Intervista al fumettista Gianluca Piredda

15 settembre 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Tra i migliori fumettisti italiani c’è lui: Gianluca Piredda

Abbiamo incontrato per voi un’artista del nostro tempo, il fumettista Gianluca Piredda

Oggi parliamo di una storia che arriva dalla Sardegna, ma che in Sardegna non si ferma.
Il protagonista della storia è Gianluca Piredda, che vive invece creando storie.
Come è ovvio che sia, crei storie se tu hai una storia personale vera e credibile.

Gianluca Piredda nasce a Sassari nel 1976 e fin da giovanissimo, si e’ inserito tra gli esponenti di punta del fumetto indipendente italiano.

Per un decennio la vita di fumettista non e’ delle piu’ semplici, ma quegli anni l’aiutano a forgiarsi, sino ad arrivare al mercato americano nel 2000 con credibilita’ e esperienza sufficiente per muovere i primi passi in un mercato molto lontano dalla sua Sardegna.

Negli USA pubblica “Winds of Winter” e, immediatamente dopo, gli viene affidata dall’Antarctic Press la serie culto Warrior Nun, creata da Ben Dunn.

Nel corso degli anni la collaborazione con l’Antarctic Press si consolida e con Ben Dunn e Chuck Dixon, Gianluca ha scritto anche Airboy.

Non solo scrittore di fumetti ma anche Giornalista. Sotto questa veste ha ha firmato la direzione di molte importanti riviste nazionali, ha lavorato per la televisione, ha scritto libri (sia di fiction che non) – tra cui il bestseller SARDEGNA IN CUCINA (Iacobelli Editore) e sceneggiato diverse serie cult tra cui Free Fall.

Oggi è uno degli autori di punta dell’editoriale Aurea, l’editore delle storiche Lanciostory e Skorpio, per cui scrive FREEMAN, DRACULA IN THE WEST e DAGO.

Quando hai iniziato a lavorare in questo settore? penso che tanti giovani “aspiranti” al tuo lavoro vogliano sapere, come è successo?

Giovanissimo e nel modo in cui si faceva all’epoca: mandando in giro le cose che scrivevo. Erano gli inizi degli anni Novanta e avevo 15 anni. Scrivevo a macchina, fotocopiavo e mandavo plichi postali. La mia prima pubblicazione fu su Comix, una rivista umoristica che, anni dopo, si è trasformata in un diario di successo. Per me gli anni Novanta sono stati un decennio di gavetta, fatto di piccoli giornali, sperimentazioni e di mercato indipendente. Poi, nel 1999 sono arrivato al mercato statunitense. Stessa procedura, ma più digitale: invece di affidarmi alle poste, gli editori d’Oltreoceano presi a contattarli via Email. Ben Dunn, che al periodo era l’editore dell’Antarctic Press, si dimostrò interessato a Winds of Winter e da lì è iniziata la mia carriera internazionale.”

…Poi Ben Dunn ti ha affidato Warrior Nun. A proposito, cosa ne pensi della serie TV prodotta da Netflix?

Posso sembrare fazioso, ma amo la serie TV! In realtà è bella davvero. Scritta bene, diretta fantasticamente e le attrici sono straordinarie. Sono bravissime e meritano il meglio. Sono davvero felice.”

A proposito, si dice che ci potrebbe essere un tuo ritorno televisivo. C’è qualche tua serie in progettazione?

Sì, ma visto il periodo è tutto a rilento e per questo preferirei non parlarne. Ma comunque, sì… qualcosa bolle in pentola.

Lanciostory e’ nata nel 1975 e rimane una rivista simbolo di quegli anni. In pratica, nella mia opinione, rimane una rivista vintage che viaggia a gonfie vele nel millennio tecnologico. E’ una visione solo mia e di buona parte dei lettori oppure è’ condivisa anche da voi che ci lavorate dentro ?

Lanciostory – e così anche la sua sorella Skorpio – sono la tradizione. Sono due riviste che riescono a presentare ai lettori grandi fumetti e grandi autori senza però perdere di vista lo scopo principale: l’intrattenimento. Abbiamo lettori che ci seguono dagli anni Settanta che spesso hanno tramandato la passione ai propri figli. E lettori nuov,i interessati ai prodotti che presentiamo settimanalmente. Come dici tu è un simbolo e, se mi permetti, un’icona.”

