In azione contro il bracconaggio

11 settembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

In azione contro il bracconaggio!

In Italia ogni anno vengono uccisi illegalmente più di 5 milioni di uccelli. Un vero e proprio massacro che non risparmia nessuno, dalle cicogne ai pettirossi. Un numero che ci pone, tristemente, sul podio tra i Paesi in cui tale pratica è più diffusa e dannosa, decisamente un risultato di cui avremmo volentieri fatto a meno.

Il bracconaggio è illegale, ma purtroppo continua ad esistere, per colpa di tradizioni stupide e crudeli e per la difficile applicazione delle leggi che invece lo dovrebbero impedire.

Per tali ragioni, la Lipu ha lanciato una petizione popolare (www.lipu.it) per chiedere al Governo e al Parlamento di intervenire subito e prevedere sanzioni più severe. E’ necessario rafforzare i controlli, dare la certezza che i responsabili di questi crimini di natura vengano puniti. Che si proceda ad una raccolta firme sostenuta dal progetto LIFE Against Bird Crime. Ciò fa parte della campagna internazionale contro il bracconaggio #FlightforSurvival guidata da BirdLife International, la grande coalizione mondiale di tutte le Lipu del mondo, di cui anche noi facciamo parte.

In molti casi, il bracconaggio è l’eredità di tradizioni ormai anacronistiche e di una cultura ampiamente superata, per la quale gli animali selvatici erano semplice selvaggina, a disposizione dei cacciatori, o animali nocivi, da sterminare.

La fauna selvatica, di conseguenza, finiva vittima di vere e proprie mattanze legalizzate e di pratiche tali da causare, molto spesso, sofferenze indicibili agli animali, in particolare agli uccelli.

Si pensi alle allodole e ai tordi accecati per fungere da richiamo vivo. O ai pettirossi e agli altri insettivori catturati nelle valli bresciane, appesi a testa in giù con le zampe fratturate per ore prima che il bracconiere ne terminasse le sofferenze. Oppure ai tordi in Sardegna, lentamente strozzati da sottili lacci di plastica.

Non tutte queste pratiche sono state abbandonate. Semplicemente, sono diventate, per fortuna, illegali, andando però a costituire il vasto fenomeno del bracconaggio.

Dunque, il bracconaggio continua ad esistere ed imperversare, aiutato dal fatto che troppe persone (e persino una parte della politica) lo considerano un reato minore, di poca importanza. C’è poi il problema serio del grave deficit di vigilanza. Il numero delle Polizie provinciali è diminuito, assieme a controlli effettuati sui cacciatori, e l’attenzione sul territorio è oramai affidata ai soli Carabinieri Forestali. Troppo poco.

Falco pecchiaiolo – L.Sebastiani

In Italia sette aree sono state identificate come critiche e definite i “blackspot del bracconaggio”.

Le Prealpi lombardo-venete, il Delta del Po, le coste e zone umide pugliesi, le coste pontino-campane, lo Stretto di Messina, la Sicilia occidentale e la Sardegna meridionale. In ognuna di queste aree sono presenti una o più forme di bracconaggio. Si stima che in queste sette zone avvenga il 50% degli atti di bracconaggio italiani.

 

Sacca Scardovari – M.Bonora

E’ dai primi anni Ottanta che la Lipu si batte contro il bracconaggio. A partire dai campi a difesa dei falchi della regina in Sardegna e dalle azioni sullo Stretto di Messina, fino al lavoro dei gruppi di guardie volontarie che oggi supportano le forze dell’ordine (Carabinieri Forestali, Polizia provinciale, Corpi Forestali Regionali).

In questi anni, l’esperienza ci ha insegnato che solo un approccio integrato, che metta assieme l’azione delle forze dell’ordine, il supporto della vigilanza volontaria, le attività di educazione, il coinvolgimento delle comunità locali e le grandi azioni comunicative può fare davvero la differenza.

Prova ne sia l’azione svolta in Sardegna, dove, rispetto al 2012, il bracconaggio sugli uccelli è calato dell’80% proprio grazie a un insieme di attività mirate.

Antibracconaggio Lipu – foto di Marco De Silvi

Nel 2016 il Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con i Carabinieri Forestali e con il supporto delle associazioni ambientaliste, ha realizzato un Piano d’azione nazionale contro il bracconaggio sugli uccelli. il Piano, grazie al quale l’impegno del Corpo Forestale dello Stato (confluito nei Carabinieri Forestali) è stato mantenuto e rafforzato, prevede tra l’altro l’inasprimento delle pene per i reati di bracconaggio e il rafforzamento delle polizie provinciali per il controllo venatorio.

Con questa campagna, come Lipu chiediamo che il Piano sia applicato pienamente e che i decisori politici favoriscano l’adozione di tutte le misure necessarie contro il bracconaggio. L’inasprimento delle pene, il riconoscimento del reato di furto venatorio, l’esclusione dei reati contro gli uccelli dalla lista dei reati “tenui” (la cosiddetta “tenuità del fatto”), il Daspo venatorio.

Solo così, con un’azione davvero decisa, potremo finalmente fermare questa piaga chiamata bracconaggio e dare alla natura più tutele e più rispetto. Come si merita.

 

 

di Alessandro Polinori (Vice-Presidente Lipu BirdLife Italia, Responsabile CHM Lipu Ostia)

Per informazioni: alessandro.polinori@lipu.it

 

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