La coppia genitoriale

13 marzo 2020 | commenti: Commenta per primo |

Dopo la separazione: la coppia genitoriale

Anche questo mese si parlerà di coppia. Ma non più coppia coniugale, bensì coppia genitoriale. Perché, è scontato dirlo, la coppia che interrompe il legame coniugale, in presenza di figli non può smettere di essere coppia genitoriale. Essi non divorziano dai loro bambini e per questo motivo non possono mai completamente divorziare l’uno dall’altra.

Il compito più delicato per le coppie separate consiste proprio nel ridefinire la loro relazione come genitori, così da raggiungere lo scopo di promuovere nel miglior modo possibile il benessere dei figli.

Per arrivare a questo sarebbe sufficiente già che i due ex-coniugi riuscissero a stabilire una relazione in cui collera e conflittualità siano contenute o, meglio, elaborate. Non è un obiettivo facile da raggiungere perché non si tratta solo di trasformare il loro rapporto, che diviene più formale e distaccato, ma anche le regole che strutturano la personale relazione con i figli.

Questo cambiamento può avvenire soltanto se entrambi stanno vivendo un “divorzio psichico” reciproco: sono consapevoli dei motivi che hanno determinato il fallimento del matrimonio e riescono a pensare al futuro senza il timore di ripetere gli stessi errori.

Il modo in cui la coppia affronta ed elabora la separazione ha ovviamente ricadute sulla prole: numerose ricerche confermano che il benessere dei figli è strettamente legato con il tipo di relazione esistente tra i genitori separati e che la qualità di tale rapporto influenza l’adattamento dei figli, l’autostima del singolo genitore e la qualità della loro funzione educativa. Inoltre, una buona relazione di co-genitorialità determina anche la possibilità per i figli di mantenere le relazioni con i membri delle famiglie di origine (nonni, zii, cugini): elemento anch’esso di importanza fondamentale per il loro benessere psicoemotivo.

Gli ex-sposi hanno da ritrovarsi intorno a degli obiettivi da condividere riguardo l’educazione dei loro figli e sviluppare strategie adeguate per raggiungerli.

Gli elementi indispensabili per realizzare una cooperazione positiva sono: portare rispetto per l’altro genitore, mantenere una comunicazione costruttiva riguardo i figli, che comporti sia lo scambio di informazioni sia l’aiuto nella risoluzione dei problemi; condividere la responsabilità circa la funzione educativa e, elemento più importante, è necessario che entrambi siano realmente convinti che l’ex-partner sia davvero un buon genitore da stimare e, se possibile, sostenere. In questo modo sarà possibile raggiungere l’obiettivo di una relazione tra genitori e figli più calorosa, intima e che si basi su una maggiore comunicazione e collaborazione.

Gli psicologi hanno studiato i modi di riorganizzazione della coppia genitoriale, così classificandoli

La diade dissolta

Si ha quando uno dei due partner, di solito il padre, sparisce completamente o quasi dopo la separazione, dimostrandosi incapace di mantenere un rapporto con i figli e con l’intento di “rifarsi una vita” magari con una nuova partner; nel frattempo, il genitore affidatario svaluta e colpevolizza il genitore assente agli occhi dei figli.

Gli amici perfetti

Descrive quelle coppie che hanno in comune la mancata rielaborazione della separazione e che continuano ancora a condividere abitudini familiari o magari anche momenti di complicità e passione. Tra di loro rimane amicizia ed condivisione della genitorialità ed i figli godono di ottime relazioni con entrambi i genitori e le famiglie d’origine. Questo clima apparentemente ideale tende però a “scoppiare” qualora capiti che uno degli ex-coniugi inizi una relazione stabile con un nuovo partner. L’entrata di un “terzo” fa crollare l’accordo implicito, riapre il conflitto e pone di nuovo gli ex-coniugi di fronte alla necessità di elaborare la perdita connessa alla separazione.

I colleghi collaboranti

Rientrano in questa categoria le coppie in cui entrambi hanno rielaborato il lutto della separazione coniugale, che sono in grado di definire una relazione collaborativa, rispettando i confini dei singoli nuclei familiari. Essi presentano confini ben definiti, alta coesione, disponibilità a condividere le responsabilità educative.

