József Szájer, europarlamentare alla festa sessuale

11 dicembre 2020 | commenti: Commenta per primo |
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L’europarlamentare József Szájer è stato scoperto ad una festa sessuale

La notizia dell’Euro Deputato Ungherese József Szájer, che è stato scovato dalla polizia in un locale privato che partecipava ad una festa con temi sessuali con altre 25 persone, ha fatto scalpore, sorridere, riflettere e causato la caduta della sua immagine politica nel suo Paese.

Una notizia partita in sordina una sera fredda in pieno lockdown, è diventata virale non solo nelle prime pagine dei giornali dei Paesi Bassi, ma ora è completamente in primo piano in mezza Europa.

Conseguentemente alle sue azioni, József Szájer si è dovuto dimettere dalla carica di Europarlamentare ed inoltre ora dovrà rispondere alle autorità belghe sul fatto che in pieno lockdown fosse presente a una festa che avrà conseguenze anche giuridiche per chi ci ha partecipato e chi ha organizzato l’evento.

Quello che intriga la mia osservazione del fatto è capire cosa possa implicare questa storia nel futuro immediato.

Stavo cercando di immaginare i pensieri che correvano nella mente di József Szájer mentre, in una folle, irrazionale frenesia, si arrampicava fuori dalla finestra della casa privata, nel centro di Bruxelles, in cui aveva preso parte a un party dove il tema sessuale, ma più circoscritta all’omosessualità’, stava per cambiarti la vita per sempre.

Immaginate i suoi pensieri, mentre stava fuggendo dall’orgia con altri 25 uomini, mentre la polizia si faceva strada nei locali dopo essere stata allertata da “strani suoni” che riverberavano in tutto l’edificio, da parte dei coinquilini del cittadino polacco che gestiva ed aveva organizzato la festa.

Mi chiedevo: quali erano le paure che hanno provocato la reazione Szájer a fare in fretta nel fuggire ed a farlo con tanta disperazione fino al calarsi dalla finestra sul retro come in un film noir degli anni ‘70?

Quali pensieri stavano rimbalzando nell’interno della mente di questo politico, che ha redatto lui stesso la costituzione ungherese del 2011, discriminando direttamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel paese e puntando quasi tutta la sua azione politica in una vera caccia alle streghe verso il movimento LBGT del suo Paese?

Naturalmente, a un certo livello, potrebbero essere stati semplicemente pensieri di terrore. Essendo un uomo seriamente importante nella vita politica ungherese, membro del Parlamento europeo dal 2004 e con la sua esperienza, lo porta ad essere di sicuro ben consapevole delle ramificazioni politiche che l’episodio potrebbe comportare per il suo partito di estrema destra Fidesz.

Scappava e pensava a questo, senza dubbio.

Oppure pensava e temeva per il danno che lo scandalo avrebbe arrecato al suo matrimonio, essendo lui stato sposato con il giudice Tünde Handó dal 1983, giudice di alto profilo nella vita sociale e politica ungherese.

Ma forse potrebbe avere avuto semplicemente la preoccupazione puramente razionale di essere rimproverato dalle autorità Europee e Belghe, per aver preso parte a un raduno di massa durante il periodo di blocco del coronavirus in Belgio.

Ma Szájer, in qualità di membro fondatore della Fidesz, Partito nazional-conservatore, ha avuto probabilmente una fitta di tragica veglia, quasi un episodio Epifano, nel momento in cui la squadra di poliziotti belgi ha iniziato a bussare alla porta di casa dell’oramai famoso “gay party”.

Fuggire come ha fatto lui, in un modo così frenetico e pietoso, gioca in modo analogo alla situazione della comunità LGBT emarginata nel suo stesso paese – fuggendo come fanno, su base metaforica o addirittura letterale, ogni singolo giorno della loro vita, in una cultura che ha demonizzato profondamente l’omosessualità.

Quello di cui Szájer forse ha pensato al momento della sua audace e ridicola fuga, non è stato solo il danno collaterale alla sua reputazione, al suo sostentamento o al suo matrimonio: la speranza è che abbia avuto una visione improvvisa, perforante e terrificante del proprio senso di vergogna per un’attività che dovrebbe essere invece senza vergogna in una moderna democrazia liberale.

In sostanza, Szájer, per un breve momento, spero abbia provato la sensazione di cosa significhi essere un omosessuale, vivere la realtà della sua sessualità in una società intollerabile.

Nella realtà dei fatti e per sua fortuna, Szájer, residente nella società liberale di Bruxelles, non aveva nulla da temere della sua tendenza sessuale, al massimo una multa per aver partecipato ad un Party illegale.

Ma nel nostro mondo, non c’è nulla nell’unione d’amore tra due uomini (o, in questo caso, un gruppo di uomini) di cui vergognarsi, perché’ Bruxelles non è Budapest.
L’avrà capito il signor Szájer?

La campagna antigay dell’Ungheria non si limita solo alla stesura della costituzione di Szájer, che afferma che il paese “proteggerà l’istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna stabilita per decisione volontaria, e la famiglia come base di la sopravvivenza della nazione.”

Budapest ha anche proposto ulteriori emendamenti alla costituzione che violerebbero i diritti della comunità LGBT di adottare bambini, nonché ulteriori erosioni al riconoscimento legale delle persone transgender nel paese.

Eppure, nonostante l’ipocrisia esasperante che emerge dall’impero della paura che Fidesz si è sforzata di costruire negli ultimi anni, prevale un senso di speranza nella storia devastante di József Szájer.

Perché in molti modi, dopo che le risate auliche delle folle brulicanti si saranno placate, rimarrà al centro di questa storia l’immagine dolorosamente tragica di un uomo così profondamente spaventato dal teatro di discriminazione che lui stesso ha costruito.

Szájer ora ha una scelta.
Come lui l’hanno i suoi simili pensatori nel suo Paese o in Polonia, dove il Partito di maggioranza PIS vede nel Governo ungherese un perfetto alleato per le loro politiche repressive contro i Diritti Umani.
Dicevo, ha una scelta da fare.

Certo, può reprimersi ancora di più e ritirarsi dal pubblico nel tentativo di salvare ogni residuo di una “tranquilla vita privata” che spera di avere. Lo farebbe non solo sapendo che questa è soprattutto un’esistenza falsificata della sua vera natura, ma estenderebbe anche il dominio della paura che Fidesz ha comprovato in Ungheria, a scapito di milioni nella sua stessa comunità.

Oppure può redimersi.

Ora Szájer potrebbe mobilitare questo ritrovato senso di fama di cui è entrato in possesso, per aiutare coloro che si sono sentiti così emarginati dal lavoro politico della sua stessa mente malata.

Potrebbe cogliere l’occasione per difendere le persone che per tanti anni ha discriminato, forse perché’ represso dalla sua vera natura.

In Ungheria, la comunità LGBT ora guarda a Szájer come un esempio di come un gay reso “pubblico” nel paese dovrebbe portare con sé la sua omosessualità in pubblico.
Dopo aver già fatto un grande tradimento, sicuramente non dovrebbe farne un altro?
Oppure questa è solo un’illusione e alla fine il nazionalismo fanatico cattolico di questi uomini e donne, che vorrebbero riportare il Mondo come era 200 anni fa, perverrà sulla realtà dei fatti?

Comunque si osservi l’intera vicenda, un piccolo episodio di cronaca potrebbe causare una grande rivoluzione in un Paese, l’Ungheria, che cerca d’essere moderno e aperto ed Europeo, ma che ha ancora molta strada da fare per esserlo.

di Massimo Usai

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Le immagini Pixabay appaiono in Creative Commons CC0

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