Intervista a Gian Marco Ciampa

25 settembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Intervista a Gian Marco Ciampa: giovane eccellenza della chitarra classica italiana

Sono le 14.30 in Italia e sono seduta al tavolo della cucina con una tazza di caffè bollente mentre il telefono sta squillando: beep beep.

In Australia è quasi mezzanotte e dallo schermo compare un volto assonnato che mi risponde con un marcato accento romano: quel volto appartiene a Gian Marco Ciampa, astro nascente della chitarra classica Italiana.

Ha passato tutta l’estate impegnato tra masterclass e concerti, tra i quali spiccano il concerto assieme all’Orchestra Giovanile di Roma e la partecipazione all’Italian Guitar Campus, format strutturato su una settimana di esibizioni e lezioni, con più di duecentocinquanta partecipanti da tutta Italia e ora è appena iniziato il suo tour, che lo vede protagonista in ben quindici date diverse in Australia e non mi sono fatta sfuggire l’occasione di porgli qualche domanda.

Sei partito da poco per il tuo ultimo tour: ci puoi svelare come si svolgerà? Parlacene un po’.

Suonerò in tutte le città più importanti d’Australia e finirò con tre date nelle città più grandi della Nuova Zelanda.

Ammetto che è un tour pesante perché ho un concerto quasi ogni giorno, con annesse le varie masterclass e per spostarmi da un posto all’altro ci vuole davvero tanto tempo (sono reduce da un viaggio di quattro ore solo per andare da Perth a Melbourne), però amo l’Australia, è la terza volta che vengo qui e ne sono davvero felice.

Per quanto riguarda il repertorio, per chi mi conosce, sa che solitamente prediligo quello contemporaneo e del Novecento, però c’è da dire che non tutti i programmi che porterò sono uguali, essendo comunque sempre orientati più verso la musica dell’ America Latina.

Hho scelto compositori di ampio pubblico di proposito, perché molti dei festival nei quali suonerò non sono solamente chitarristici e così posso presentare un programma adatto a chiunque voglia venire ad ascoltare il mio concerto.

Per l’occasione è uscita anche un’ulteriore versione di ‘Río’, il tuo Ep giusto?

Si, per questo tour è stata stampata un’edizione limitata di Río, una versione lunga, essendo nato come un Ep, all’interno del quale sono contenuti altri brani oltre a quelli originalmente pensati per esso e alcune registrazioni live di brani che ho registrato.

In conclusione posso dire che è una versione deluxe di Río sempre però rimanendo orientati sulla musica del Sud America.

Hai già fatto tantissimi concerti e tour, come si evince dalla tua biografia nel tuo sito ufficiale, hai un’ esperienza che ricordi in particolare o ti sta più a cuore delle altre?

Questa è una domanda difficile, ogni volta che parto è un’esperienza a sé, un libro a sé stante, perché ogni posto mi offre molto, non solo dal punto di vista musicale ma anche da quello culturale, a partire dalle persone che incontri, dalle città che vedi: in definitiva è dura sceglierne una.

L’Australia è un paese che ho sempre amato, ma sono innamorato ugualmente del Giappone come dell’Argentina, nella quale sono stato l’anno scorso in tour per due settimane…veramente non saprei decidere.

Ogni luogo mi ha accolto in maniera calorosa, onestamente adoro vederne le diversità e dall’altro lato scoprire quello che invece ci unisce tutti quanti, cioè la musica, perché se vieni a vedere un concerto vuol dire che qualcosa ti ha spinto ad andare lì e alla fine siamo tutti spinti universalmente dalla stessa cosa, anche se abitiamo a migliaia di kilometri di distanza

Giusto per “rovinare” questo discorso dal quale dovremmo tutti trarre ispirazione, qual è la cosa più assurda che ti è successa in giro per il mondo?

Paradossalmente la cosa più bizzarra e, che racconto spesso ai miei amici come aneddoto, mi è capitata proprio in Italia, più precisamente a Bologna: durante un concerto che stavo eseguendo sento un urlo dal pubblico, al quale poi si aggiungono altri schiamazzi e allora inizio a spaventarmi, credendo che fosse entrato un matto all’interno della loggia.

In realtà era una signora che per il troppo caldo si era sentita mancare e abbiamo dovuto, ovviamente, interrompere il concerto e aspettare l’arrivo dell’ambulanza

E poi?

E poi mi hanno fatto continuare da dove mi ero interrotto: devo ammettere che raccontandola forse non fa così ridere.

Parlando un po’ di tecnicismi, ognuno di noi musicalmente ha una capacità che prevale rispetto alle altre: quale credi sia la tua?

foto © di Stefano Delia

Beh, questa domanda non dovresti farla a me, ma a chi è dall’altra parte del palco.
Forse l’elogio più frequente che mi sento rivolgere è la comunicatività che esprimo quando suono e questo mi riempie di gioia.

Anche se ho risposto in maniera un po’ più generale alla tua domanda, sapere che la gente che mi ascolta sente in maniera diretta ciò che voglio esprimere è importante, perché alla fine è un po’ quello per cui suoniamo: cercare di esprimere le proprie emozioni attraverso la musica.

Parlando di tecnica a me sembra che non venga mai nulla – dice con una risata fragorosa – non sono mai stato uno che studiava in maniera rigida, sono sempre stato un po’ indisciplinato.

