Intervista a Carolina Sala, l’attrice di Pezzi Unici

15 gennaio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Carolina Sala è la nuova attrice sulla quale bisogna puntare per questo 2020

Bella, bionda, con due grandi occhi azzurri ed un sorriso contagioso Carolina Sala, una dei protagonisti della serie televisiva italiana diretta da Cinzia TH Torrini in onda su Rai Uno, Pezzi Unici, dietro all’aspetto da angelo nasconde dentro di se una maturità ed una forza sorprendenti per la sua età.

L’attrice, appena ventenne, interpreta infatti Valentina, ragazza di diciassette anni che si trova in una casa famiglia dopo vari affidi fallimentari perché costretta dai propri genitori a prostituirsi già durante la tenera età.

La serie, che vanta la partecipazione di attori come Sergio Castellitto, Giorgio Panariello e Irene Ferri, è ambientata nel mondo dell’artigianato fiorentino e parla di cinque ragazzi con trascorsi problematici che vivono in una casa famiglia, perché provenienti da un passato difficile.

Foto © Anna Camerlengo

Accomunati dal segreto della morte di Lorenzo Bandinelli, scomparso misteriosamente, i cinque pezzi unici diventeranno alunni del padre della vittima, Vanni, (interpretato da Castellitto) in un laboratorio dedicato al legno, inizialmente ideato dal figlio, che seguiva i ragazzi come loro tutor.

Vanni Bandinelli decide quindi di prendere in mano il progetto deciso a scoprire la verità sull’  omicidio di Lorenzo.
Il cast vanta una schiera di attori giovani, quali Moisé Curia, Anna Manuelli, Leonardo Pazzagli, Lucrezia Massari, Margherita Tiesi e Lorenzo de Moor e Carolina.

Parlami un po’ di Valentina: quali affinità hai con il tuo personaggio e quali sono invece le differenze?

“Valentina è sicuramente un personaggio difficile: per interpretarla ho dovuto studiare la psicologia di una persona che ha subito un trauma, essendo lei stata vittima di abusi, cercando di capirne i comportamenti, di prevederli; ho cercato di analizzarla e di interpretarla come se la persona in questione fossi ovviamente io, come se sentissi personalmente quel buco nel petto che ti fa sempre sentire di stare per perdere le persone che ami.

È un personaggio ingenuo, che nega la propria femminilità come difesa e si ostina a  volersi comportare e a vestirsi da bambina per cercare di riappropriarsi in qualche modo dell’infanzia che non ha avuto, che le è stata strappata.

Non ho molte cose in comune con lei, caratterialmente, non avendo vissuto, per fortuna, le sue esperienze: è difficile comprendere qualcosa che tu non faresti mai, un modo di essere che non è tuo e che in qualche modo esce da una certa logica e sforzarsi di capirne il motivo che per te risulta illogico.

Siamo molto diverse: credo che il punto di contatto sia l’insicurezza che io ho avuto trovandomi per la prima volta nel set, essendo stata la mia prima esperienza cinematografica e, l’insicurezza che lei ha continuamente nella vita.

Sicuramente è anche uscita un po’ di Carolina nel personaggio, alcuni modi di parlare, gestuali, stralci di vita molto naturali; a livello di carattere posso dire che entrambe parliamo spesso nel momento sbagliato quando siamo nervose – ride- ovviamente però lei lo porta all’estremo.”

Ti sei ispirata a qualcuno in particolare per fare Valentina?

“Onestamente? Non te lo so dire con certezza.

Marginalmente credo Taxi driver e un po’ il mood di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, però c’è stato tanto apporto personale, più che seguire un filone di qualche altro attore o di andare a trarre ispirazione da delle altre cose cinematografiche.”

Hai fatto subito il provino per Valentina?

“Si, io sono sempre stata Valentina a differenza di Anna Manuelli (Erica) e Lucrezia Massari (Jess) le quali hanno fatto inizialmente il provino per le parti invertite. La direzione mi ha chiamata direttamente per Valentina.”

E se all’ epoca avessi potuto scegliere, quale personaggio femminile avresti voluto recitare?

“Credo che avrei scelto comunque Valentina: era il personaggio più giusto per me in quel momento, che potevo interpretare meglio; inizialmente per una questione fisica e di quello che Cinzia (Cinzia TH Torrini, la regista ndr) ha voluto dare al personaggio, come lo aveva immaginato.

È proprio dipeso da come sono fatta fisicamente e di come sarebbe dovuta essere Valentina: sarebbe stato difficile che io potessi interpretare una delle altre ragazze. In secondo luogo per l’età, perché quando abbiamo girato le riprese avevo esattamente gli anni del personaggio che interpreto, poco più.

Poi mi sono affezionata a Valentina!”

Ora come ora sceglieresti un’altra parte?

“Forse Erica… mi attira proprio per la differenza che ha rispetto a Vale: è un ruolo bisognoso di grande forza per apparire al massimo delle sue potenzialità ed è sempre divertente calarsi nei panni un personaggio del genere, ti mette alla prova.

Si, sceglierei Erica per la sua lontananza caratteriale rispetto a Valentina!”

