Intervista con i Kaufman: dallo studio di registrazione a Marte

5 dicembre 2018 | commenti: 1 |

Se negli ultimi mesi vi è capitato, anche soltanto per puro caso, di imbattervi in una delle playlist più ascoltate di Spotify, probabilmente il nome Kaufman non vi suonerà affatto nuovo.

 

© Marco Triolo

Il brano “Macchine Volanti” dei Kaufman, uscito la scorsa primavera,  è stato difatti uno dei pezzi scelti dall’attenta selezione di Indie Italia, assieme al loro ultimo lavoro  “La Vita su Marte” .

Ironici dal retrogusto dolce, i Kaufman sono una band indie italiana che deve il proprio nome al famoso e singolare showman Andy Kaufman ed è composta da Lorenzo Lombardi, Alessandro Micheli, Simone Gelmini e Matteo Cozza.

Nell’autunno dello scorso anno è uscito l’album “Belmondo“, disco che sembra quasi entrare nelle nostre case e parlare di noi, di come riusciamo a rapportarci con amore e delusioni fra un episodio di Breaking Bad e qualche sigaretta, il tutto però adeguatamente legato a promesse d’eternità ed emozioni di una qualche sera estiva, tra concerti e ombrelloni chiusi.

Una curiosità, ragazzi, come si pronuncia effettivamente il nome del vostro ultimo album? Da dove parte l’idea?

“La pronuncia è alla francese. Il nome – spiega Lorenzo – è quello dell’attore francese Jean Paul Belmondo, artista interprete del film “Fino all’ultimo respiro“, di cui noi parliamo nella canzone “Senza Fiato”.

L’idea è quella di fare propri i riferimenti  e le citazioni che usiamo nei nostri testi, utilizzandole come fossero uno sfondo sul quale poter  raccontare una storia del tutto personale.

Tra l’altro, questo film, ha un immaginario che è stato in grado di condizionare moltissimo il mondo indie italiano: dalla maglietta a righe indossata dall’attrice fino al fatto di essere spesso sfortunati in amore.

Ed è proprio questa una delle caratteristiche più interessanti della band: l’immancabile, seppur sempre originale e ben rielaborato, citazionismo che contraddistingue i loro testi.

Le mie labbra continua a spedirle a questo indirizzo, se ti va“, li sentiamo cantare in “Macchine Volanti”, citando un De Gregori rielaborato ad hoc, in grado di coglierti piacevolmente di sorpresa soltanto dopo essertene reso conto. Ma del resto, il loro stesso nome è, se vogliamo, una citazione.

Ok, questa è un po’ più difficile! Descrivetevi come band utilizzando la frase di una canzone.

“Oddio, questa è davvero difficilissima! Possiamo fare un brainstorming e mandartela via mail? È che di canzoni ce ne sono davvero molte, è davvero arduo sceglierne una… Ma forse una frase c’è.

Forse un po’ troppo emotiva, un po’ sopra le righe, ma sì: “To die by your side is such a heavenly way to die“, tratta dal brano “There is a light that never goes out” (1986) dei The Smiths“.

Cosa ne pensate, invece, del panorama musciale indie italiano d’oggi? Qual è, secondo voi, il motivo del “boom” che si è creato in quest’ultimo periodo?

Beh, io trovo – risponde Lorenzo – che questa sia una cosa molto positiva. Non succede esattamente ogni giorno che si crei una vera e propria scena in grado poi di ricreare, a sua volta, pubblico e movimento. Ritengo questa sia quasi una piccola “età dell’oro”.

Sono nati poi, assieme alla scena indie attuale, anche molti nuovi modi di emergere: basti semplicemente pensare che, fino a qualche anno fa, non esisteva “Indie Italia”, la quale crea delle realtà musicali offrendo delle possibilità agli artisti che vogliono farsi conoscere.

Io, personalmente, non ho memoria di un tempo in cui una scena musicale sia stata in grado di creare così tanti autori, perciò posso solo che esserne a favore.

C’è da dire anche – continua Alessandro – che questo ha contribuito notevolmente al rinnovamento della musica italiana attuale, riuscendo così a coinvolgere diversi artisti della “nuova leva” nella stesura dei testi di alcuni artisti pop già affermati.

Ecco, questo è anche uno dei motivi per cui, secondo me, sta accadendo tutto ciò – continua Simone – ovvero il bisogno di esprimere i concetti con un linguaggio totalmente nuovo, diverso dai precedenti, ma comunque in grado di arrivare al pubblico. Un linguaggio più comune, ma molto preciso nel descrivere le situazioni vissute, tanto da riuscire a creare un vero e proprio legame, una sorta di condivisione, con chi lo ascolta.

