Anima Soul e Cuore Jazz: intervista a Simona Severini

29 luglio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Intervista alla cantautrice Simona Severini

foto © di Chiara Mirelli

Simona Severini è una cantautrice nata a Milano, dalla voce delicata, l’anima soul e le influenze jazz.

Ha alle spalle esperienze sia nell’ambito musicale che nel teatro e ha collaborato con vari musicisti, comparendo nei dischi di Enrico Pieranunzi, Pacifico e Ron.

Il suo percorso da solista l’ha portata a girare chitarra e voce per l’Italia e l’Europa, in festival come Umbria Jazz e London Jazz Festival e l’8 marzo 2019 si è esibita al Quirinale davanti al Presidente della Repubblica che l’ha nominata Cavaliere.

Il 10 luglio 2020 è uscito il suo Ep Ipotesi, preceduto dall’omonimo videoclip uscito il1 luglio con regia e fotografia di Gigi Martinucci.

Ipotesi presenta un sound pulito e caldo che mescola jazz ed elementi vintage pop all’interno di una dimensione cantautorale.

Contiene sei tracce: tre inediti, quali Ipotesi, Madre, che si pone come una panoramica sul rapporto tra figli e genitori e Cuore, una dedica ad un amore ormai finito; le altre tracce sono delle rivisitazioni personali di tre brani ai quali Simona è molto legata: I can’t make you love me di Bonnie Raitt, LOVE. di

Kendrick Lamar feat. Zacari e Una mano sugli occhi di Niccolò Fabi.

Per l’occasione Tablet Roma le ha fatto qualche domanda:

Com’è nata l’idea di fare questo Ep?

Realizzarlo è stato relativamente veloce: tranne Ipotesi, che è stato registrato in un contesto tutto suo, le altre tracce sono state registrate durante una live session chitarra e voce in presa diretta.

 L’idea era quella di riprodurre la dimensione del concerto, essendo che io vengo principalmente da lì.

Avevo voglia da tanto tempo di registrare qualcosa di mio, che rappresentasse un periodo particolare della mia vita in cui ho girato da sola, chitarra e voce e, volevo di conseguenza fare un lavoro che racchiudesse questo tipo di sound, molto minimal.

Com’è stato portare ai giorni nostri, in un ambiente prevalentemente indie, questa tua vena jazz/soul e trasportarla nella lingua italiana?

Il problema del resto panorama non me lo sono mai creata, se devo essere onesta. Il jazz comunque è un genere di nicchia, ha una sua evoluzione che rimane legata al suo ambiente, ma i suoni, come le atmosfere prese in prestito dal R&B,  dal rap, o dalla trap, come dal neo soul americano sono trapassate con il tempo ad alcune produzioni italiane, come io stessa ho fatto.

Nel mio caso specifico ho solo seguito quello che mi piaceva e ne ho riportato le atmosfere.

Quali sono le tue influenze musicali sia italiane che straniere?

Musicalmente parlando, ho sempre ascoltato molta musica americana e tra gli artisti che più mi hanno influenzata ci sono sicuramente Robert Plaster, che è uno dei musicisti che più ha avuto un effetto impattante su di me e Bon Iver; ultimamente sto ascoltando inoltre Anderson Pack.

Per quanto riguarda la musica italiana, assolutamente Nicolò Fabi, del quale ho anche inserito una cover in Ipotesi di uno dei dischi che considero più belli di musica italiana; Pacifico con il quale ho lavorato e che mi ha influenzata nella scrittura e Franco126, che ho ascoltato tanto e mi piace.

Siamo in un periodo davvero complicato per l’ambiente musicale a causa della pandemia di Covid che ha colpito il nostro Paese e il tuo Ep è uscito il 10 luglio, una scelta coraggiosa di questi tempi: riusciremo a vederti in giro per un tour?

“L’idea iniziale era di farlo uscire a maggio e probabilmente, da come dicono, la pandemia tornerà ad ottobre, quindi non ho visto molte alternative riguardanti la pubblicazione: o adesso oppure nel 2021.

Non ho voluto aspettare troppo e devo ammettere che è servito a me stessa per reagire a questa situazione.

Per quanto riguarda le date, ci stiamo muovendo per il tour, che inizierà a settembre.

Com’è nata la collaborazione con Pacifico?

Io e Pacifico ci conosciamo da tempo, essendo che ho cantato in un suo tour anni fa e ho lavorato con lui in svariate po’ di occasioni: quando ho iniziato a scrivere i miei pezzi, che sarebbero poi finiti in Ipotesi, sentivo di aver bisogno di un aiuto per riordinare ed indirizzare il mio lavoro e in lui ho trovato l’aiuto che cercavo.”

Come mai hai scelto di inserire, oltre ai tuoi inediti, anche tre cover all’interno dell’Ep?

Come ho detto prima, volevo che questo Ep rappresentasse quello che ho fatto in questi anni, durante i quali suonavo cover, oltre che ai miei pezzi nelle date. Sono brani che personalizzo moltissimo e che suono da sempre, da tempo immemore.

Il fatto che due siano in lingua inglese è un caso in realtà, come il fatto che siano diverse: canto quello che mi piace, senza farmi troppi problemi a priori.

Il filo conduttore che li lega è più affettivo che musicale a prescindere.

Se vuoi saperne di più su Simona: InstagramFacebookSpotify

intervista a cura di Marta Boraso

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