Come scegli i lavori su cui lavorerai? Puoi scegliere, o è una direttiva che devi seguire decisa da altri?

Dipende dall’interesse e dalle esigenze editoriali. È chiaro che ci sono generi in cui rendo meglio e altri che non mi piacciono, quindi è inutile accettare un progetto per poi non posso garantire la miglior qualità. Quando lavoro a delle serie create da me, ho la massima autonomia. So cosa il mio editore – in questo caso l’Editoriale Aurea – e i suoi lettori vogliono, quindi cerco di creare storie adatte a lui e al suo pubblico. Quando lavoro a personaggi altrui, come nel caso di Dago, allora in quel caso mi confronto continuamente con la redazione.”

Parlami dei tuoi personaggi.

Parlando di quelli attuali, FREEMAN è il primo personaggio che ho creato per l’Editoriale Aurea e viene pubblicato a puntate su Skorpio.

La serie è ambientata nella Virginia del 1861 ed è la storia di Theo, giovane schiavo stanco delle ingiustizie subite. Accusato della morte della giovane Marie, fugge senza una meta precisa. La storia di Theo è la “scusa” per raccontare la storia di un mondo che, da lì a poco, sarebbe cambiato.

La storia di un popolo, delle angherie subite, del tragitto che molti schiavi facevano per trovare la libertà e delle reti clandestine che si venivano a creare. Dei tradimenti che i fuggitivi subivano. Del modo con cui l’opinione pubblica percepiva lo schiavismo a cinque anni dall’abrogazione, in un’America che iniziava a non starci più. Delle disparità di trattamento tra proprietari e guardiani.

In Freeman, inoltre, c’è la musica di quegli anni. Insomma, Freeman è una sorta on the road-western in cui Theo, più che un protagonista, è testimone del suo tempo. Una storia drammaticamente attuale e in Freeman ci saranno alcune situazioni che possono ricordare i giorni d’oggi.

DRACULA IN THE WEST, invece, ha un tenore completamente diverso. Pubblicata su Lanciostory, Si tratta di una rilettura del mito del vampiro di Bram Stoker che, scampato allo scontro finale, fugge lontano per poi arrivare in America. È l’Ottocento, siamo in pieno West.

Qui Dracula è stanco, stufo della sua vita da fuggitivo e le tenebre iniziano a stargli strette. Ma non può sottrarsi alla sua natura. In queste avventure – spiega ancora l’ideatore della serie – il Principe della notte incontrerà e affronterà le creature mitologiche della tradizione nativo-americana

Poi c’è DAGO, anche se non l’ho creato io. È uno dei fumetti culto di Lanciostory, creato nel 1980 da Robin Wood. La sua è una storia in continua evoluzione, tanto interessante quanto complessa. Il suo vero nome è Cesare Renzi, giovane rampollo di una famiglia veneziana.

Tutto inizia quando il padre di Cesare scopre che il miglior amico di suo figlio, Giacomo Barazutti, è coinvolto in una congiura ordita per soverchiare il governo locale. La famiglia di Cesare viene uccisa e lui stesso rischia di perdere la vita per mano di Barazzuti, che lo pugnala con una daga. Gettato in mare, viene recuperato dai pirati che lo ribattezzano Dago per via dell’arma conficcata nella schiena.

Da lì inizia tutto e Dago vive diverse vite: da prima schiavo, poi giannizzero, quindi rinnegato. In questi quarant’anni di vita editoriale ha girato il mondo, arrivando persino in America con Cortez, ha conosciuto molti personaggi realmente esistiti ed è stato protagonista di avventure che hanno fatto innamorare del personaggio i lettori italiani e del sud America, un amore che ha portato l’Editoriale Aurea a dedicargli diverse collane. Le nuove storie escono settimanalmente su Lanciostory, e poi vengono ristampate in libri.

Esistono due ristampe in formato italiano che ripropongono le storie classiche e, sempre in quel formato, un mensile che presenta storie inedite e parallele. Credo che il punto di forza di Dago sia il fatto che è un eroe classico, da romanzo.

