La parola

27 marzo 2019 | commenti: Commenta per primo |

Ogni parola che non impari oggi, è un calcio nel sedere domani.

(Lorenzo Milani)

 

Corri quando puoi, cammina quando devi, striscia se serve, ma non mollare mai. (Dean Karnazes)

 

Se continua così, l’uomo si atrofizza tutte le membra, tranne il pulsante-dito. (Frank Lloyd Wright)

 

Una volta avevo una vita. Ora ho uno smartphone e una connessione Wi-Fi. (Anonimo)

 

Quanto si corre! Fare le cose con calma è diventato un lusso. E se ci riesci passi pure, a volte, per uno che non ha niente da fare. Invece no, bisogna stare sul pezzo. Essere aggiornati, ad esempio, su tutte le migliorie tecnologiche è necessario, altrimenti rimani tagliato fuori dal progresso. Già il fatto che io usi la parola “migliorie” fa capire quanto sia ancorato al passato.

Non ci si migliora più, ora si fanno gli upgrade! Di seguito qualche esempio.

La tastiera – Innanzitutto oggi si dice keyboard. Se dici tastiera fai subito preistoria. Oggi ne esiste anche una che si arrotola!

I CD – Ancora mi stai con i CD? Quelli usali come frisbee. La musica si scarica!!! C’è il download! Io sono rimasto alla hit parade di Radio2 presentata da Tiberio Timperi. Invece ora ci sono decine di varietà di classifiche. Si stimano i supporti fisici (i cari vinili e i CD), i download digitali, gli streaming, …. ecco già mi sono perso.

Gli sms – non li scrive più nessuno! A me sembra ancora una cosa modernissima. Macché. I ragazzi di oggi non sanno quasi cosa siano. Impera whatsapp. Che per me è simile agli sms. E no! Io non lo uso come si deve. Per esempio io saluto, scrivo correttamente e addirittura descrivo le sensazioni!! Ma noooooooo! Si usano le emoticon! Anticoooooooo. Si usano le K, le X, le parole senza vocali, (xké scrivere msg x esteso è 1 pb!). Eppoi ci sono soprattutto, anzi sprttt, i vocali. Che non sono i mariti delle vocali, ma i messaggi vocali. Lo dice pure la canzone dell’estate scorsa: “ti mando un vocale, di 10 minuti,….”. Ma se ho 10 minuti di tempo, io telefono! E poi ora esistono le storie. Ma su questo non so ancora nulla. Al momento sto cercando di capire cosa siano gli status. Mah!

I cavi – quali cavi? C’è il wireless, il bluetooth, la domotica. E io che ancora vado avanti a prese, prolunghe e ciabatte.

Quindi, ritornando al concetto di correre, mi riferisco anche al fatto di sbrigarsi ad aggiornarsi altrimenti non si riesce più a comunicare o a comprendere.

Parlo per me, eh! Per esempio, essendo a contatto con i giovani, devo sempre stare con le orecchie tese, con i pochi neuroni rimasti allerta e col cellulare pronto per googlare le parole nuove che mi vengono dette, che ovviamente fingo di conoscere, per poi girare l’angolo o andare in bagno per, appunto, cercarne il significato.

Negli ultimi anni sono entrate nel nostro vocabolario, certificate dall’Accademia della Crusca, dalla Treccani e da tutto il cucuzzaro, parole come: influencer (colui o colei che influisce sulle scelte del look o sull’acquisto di ciò che fa tendenza da parte di chi lo/la followa, cioè segue sui social network), spammare (inviare messaggi indesiderati), taggare (sempre nell’ambito dei social network, si tratta di associare il profilo di qualcuno ad una foto o a un video o a un articolo), flaggare (contrassegnare qualcosa con un segno di spunta, cioè un flag ✅).

Rifletto sul fatto che ci siano parole che già usiamo ma di cui non ne abbiamo chiara l’origine. Un esempio? Il black friday!

Ormai, ahimè, è molto popolare anche da noi. Anni fa credevo fosse il titolo di un film horror! Ebbene, si tratta del venerdì successivo al giorno del ringraziamento americano che cade il quarto giovedì di novembre. Il giovedì si festeggia Dio ringraziandolo per quanto ricevuto durante l’anno trascorso, mentre il venerdì ci si calpesta per correre (lo dicevo all’inizio che correre è fondamentale!) a comprare qualcosa che sicuramente ci serve tantissimo per vivere la nostra vita degnamente, ad un prezzo sbalorditivamente bassissimo. Notata la coerenza?

Andiamo avanti. Tra gli antichi fumatori delle vecchie e dannose sigarette e gli ammirevoli non fumatori, c’è un nuovo popolo, quello dei fumatori delle sigarette elettroniche. E ad ogni apparecchio elettronico che nasce, consegue naturalmente un certo numero di vocaboli nuovi nuovi. Nella fattispecie, come non citare il verbo “svapare”? Deriva dal sostantivo vapore e significa fumare una sigaretta elettronica, poiché nel farlo si emette quel vapore simile al fumo.

Beh, una volta a una festa mi hanno detto: “ti va di svapare?” e io imbarazzato ho risposto :”mi dispiace, sono monogamo!”

Che grezza (‘sta parola credo di dirla ancora solo io)! Insomma ho svicolato e sono andato al bagno di cui sopra per scoprirne il significato su google. Poi ci sono i dronisti. Non è un refuso, non sono i bei coatti di Maria del pomeriggio di Canale5! I dronisti sono i piloti dei droni. Se ancora non sapete cosa siano i droni informatevi da soli, perché questo lo so anche io. Ed ora concludo la kermesse di neologismi parlando della DPG, la Dark Polo Gang, una raffinatissima band trap (se non conoscete la musica trap non siete nessuno e la lettura di questo fondamentale articolo finisce qui).

Insomma, questa band ha il merito di aver coniato una parola della quale si sentiva la mancanza: bufu. È l’acronimo di “by us f*** u” (u sta per you nello slang americano e la parolaccia/il verbo con la “f” non la scrivo perché potrebbe leggere un minorenne.

Che poi il ragazzino che mi ha tagliato la strada con la bici ieri l’ha usata nei miei riguardi con una pronuncia impeccabile. Vabbè sarà stata certamente un’eccezione) che praticamente vuol dire “per quanto ci riguarda puoi anche andare a quel paese”. Secondo me è rivoluzionaria! Vuoi mettere quanto tempo si risparmia? Certo che, pensandoci un attimo, il gusto di mandare qualcuno a quel paese dicendo “bufu” si perde completamente. Ipotesi di turpiloquio fra due tizi:

Arturo: bufu!

Michele: Come ti permetti? Ma bufu tu e tutta la famiglia tua!

No, non funziona.

 

P.S. per chi non lo avesse capito il “pb” nel paragrafo sugli sms significa problema.

di Teo

 

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