La laurea ai tempi del Coronavirus

20 aprile 2020 | commenti: Commenta per primo |
Condividi con i tuoi amici:

Il Coronavirus non impedisce una laurea inseguita una vita!

Penso che ci fossimo tutti chiesti come sarebbe stato. Forse molti erano disposti a un compromesso, a una versione ridotta dell’evento che immaginavano. Meno fotografie, meno ospiti, meno coriandoli e champagne – ma si sarebbe potuto fare, purché si facesse.

Le date previste iniziavano dalla terza settimana di marzo. Sarebbe stato improvvisato, ma anche splendidamente vicino. Abbiamo continuato a sperarlo anche dopo che la data stabilita per annunciare i giorni delle nostre discussioni di laurea è passata senza che dall’università ci venisse detto niente.

E poi una mail dalla segreteria, e quella che sembra una semplificazione della faccenda: dovremo laurearci da casa, in via telematica. Penso che nessuno ci avesse pensato, e se qualcuno l’avesse fatto non l’avrebbe accettato felicemente.

Anche i più introversi di noi amano un momento di gloria.

Mi era capitato di passare davanti a un’altra sede della Sapienza – quella di Sociologia e Scienze della Comunicazione su Via Salaria – prima della chiusura completa dei negozi e degli istituti pubblici, e la fantasia di una cerimonia pubblica del genere si era presentata vicina e irresistibile.

Allestiamo un tavolo in salotto, davanti al muro con i fiori dipinti. La commissione e il relatore ci chiedono regole semplici. Una postazione silenziosa, dove ci troviamo soli. Un documento alla mano, va bene anche la tessera dello studente.

Una connessione internet che ci permetta di comunicare tutto il tempo, un numero a cui essere contattati nel caso la connessione non funzionasse. Sembra nuovo, quasi semplice a parole. La tensione è quella che si sentirebbe se potessimo uscire.

Studiare è monotono, dentro casa. Mi mancano i bar che ero solita frequentare, le passeggiate nel quartiere per interrompere la ripetizione, l’aspettativa di una sessione di allenamento in palestra di sera. Un pomeriggio, quando esco a fare la spesa, mi trovo a ripetere la mia tesi al di sotto della mascherina. Quando siamo in vena ci scherziamo persino sopra.

Almeno non ci sarà da uscire, di mattina presto e in un mese dell’anno ancora freddo.

Con i miei fratelli immaginiamo di passare la discussione e i festeggiamenti in pigiama, o in tuta da ginnastica. Dopotutto, indossando il completo elegante di sopra e i leggings della palestra di sotto, nessuno nella commissione dovrebbe accorgerci di niente.

Il grande giorno passa impercettibile. Appena la connessione su Google Meet è avviata – portando via con sé la paura latente di non ricevere la fatidica mail d’invito – dialogare con la commissione dalle cuffie è come averli seduti in salotto. Viene quasi voglia di offrir loro un caffè.

Ed è così che scopriamo, io e gli altri laureandi, che laurearsi è semplice.

Difficile capire a cosa pensino gli altri ragazzi dall’altra parte dello schermo. Certamente anche loro immaginavano una laurea tradizionale, con i coriandoli e la cena con gli amici. Il brindisi con lo spumante, gli applausi e la commozione dei parenti, l’uscita trionfale dal cancello della facoltà verso nuove opportunità lavorative.

Ma se la sessione è facile, e l’ansia se ne va, non possiamo che esserne grati in giorni come questo. Ci salutiamo soddisfatti, sorridenti.

La proclamazione della laurea è stata registrata, e ci viene mandata via mail poco dopo la fine della sessione.

Ogni tanto la riascolto, come per convincermi che è successo davvero.

Laurearsi durante il Coronavirus suona eclatante, all’inizio. Sei un eroe della quarantena, sei un giovane volenteroso che si adatta alle circostanze e non si fa piegare dai problemi. Alla fine, dopo una settimana e anche più, l’unica certezza è che ci siamo laureati, e siamo felici di avercela fatta.

Possiamo concederci un sorriso.

Sembra strano scrivere questo articolo adesso, che la quarantena è diventata parte integrante delle nostre vite e ne siamo immersi giorno dopo giorno. Ho passato la Pasqua dentro casa, lontano dai parenti e dal divertimento.

Mi piace pensare che un’esperienza come questa verrà ricordata, in qualche modo, quando la quarantena diventerà per tutti noi un ricordo distante.

Siamo fortunati: nessuno dei nostri cari è a rischio.

Rimaniamo in contatto gli uni con gli altri, ci scambiamo favori nell’uscire. Vogliamo costruirci una routine, una versione in scala del mondo interno nello spazio della nostra casa e delle nostre stanze. Paradossalmente, l’unica occasione speciale nella nostra quotidianità è la cosa più vicina alla nostra vita precedente di quelle che ci sono capitate durante questo periodo così scombussolato.

Perché per un attimo, quando stappiamo quell’unico champagne e salutiamo i parenti al telefono, ci sembra di aver vinto. Qualcosa di cui abbiamo disperatamente bisogno da quando siamo qui.

Sta arrivando la primavera, le giornate si allungano, e siamo laureati.

di Maria Flaminia Zacchilli

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

Immagini Pixabay di repertorio in Creative Commons CC0

Forse potrebbe piacerti anche:

L’amore oltre il Coronavirus

 

 

 

Condividi con i tuoi amici:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.