Le storie che sto scrivendo sono ispirate ad avvenimenti realmente accaduti, come La congiura dei Fieschi, ambientata a Genova e appena pubblicata su Lanciostory, disegnata da Edym, o la Chianca Amara, che uscirà il 10 agosto e che ha i disegni di Vincenzo Mercogliano. Questa racconta l’eccidio di Vieste.”

Hai anche ambientato una storia di Dago in Sardegna.

Sì e uscirà a settembre, sempre su Lanciostory, e fonde realtà e leggenda. Qui Dago si muove tra Sassari, Porto Torres, l’Asinara sino ad arrivare a Olmedo, di cui raccontiamo la distruzione per mano dei pirati. I disegni sono di Silvia Marino.”

Come nasce precisamente una storia a fumetti?

Si parte dalla storia. Ho un’idea e la sviluppo in un soggetto. Se la storia è buona e funziona, la sceneggio. A differenza di un film, un fumetto si sceneggia vignetta per vignetta, descrivendo le situazioni che il disegnatore dovrà rendere graficamente e inserendo i dialoghi.

Quindi, la sceneggiatura passa al disegnatore che realizza le matite. Questi disegni preliminari vengono esaminati ed, eventualmente, si stabiliscono le correzioni. Una volta approvate le matite vengono definite e passano all’inchiostrazione. Spesso, e soprattutto in Italia, gli inchiostri vengono fatti dal disegnatore stesso; altre volte, come accade in America, l’inchiostratore è una figura professionale a sé stante.

A questo punto, le tavole disegnate vengono digitalizzate. Se la storia è a colori, i file vanno al colorista; altrimenti passano direttamente al letterista che aggiunge i balloon e scrive i dialoghi presenti in sceneggiatura. Supervisionata ulteriormente dalla redazione e dalla direzione, la storia può andare in stampa.”

Qual è il lavoro che hai svolto di cui sei più entusiasta?

Questo è un periodo molto felice e sono soddisfatto di tutto ciò che sto facendo con Aurea. Amo le storie di Dago e Freeman mi sta dando molte soddisfazioni.”

Nel corso della tua vita professionale hai lavorato un po’ in tutti gli ambiti della comunicazione. Oltre ai fumetti scrivi libri, sia saggi che fiction, hai lavorato in tv, davanti alla telecamera e in produzione, hai lavorato in radio e prodotto musica, e da giornalista hai scritto per molti giornali prestigiosi e tanti altri li hai diretti. C’è qualcuno di questi media che ti manca o occupano solo una parentesi della tua vita?

In realtà non li ho mai abbandonati. Mi dedico principalmente al fumetto perché è la mia vita, è dentro le mie vene ma amo raccontare e ogni mezzo è buono per farlo. Ma per rispondere alla tua domanda, quello che più mi manca è la radio. L’ho fatta per qualche anno negli anni Novanta e mi divertivo un mondo. Tornerei a farla volentieri.”

Sei sardo ed abbastanza orgoglioso d’esserlo. Questo ispira il tuo lavoro sostanzialmente oppure no?

La Sardegna è una terra magica e ha un certo magnetismo che, volente o nolente, ti influenza per forza. È una terra di storie antiche e spesso è difficile distinguere quanto mito e realtà contengano.

Non ho mai ragionato su quanto mi possa influenzare, ma parlando di Dago, per esempio, la forza del mare riesce a farmi entrare ancora più in sintonia con il personaggio. Mi dicono che dei sardi ho la testardaggine e forse è vero, anche se preferisco chiamarla determinazione.

E i sardi sono così: quando hanno una buona idea, un progetto valido, riescono a concretizzarlo. Potremmo fare decine di esempi. La Sardegna è casa mia e non l’ho mai lasciata.”

Hai qualche consiglio veloce per aspiranti autori di fumetti là fuori?

Chi si vuole avvicinare professionalmente al mondo della narrativa lo deve fare seriamente, come una sorta di missione. Insomma, non prendetelo come un hobby: se volete diventare professionisti non potete farlo nel tempo libero ma deve diventare un lavoro a tempo pieno. E, soprattutto, divertitevi. Se non vi divertite a farlo, è inutile!”

intervista a cura di Massimo Usai

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