Alla fine credo che lo studio sia una cosa totalmente soggettiva; io personalmente non sono mai stato uno che faceva ore e ore di tecnica, proprio non fa parte della mia indole, ma credo sia importante saper riconoscere i propri punti di forza e le debolezze e lavorarci.”

Mi hai parlato fino ad ora del Novecento: cosa ti attrae di più di questo repertorio?

Mi trovo più a mio agio a suonare musica contemporanea e novecentesca: ultimamente una cosa che mi piace fare è scoprire brani sconosciuti di autori conosciuti, perché solitamente sono quelli famosi verso i quali si nutre maggiore interesse, mentre io credo che ci sia un enorme repertorio un po’ più segreto che meriti attenzione.

Sempre collegandoci invece ai grandi classici, ci sono pezzi intramontabili che non ho mai avuto l’occasione di studiare, oppure che ho studiato all’epoca e che sto approcciando ora come una sorta di riscoperta (tra i quali cita di Preludi di Villa-Lobos, che sta attualmente eseguendo in tour) con un’altra maturità, rispetto a quella che avevo da ragazzo e che a volte mi porta a suonarli come se in realtà non li avessi mai nemmeno conosciuti.”

Sei uno dei chitarristi più eclettici del panorama classico, difatti sei presente anche nell’ambiente musicale moderno (Gian Marco ha da poco scritto e prodotto assieme a Sine la traccia Blue Marlin che chiude l’album Untitled del rapper Gemello): come mai questa scelta? Ti stai facendo capogruppo di un movimento che mira a portare una sorta di avanguardia nel panorama classico?

Il fatto che io abbia un piede nella musica leggera è un fatto naturale, iniziato da quando avevo quattordici anni, quando cominci con le prime band e ho sperimentato davvero tanti generi musicali diversi; fa parte del mio background, non è una scelta e devo dire che il mio passato da musicista leggero mi ha poi dato molti spunti che ho riutilizzato nella classica.

Poi sono iniziati gli impegni da concertista ed è stata l’ora di capire quale fosse la mia priorità.

Non ho mai abbandonato il mio animo “moderno”, succede semplicemente perché ho voglia di farlo, di provare quelle sensazioni che solo quel tipo di musica ti può dare, ma lo faccio solo per me stesso.

Anzi, la cosa che più mi rende orgoglioso è l’aver preso parte a vari progetti proprio come chitarrista classico, mixando un po’ i due mondi: mi piace fare cose nuove che abbiano attitudine con la musica classica, cercare di contribuire ad avere una comunicazione di un certo tipo, di dare una nuova impronta a quello che è il mondo della chitarra classica, anche semplicemente con l’impronta visuale nei video.

Hai suonato anche con Margherita Vicario, esperienza che vi ha portati a condividere il palco con Mogol: vi vedremo assieme per progetti futuri?

Io e Margherita abbiamo ideato un progetto che si chiamava Leggermente classico: come ho precedentemente detto, in quel periodo stavo un po’ lasciando l’ambiente leggero perché iniziavo a essere molto impegnato con la musica classica e poi abbiamo avuto questa idea di unire i due mondi, con l’obiettivo di fonderli.

Questo progetto ha poi preso il volo, tant’è che lo abbiamo portato in scena in versione extended, accompagnati da un’orchestra sinfonica, quando abbiamo suonato alla Casa del Jazz a Roma. In quel momento ho iniziato a scavalcare un po’ lo steccato che me le faceva vedere come due realtà inconciliabili.

Margherita ora è molto impegnata con la sua carriera solistica (la cantante ha pubblicato da poco due singoli, ndr), ma mi piacerebbe sicuramente ripetere l’esperienza in futuro!

Sei il creatore di Music Lab, che ha visto come primi protagonisti Coez e Francesca Michelin: parlaci un po’ di com’è nato questo progetto. Ci sono in programma altre date?

grafica © di Bisnio

Music Lab nasce dal desiderio di aiutare le persone meno fortunate perchè in qualche modo dentro di me sentivo di non fare abbastanza.

L’unica parte di me che potevo mettere al servizio degli altri in maniera competente era la musica, facendo esattamente quello di cui ero capace, ed è da qui che poi è nata l’idea di andare all’ospedale Bambin Gesù.

Questo progetto si propone come una realtà che mira ad insegnare una canzone ai bambini, in un range che va dagli otto ai diciassette anni, facendola imparare loro in un paio d’ore per poi suonarla tutti assieme facendola ascoltare all’artista famoso che è stato scelto per quella giornata.

È un’emozione che ti riempie il cuore, soprattutto osservare le espressioni dei ragazzi quando vedono entrare i loro idoli in ospedale: ti ripaga di tutti gli sforzi fatti per organizzare l’evento, che è possibile grazie anche all’aiuto di alcune persone a me care (cita Scarda, Matteo Casilli, Matteo Costanzo e Gianmarco Dottori) e al Cet di Mogol che ci presta gli strumenti per la giornata.”

Di seguito le date del tour:

grafica © di Bisnio

13.09 Perth, Australia
22.09 Melbourne, Australia
24.09 Devonport, Tasmania
27.09 Hobart, Tasmania
29.09 Brisbane, Australia
02.10 Darwin, Australia
04.10 Canberra, Australia
05.10, Sydney, Australia
06.10, Sydney, Australia
10.10, Sydney, Australia
11.10 Wellington, New Zeland
15.10 New Plymouth, New Zeland
17.10 Hamilton, New Zeland
19.10 Auckland, New Zeland

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Intervista a cura di Marta Boraso

foto © di Alice Camandona

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