Un ruolo molto importante in tutto ciò è ricoperto dal “situazionismo” dei testi odierni, dalla capacità di descrivere le situazioni con un’estrema precisione, tanto da farli arrivare il più possibile vicino alle vite di chi ascolta.”

Sembrerebbe, quindi, che la musica italiana stia rifiorendo di una nuova vita, fatta di amori non corrisposti e parole semplici ma, allo stesso tempo, in grado di trasmettere grandi e genuine emozioni, sia nei giovanissimi che nei più grandi.

Quasi come a voler dare vita ad una sempre più forte ed ampia unione, capace di sostenersi al ritmo orecchiabile di una nuova era musicale, partendo proprio dal fronte palco.

Gli stessi Kaufman ci raccontano di quanto i concerti siano cambiati negli ultimi anni, creando sempre di più situazioni di vera e propria partecipazione e condivisione reciproca fra palco e pubblico e dando, così, vita ad un clima che avvolge, rincuora e ci fa sentire a casa, proprio come un lungo abbraccio.

Ecco, il modo in cui scrivete dell’amore. Prima dicevate che, uno dei principali topic della canzone indie, è proprio la sofferenza amorosa, eppure i vostri brani riescono ad essere sempre in qualche modo positivi.

Qui rispondiamo con una citazione: Saffo diceva che l’amore è la cosa più dolce e più amara allo stesso tempo.

Questa è un po’ la caratteristica dell’amore, da un lato c’è la componente positiva dell’innamoramento e dall’altro  lato, invece, la malinconia di una storia che giunge al termine. Per noi è importante che, all’interno delle nostre canzoni, emergano entrambe le cose.”

Ultima, ma non meno importante, domanda. Se in questo momento voi non foste già i Kaufman, ma dei ragazzi che scoprono questa band per la prima volta, in che contesto vi immaginate che questo possa avvenire?

Restando sempre in tema di delusioni amorose – esordisce Simone – dove i rapporti e l’umore sono soliti subire alti e bassi, se fossi un ascoltatore mi ritroverei moltissimo dentro le canzoni di Belmondo e, di conseguenza, le farei sempre di più mie, arrivando così a scoprire effettivamente il gruppo.”

“Personalmente – continua Matteo – la cosa che mi colpisce di più di una canzone è la musicalità. Per me il testo arriva dopo, gioca un ruolo secondario. Se la melodia gira bene, allora riesco ad ascoltare una canzone. Io ascolto molto la radio e devo ammettere che, quando è passata per la prima volta “L’età difficile”, è stata una di quelle canzoni che sarebbero riuscite a farmi emozionare anche se non fossero state nostre.”

Io mi immagino, invece, una serata invernale passata in compagnia al bancone del bar – racconta Alessandro – quando, ad un tratto, senti questa canzone in sottofondo. Generalmente, una canzone arriva a colpirmi subito in base alla melodia, perchè trovandomi in situazioni del genere non sarei in grado di fare attenzione al testo.

Già a questo punto riesce, però, a creare un forte impatto emotivo legato alla situazione vissuta. Perciò più sale il mio fastidio nel non capire che brano sia, più sale anche la mia curiosità di andare a cercarlo poi.  Senza contare, inoltre, come questa sia anche un’ottima opportunità per scremare le tue conoscenze: non ti piace la canzone? – scherza – Allora ciao!

“Probabilmente mi sarebbe capitato in qualunque situazione personale – conclude Lorenzo – in cui mi ritrovo ad avere necessità di un appoggio, di un sollievo. Che si tratti di un amore finito, quindi una situazione di conforto, ma anche un nuovo sentimento che nasce. In generale, un qualunque tipo di situazione che si possa definire identificativa. Penso che il risultato migliore che una canzone possa ottenere sia il fatto di dare la possibilità a chi la ascolta di specchiarcisi dentro, di vederci all’interno delle cose di sè, personali.”

Al momento, i ragazzi sono impegnati in un piccolo tour invernale che li vede protagonisti.

Il prossimo 5 dicembre, invece, sarà ufficialmente disponibile il loro nuovo brano dal titolo”Malati d’Amore”, che li vede collaborare con una delle novità del cantautorato indie italiano: l’artista romano Galeffi.

Non ci resta che attendere e, ovviamente, premere play!

di Paola Martin Rosset

 

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