo dal quale sarà difficile riemergere.

Secondo le Caritas tra i nuovi poveri ci sono “i disoccupati, le  persone con impiego irregolare fermo a causa delle restrizioni imposte dal lockdown, i lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga e i lavoratori precari o intermittenti che, al momento della presa in carico, non godevano di ammortizzatori sociali”.

E se il lavoro che manca fa sentire il suo peso soprattutto per quanto riguarda le occupazioni meno qualificate e più semplici, anche il lavoro nero e spesso precario e malpagato sta mettendo in crisi molte persone che avevano questo tipo di impiego come unica fonte di reddito.

L’identikit delle nuove persone povere

Queste persone sono precari, lavoratori sfruttati e malpagati che hanno voglia e bisogno di lavorare e quindi accettano ogni tipo di impiego per soddisfare le loro esigenze e quelle dei loro famigliari.

Sono colf e badanti, sono tuttofare e camerieri stagionali che quando è scoppiato il virus e sono iniziate le chiusure per cercare di arginare il contagio sono stati i primi a perdere il lavoro e si sono ritrovati senza reddito e senza ammortizzatori sociali cui appellarsi.

E se il lavoro manca dopo un po’ comincia a mancare anche il cibo, si fa fatica a garantire pranzo e cena alla propria famiglia perché i prezzi dei beni sono alle stelle, non si sa come fare per mantenere delle condizioni di vita dignitose e si ha vergogna di chiedere aiuto.

Le associazioni e i numeri

Dopo un po’ però si capisce che c’è davvero bisogno di un aiuto e si ricorre alle associazioni benefiche come la Caritas; queste associazioni dicono che da quando il virus ha cominciato a circolare e sono iniziate le chiusure hanno visto il numero delle persone assistite più che raddoppiato.

L’aumento del 30% delle richieste di aiuto alla stessa Caritas con 4,6 quintali di generi alimentari distribuiti ogni giorno è solo una desolante testimonianza del momento di difficoltà, ma spesso è solo la punta dell’iceberg perché ci sono ancora tante persone che soffrono in silenzio non ricevendo alcun tipo di aiuto, per vergogna o per altre ragioni personali.

In conclusione si può dire che l’aumento della povertà difficilmente potrà essere riassorbito quando l’emergenza virus sarà finita, bisogna al più presto attivare sistemi automatici di aiuto alle categorie più colpite per evtare la catastrofe occupazionale ed economica.

di Valeria Fraquelli

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Le immagini Pixabay appaiono in Creative Commons CC0

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