Immortalità, la ricerca tecnologica

21 novembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Tecnologia al servizio dell’ immortalità: la ricerca va avanti

Generalmente, la preoccupazione maggiore per chi ha tutto, banalmente, non è quella di avere di più ma che il “tutto” non abbia mai fine.

Tra le persone più facoltose del mondo – ma in special modo in America – si parla dei tanti metodi per poter prolungare la propria vita, tra trasfusioni di sangue giovane o criogenesi, o ancora l’idea dell’upload della mente sul cloud. Le società e le aziende di questo non precisato settore sono un bacino economico di milioni di dollari: si pensa che nel 2020 sarà un’industria del valore di 215 miliardi. Alla base di questo mercato ci sono cosmetici e sostanze naturali ma anche soluzioni tecnologiche, che sono quelle su cui ultimamente si sta puntando maggiormente. Un esempio è l’iwatch Apple, l’ultimo modello di smartwatch in grado di fare elettrocardiogrammi e inviarli al medico.

In generale le startup che tentano di prolungare la vita all’infinito sono moltissime: Calico, BioAge Labs, Sens, Ambrosia, raccolgono decine di milioni di dollari. E la ricerca nel settore delle biotech sta avanzando grazie ai finanziamenti di Sergey Brin e Larry Page di Google, di Jeff Bezos di Amazon, di Larry Ellison di Oracle, di Peter Thiel ed Elon Musk con Neuralink, una startup che propone l’ibridazione del nostro cervello con un computer.

Aubrey de Grey, gerontologo fondatore della SENS Research Foundation (che ha sede nientemeno che a Mountain View) sostiene che impegnandosi nella cura dell’invecchiamento si potrà arrivare a vivere addirittura 1000 anni.

Peter Thiel, tra i primi investitori di Facebook e fondatore di PayPal è uno dei finanziatori della startup Ambrosia, che propone trasfusioni di sangue di ventenni con la promessa di un ringiovanimento. 8mila dollari per un trattamento di cui non c’è garanzia di successo. Eppure sono già state coinvolte 600 persone con un’età media di 60 anni, attratte dalla prospettiva di sentirsi nuovamente giovani.

Nir Barzilai dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, sulla scia della cura dell’invecchiamento di de Grey sta sperimentando un medicinale comunemente usato per il trattamento del diabete, la metformina, per curare l’invecchiamento e per fermare malattie come l’ Alzheimer, il cancro o i problemi cardiaci. Barzilai lavora a questo medicinale da quasi dieci anni e vorrebbe che fosse una soluzione accessibile a tutti, puntando su un costo finale di 5 centesimi a pillola.

E qui si arriva alla nota dolente. Il problema è anche economico, oltre che sociale. Quando si troverà una “cura” per l’invecchiamento si dovrà anche pensare ai costi di queste stesse cure che saranno accessibili solo a pochi. Questo porterà anche a tensioni sociali, creando un divario economico.

D’altronde, come affermato anche dal filosofo Kwame Anthony Appiah in un recente documentario coprodotto da Vox e Netflix: “Vivere con dei limiti dà senso alla vita. La vita ha senso per tutte le sfide che dobbiamo affrontare. E senza queste sfide la vita sarebbe assolutamente poco stimolante”.

Quindi cercare spasmodicamente di ottenere la vita eterna forse è un’idea che andrebbe rivalutata.

di Simona Gitto

 

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