Intervista alla fotografa Chiara Mirelli

6 aprile 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Tablet incontra: Chiara Mirelli

Nel suo Instagram compaiono scatti a personaggi come Achille Lauro, i Pinguini Tattici Nuclari, Elodie, Levante, Maryna , Sofia Goggia e tantissimi altri: lei è Chiara Mirelli, la fotografa più in voga del momento con i suoi scatti a tutti i vip italiani.

La sua carriera inizia da giovanissima, negli studi di Condé Nast di Milano come assistente di studio per testate come Vanity Fair e Vogue, fino ad arrivare al suo vero e proprio marchio, riconosciuto come Chiara Mirelli.

Com’è iniziata la tua carriera? Hai sempre saputo di voler diventare una fotografa?

“Ho capito presto che la mia strada era la fotografia e ho frequentato la scuola di fotografia Bauer di Milano, anche se prima di questa esperienza ho fatto legge; inizialmente non sono stata presa, così nel frattempo ho trascorso un anno a lavorare con la camera oscura in pellicola.

Finiti gli studi sono diventata assistente di studio e per cinque anni ho lavorato alla Condé Nast: chi usciva dalle scuole di fotografia spesso diventava assistente negli studi fotografici e quello che consiglio ai ragazzi giovani è di iniziare così: il lato importante di questo lavoro è che ogni giorno in redazione arrivava un professionista diverso ed io imparavo tantissimo guardandoli all’opera e soprattutto avevo la possibilità di confrontarmi con stili differenti fra loro.”

Nel tuo IG predominano le foto a sfondo musicale e sei conosciuta come la fotografa migliore per i servizi di musica: come mai questa strada?

“La mia grande passione è sempre stata la musica.

A Condé Nast facevo l’assistente per servizi di moda ma non era propriamente il mio campo: ovviamente era tutto affascinante e meraviglioso, ma la mia predilezione era l’ambiente musicale.

Ho cominciato a scrivere proprio ai musicisti chiedendo di poterli fotografare mentre si facevano un caffè, mentre si preparavano per salire sul palco, in momenti intimi: non mi interessava concentrarmi sui live, perché, nonostante fare un portfolio di foto sottopalco sia bello, non crei un rapporto diretto con il cantante o l’artista: io ero attratta dalla relazione che si creava, dalla parte privata delle persone. E così sono entrata in questo mondo”.

Qual è stato il momento in cui hai cominciato a lavorare come Chiara Mirelli e si è creata la tua figura professionale?

“Quando i giornali hanno iniziato a pagarmi per quello che già facevo: fino a l’altro ieri lo stavo facendo gratis, seguivo i musicisti in studio, a casa loro, nelle loro avventure per crearmi un portfolio e poi venni commissionata per fotografarli.

Da quel momento è iniziato il circolo che mi ha portato ad essere quella che sono: il giornale mi faceva scattare il servizio sul musicista in questione e poi lo stesso artista magari doveva far uscire il proprio disco e mi chiamava per fotografarlo, come un continuo rimbalzare: il fatto che lavorassi in un ambito mi portava a potermi inserire nell’altro.

Tutt’ora gli artisti che magari hanno un’identità precisa scelgono loro stessi il fotografo e poi di conseguenza entro in contatto con la casa discografica la quale vede i miei lavori e mi chiama per un altro musicista e così si crea la mia rete”.

Come mai la scelta di scattare principalmente in bianco e nero?

“Credo sia perchè prima di entrare alla Bauer stampavo, quindi il bianco e nero è sempre appartenuto alla mia formazione: la carta, i contrasti …. sono nata un po’ stampatrice.

Il primo servizio che feci per Vanity Fair era per Radio Deejay ed era in pellicola in bianco nero, per esempio.
Ora faccio anche tanto colore, però non sento di avere una mia palette personale e definita: ci sono dei fotografi che hanno la loro colorazione precisa e li riconosci per questo; io non sento di avere ancora il mio indirizzo.

Al momento le foto a colori sono estremamente richieste, i tempi sono cambiati rispetto ad una volta e ovviamente per esigenza scatto tranquillamente anche non in bianco e nero, però non credo di essere una fotografa riconoscibile grazie al colore.

Magari tra anni riguarderò le mie foto e mi renderò conto che era così evidente la mia palette, ma al momento non saprei riconoscerla”.

I momenti più memorabili della tua carriera?

“Genericamente amo fare lavori quando la persona che ho davanti entra in sintonia con me: sono molto sensibile riguardo ciò.

Anche se la location è perfetta, lo styling e il trucco sono perfetti ma magari l’artista non ha voglia di essere fotografato ecco…non sento quella magia.

Un momento che ho amato particolarmente è stato quando ho seguito i Ministri a Berlino, in occasione del concerto sul palco del Woodworm Festival, assieme a Motta e Fast Animals and Slow Kids: mi godevo i live e intanto facevo foto, ero libera di fare quello che volevo: quando diventi amica degli artisti e ti permettono di raccontare la loro persona attraverso scatti nei camerini oppure poco prima di fare la doccia – ride – per me il gioco è fatto.

Un altro shooting che mi sta a cuore è quello che ho fatto per Samuel, il frontman dei Subsonica, per il suo disco da solista e questo è l’esempio perfetto di quello che cercavo di dire prima: si è fidato di me e della squadra e dopo le classiche foto stampa abbiamo fatto degli scatti ricoprendogli la faccia di glitter.

Infine hanno usato tutte quelle foto per fare il disco: se guardi, in tutte le tre versioni deluxe de Il codice della bellezza sono uscite le foto con la faccia dipinta.”

Chiara Mirelli è anche tra i protagonisti dei “100 Fotografi per Bergamo” l’iniziativa che vede 100 artisti donare una loro stampa per aiutare la terapia intensiva dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo durante l’emergenza Coronavirus. Si può acquistare la foto di Chiara QUI.

Dove puoi trovare Chiara:
Sito ufficiale
Instagram
Pagina Facebook

intervista a cura di Marta Boraso

Foto © Chiara Mirelli

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