Il mare d’inverno. In bike

4 marzo 2020 | commenti: Commenta per primo |

Il mare d’inverno. Goderselo con una bella passeggiata in bicicletta

Ci sono cose nella vita che non accadono da sole. A volte, bisogna un po’ forzare la mano al fato, e agire almeno su ciò che possiamo controllare. Non voglio impantanarmi in discorsi complicati, mi riferisco semplicemente all’ attività fisica quando il tempo meteorologico non è proprio l’ideale ed i fiorellini non sbocciano nei campi. Avete capito bene, al fare sport durante la stagione fredda.

L’uomo è proprio uno strano bipede, a pensarci bene: se il tempo non è idilliaco, si indispone e si prepara ad andare in letargo finchè non sente di nuovo i tiepidi raggi del sole sul viso. Nella maggior parte dei casi non sa cosa si perde. E’ ormai cosa nota che fare sport all’aperto quando fa freddo ci tempra nello spirito e rinforza le nostre difese immunitarie ma c’è di più: si prova una soddisfazione particolare proprio a sfidare le temperature rigide e a tornare a casa vincitori.

Noi che andiamo in mountain bike per passione oltre che per lavoro, ovviamente non ci fermiamo mai, estate o inverno che sia, e vi posso assicurare che durante la stagione fredda si possono visitare dei luoghi che in altri periodi sono proibitivi. I miei lettori più affezionati, sanno che sono sempre in cerca degli itinerari più belli dove mettere le ruote, sempre a condizione che non siano posti super-affollati perché sono sicuro che in questo caso, mi rovinerei la giornata.

E’ proprio vero che viviamo in un Paese meraviglioso: abbiamo l’arte, il calore della gente, la buona cucina… e soprattutto il mare.

L’Italia vanta migliaia di chilometri di coste per lo più splendide ma purtroppo, vissute solo durante l’estate. E’ indescrivibile la sensazione che si prova quando si arriva su una spiaggia con la bici durante l’inverno, ma ci proverò.

Immaginate questa situazione: solito gruppetto di amici, tanta voglia di muoversi e di stare insieme. La mattina è frizzante per non dire freddina quando carichiamo le bici in macchina tutti imbacuccati in giacche e cappelli ma il cielo azzurro e terso ci promette una giornata serena. La nostra meta è vicina, poco meno di un’ora di viaggio. La prua è orientata a sud, verso Latina. Forse, dopo questo preambolo qualcuno rimarrà deluso, magari si aspettava un posto più esotico, noi no. Perché a volte, la bellezza dipende non soltanto dal luogo che visitiamo, ma anche dal nostro stato d’ animo e dalla situazione.

Quando arriviamo a Capo Portiere, lo spettacolo che ci si presenta è il seguente: il mare è liscio come l’olio, la sagoma del Circeo in lontananza sembra volerci chiamare, e la totale assenza di vento mitiga parecchio il freddo che adesso quasi non si sente.

A perdita d’occhio, sulla spiaggia e sulla strada verso Sabaudia che percorreremo tra poco, decine di persone che corrono o che vanno in bici. Con i nostri zaini pieni di prelibatezze preparate il giorno prima cominciamo a pedalare senza fretta su questa strada che durante l’estate è un groviglio di traffico e lamiere ed ora invece è tutta nostra.

Siamo letteralmente sulla duna, con il mare a destra ed il Lago di Fogliano a sinistra, la strada è diritta e scorrevole ed i primi chilometri scorrono sotto le ruote senza alcuna fatica.

Il silenzio è totale, ma se si ascolta con più attenzione si sente con un orecchio la leggera risacca sulla spiaggia e con l’altro l’occasionale gracidio degli uccelli che sul lago scorrazzano in cerca della colazione. La proverbiale ambientazione da cartolina.

Si prosegue fino a Rio Martino che ci costringe a piegare su una nuova e bella ciclabile verso l’entroterra fino al primo ponticello e ad un’altra ciclabile che ci porta di nuovo sul mare. Arrivati alla spiaggia, la strada asfaltata finisce ed inizia il divertimento vero.

Un sentiero sterrato prosegue infatti lungo la duna e noi lo percorriamo con gusto, occhieggiando la miriade di viottoli che si dipanano alla nostra sinistra verso un altro specchio d’acqua, il Lago dei Monaci che ci accompagnerà per qualche chilometro. Oltre la pianura, si staglia la sagoma delle montagne, che il cielo cristallino fa sembrare così vicine da poterle quasi toccare con le dita, mentre sul nostro sentiero compaiono alcuni tratti sabbiosi che ci costringono a faticare un po’ per non scendere dalla bici.

A mattina inoltrata tutto cambia. Stiamo oramai pedalando in maglietta e la tentazione di scendere dalla duna e arrivare sulla battigia è irresistibile. Ed ora ditemi se avete mai provato un’emozione simile: guardiamo a destra. Nessuno. Guardiamo a sinistra. Nessuno. Chilometri e chilometri di spiaggia senza presenza umana.

La sabbia, proprio in riva al mare è compatta, così incredibilmente percorriamo qualche chilometro pedalando sul bagnasciuga a meno di un metro dall’acqua con la sensazione di essere in un altro continente, in un altro mondo.

Tutta questa bellezza mette fame ed approfittiamo di un grosso tronco d’albero portato a riva da chissà quale mareggiata per fare una sorta di campo-base. E siccome abbiamo deciso di fare finta che sia estate, fuori i teli mare e prima di ragionarci troppo, di corsa a fare il bagno. Era fredda. Era proprio fredda, non posso negarlo ma il piacere che ci ha dato questa cosa un po’ folle è stato grande.

Proprio perché abbiamo improntato questa giornata all’insegna della gita e non propriamente dell’avventura, dai nostri zaini esce di tutto: dai fusilli gamberi e pachino al Falanghina del Sannio, diciamo che non ci siamo fatti mancare nulla. Sole, amici, buon cibo ed il mare davanti. Ma cosa volere di più dalla vita? Un buon caffè; quindi dopo aver pranzato, decidiamo di rimetterci in sella alla volta di Sabaudia distante oramai solo qualche chilometro, per bere il caffè in una nota pasticceria locale.

Dopo, la situazione cambia di nuovo con la rapidità propria della stagione invernale: il crepuscolo ci trova sulla via del ritorno e il freddo ricomincia a farsi sentire, ma siamo attrezzati e non ci fa paura. Il cielo che ha illuminato la nostra giornata ora si ammanta di nuvole scure e basse, dando vita ad un tramonto dai mille colori e decisamente mozzafiato.

Alle nostre spalle la sagoma del Circeo che solo poche ore prima sembrava placida ed attraente ora sembra cupa e minacciosa. Non lo dico in senso negativo: tutti questi rapidi mutamenti a mio avviso non fanno che accrescere il fascino delle belle giornate invernali regalandoci quel pizzico di incertezza che è il sale della vita. Mentre ci fermiamo per indossare indumenti più pesanti, guardiamo rapiti per qualche minuto il mare che si fa sempre più scuro.

 

La giornata è stata decisamente allegra e piena di risate, ma ora stiamo in cordiale silenzio, ognuno con i propri pensieri, come se in un contesto del genere le parole fossero superflue. Quando arriviamo alle macchine è completamente buio, il parcheggio che stamattina era gremito ora è deserto ma la “civiltà” ci attende inevitabilmente poco oltre, sulla Pontina che è un fiume di puntini rossi e di traffico intenso e che segna ufficialmente la fine di una straordinaria, appagante giornata invernale in mountain bike.

di Luca Carlo Santagà

Accompagnatore in mountain bike – Avventure in bici

 

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