Carolina, oltre al successo cinematografico, ha da sempre lavorato all’Accademia teatrale Lorenzo Da Ponte di Vittorio Veneto, che vanta la formazione di alcuni tra gli attori più influenti del territorio veneto, quali Ludovico Girardello, Il ragazzo invisibile, Il ragazzo invisibileSeconda generazione, Capri- Revolution, Irene Casagrande, In Treatment, L’Oriana, 1992, 1993, Una grande famiglia e Federica Girardello, Il Paradiso delle Signore.

È stata la tua prima esperienza cinematografica giusto? Com’è stato l’impatto dal teatro al grande schermo?

Foto © Ioana Timis

“Partono entrambi dalla stessa matrice, dallo stesso tipo di studio che devi fare sul personaggio ma, i modi di esprimere e far vivere ciò al pubblico, sono molto diversi: cambia come fai vedere le cose, sono proprio tecniche diverse.

Il teatro è più complesso, poiché sei tenuto a mostrare le cose a una grande distanza fisica tra le persone, per una questione di metri che separano il palco dallo spettatore e, di conseguenza, devi essere meno naturale e accentuare molto di più la recitazione per poter arrivare al pubblico.

Al cinema è, secondo me, tutta una questione di trovare la giusta frequenza.

Ecco! – dice – la sostanziale differenza è che capire qual è la frequenza adatta al teatro e quella adatta al cinema.

Quando capisci questo poi non è così diverso, però sicuramente l’inizio è stato difficile: come tutte le cose poi si impara e, con il tempo, ho capito come funzionava lo stare davanti a una macchina da presa e mi sono rilassata cercando di far risaltare al meglio il personaggio.”

La solita domanda scomoda: teatro o cinema?

“Ahh – ride – dividiamole così: per quanto riguarda l’aspetto recitativo il teatro è il primo amore e non si scorda mai, soprattutto perché c’è un contatto diretto con il pubblico che il cinema, purtroppo, non avrà mai.

A teatro hai il fremito, il brivido durante lo spettacolo, l’adrenalina del momento, stai vivendo tutto nel presente mentre al cinema lo vivi in differita, quando ti guardi recitare, ma lo senti meno quando stai girando.

Per quanto riguarda l’aspetto della vita quotidiana devo ammettere che la vita sul set è molto stancante: per Pezzi Unici abbiamo girato a Prato, Firenze e Roma per sei mesi consecutivi.

Il mio obiettivo sarebbe di combinare entrambe le cose, non rinunciare a nessuna delle due se possibile, mantenendo un equilibrio.”

Com’è stato lavorare con la registra Cinzia TH Torrini?

“Cinzia è tosta, ha capito da subito che mettendomi sotto pressione otteneva i risultati che voleva!

L’ ammiro perché è determinata, è una regista donna che sa quello che vuole e che si è fatta strada facendo cose di grandissimo successo.

Sul set bilancia la recitazione tra il dare e il ricevere: lei ti dice cosa vuole dal personaggio e tu cerchi di seguire le sue dritte al meglio, ma al contempo ti lascia abbastanza libero, ti da la grandissima opportunità di poter sperimentare e mettere del tuo, dare la tua caratterizzazione al ruolo.”

Siamo arrivate alla domanda scottante… il tuo personaggio sul set fa coppia fissa con Lapo (interpretato da Leonardo Pazzagli): com’è stato il feeling? Perché dai grandi schermi la chimica si nota!

“Chissà perché me l’aspettavo – dice ridendo – c’è da dire che io e gli altri ragazzi siamo diventati tutti molto amici, tant’è che ci troviamo spesso fuori dal contesto di Pezzi Unici solo per passare un po’ di tempo assieme e credo che questa cosa, che non è scontata in un ambiente lavorativo, emerga dallo schermo.

Inizialmente io e Leo ci siamo un po’ scontrati, perché siamo due teste calde entrambi, con due caratteri molto forti però dopo poco è nata un’ alchimia bellissima e un grande rispetto nelle scene intime, per le quali ci si è messi sempre d’accordo prima.

Leonardo, sotto l’aspetto da bad boy è un bravo ragazzo!”

Carolina, Carol per gli amici, ha dovuto da poco tagliare la sua fluente chioma bionda in funzione di qualche prossimo lavoro e la domanda mi viene spontanea: ci puoi svelare qualche anticipazione sul nuovo progetto al quale stai lavorando?

“Certo, però non posso dire troppe cose: ho girato un film ambientato nel 45, dopo la guerra, che si intitola La guerra è finita, nel quale interpreto questa ragazza ebrea che torna da Auschwitz senza la propria famiglia e viene accolta in una struttura creata per raccogliere i superstiti  –per questo il taglio di capelli e sono anche dovuta dimagrire!

Ho avuto anche la fortuna di recitare in un film su Rita Levi Montalcini nel quale interpreto lei da giovane; per il resto continuerò all’Accademia Da Ponte.”

Siamo purtroppo giunti al termine di questa intervista, quindi, prima di salutarci, ti faccio un’ ultima domanda: qual è il ruolo in assoluto che vorresti interpretare tra tutti i personaggi femminili esistenti?

“Allora, sono abbastanza incostante quindi oggi potrei dirti una cosa e domani volerne recitare un’altra, però ora come ora mi sento di scegliere Nina, da Il Gabbiano di Cechov!”.

Intervista a cura di Marta Boraso

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