I colleghi arrabbiati

Sono gli ex-coniugi che continuano a mostrare risentimenti e conflitti senza trovare un accordo circa gli stili educativi e cercano di farsi “alleati” i figli. Questi ultimi vivono con senso di colpa e mancanza di libertà i rapporti con i genitori perché si sentono a disagio di fronte alle richieste di schierarsi con l’uno o l’altro genitore.

I nemici furenti

Sono questi i casi di conflitto estremo, che non lasciano spazio ad alcuna possibilità di collaborazione. La rabbia è così intensa da arrivare a non accettare e rispettare i diritti dell’altro neanche come genitore: l’ex-coniuge diviene il nemico da estromettere da tutto, anche dalla vita dei figli. In questi casi, quasi sempre il bambino viene strumentalizzato con grave rischio per il suo benessere psicoemotivo.

In Italia, la dott.ssa Donata Francescato ha individuato le diverse modalità di continuare ad essere genitori dopo la separazione e gli effetti sulla relazione tra genitori e figli. Li ha così definiti

Cogenitori

Sono gli ex-coniugi rimasti amici, i quali spesso si trovano a svolgere delle attività insieme, anche in assenza dei figli; condividono la responsabilità per la loro cura ed educazione; parlano spesso di loro e decidono insieme. Essi hanno trasformato il loro vecchio rapporto in uno nuovo di amicizia, si sostengono a vicenda e aiutano i figli a mantenere un rapporto positivo con l’altro genitore. Così i bambini rimangono in buoni rapporti con entrambi gli ex-partner ma anche con tutti e due insieme, dato che in molte occasioni la famiglia si riunisce.

Genitori colleghi

Rispettano l’uno gli stili e le scelte educative dell’altro; si accordano sui tempi e le modalità con cui ciascuno può stare insieme ai figli; non interferiscono l’uno negli atteggiamenti dell’altro. Nonostante essi si vedano poco e solo per parlare di questioni che riguardano i figli, difendono sempre le scelte del ex-partner davanti a loro, cooperano e presentano livelli moderati di conflitto.

Genitori competitivi

Sono gli ex-coniugi che continuano ad occuparsi dei figli ma sono in aperto disaccordo tra loro, si criticano e mettono in discussione le rispettive scelte di fronte ai figli. Alcuni di questi genitori evitano di incontrarsi e litigano solo occasionalmente, altri invece si scontrano molto spesso anche in presenza dei figli o tramite loro, accusando e sminuendo l’altro partner e facendo richiesta ai figli di schierarsi dalla propria parte.

Genitori nemici

Sono in aperto conflitto, non tollerano di incontrarsi, si svalutano e disprezzano apertamente in modo reciproco. In questi casi, può accadere che il genitore non affidatario venga spinto a non occuparsi dei figli e scompaia per lunghi periodi. Il rapporto genitoriale viene sacrificato a causa dell’incapacità di porre fine al conflitto e accettare la separazione.

Non serve sottolineare che se la conflittualità esistente prima del divorzio continua a persistere in modo prolungato anche dopo la separazione, si creerà una situazione nella quale saranno i figli a trovarsi veramente a rischio, determinando la possibilità di sviluppare disturbi del comportamento e della personalità.

Sembra un ossimoro parlare di “buon divorzio” ma, da quanto scritto, esso potrà essere considerato tale quando una famiglia con figli rimanga comunque una famiglia e quando i genitori continuino a preoccuparsi ed occuparsi dei bisogni fisici, emotivi ed economici della prole.

I figli avuti insieme danno vita ad un legame che non si interrompe mai: si rimane genitori per tutta la vita.

Per questo motivo, per il benessere dei figli che deve divenire primario rispetto a ogni dolore e rispetto ad ogni rancore, i coniugi devono riuscire a «separarsi come coppia per ritrovarsi come genitori» (D. Francescato).

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Associazione Hikikomori Italia Onlus – Area psicologica Referente Roma Sud

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

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