La paura per l’anno che verrà

6 gennaio 2021 | commenti: Commenta per primo |
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La paura per l’anno che verrà

Stiamo dando il benvenuto al 2021 e, diciamolo, ben contenti di lasciarci alle spalle questo inconcepibile 2020. Inconcepibile… nel senso che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare di trovarsi a vivere quello che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo.

Ci siamo ritrovati in un clima di grande accelerazione emotiva, dove l’emozione che la sta facendo da padrona è sicuramente la paura.

Lo avete notato? Camminiamo tranquilli per una strada semideserta, appare un altro pedone che cammina verso di noi: il primo pensiero è guardare se ha la mascherina, il secondo è quello di allontanarsi, di mettere distanza. Certo, questo significa che stiamo rispettando le regole previste ma, dobbiamo ammetterlo, significa che abbiamo paura. Paura del pericolo che l’altra persona può rappresentare, paura del virus, paura di essere contagiati.

La paura è una delle emozioni fondamentali che ci mette in guardia dai pericoli e ci spinge alla sopravvivenza. È comune sia al genere umano che al genere animale e in psicologia essa viene così definita (dal Dizionario di Psicologia di Galimberti):Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il Sistema Nervoso Autonomo, che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza, disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga”.

La sensazione predominante, che innesca l’emozione, è quindi che qualcosa stia minacciando la nostra vita o la nostra integrità biologica (o anche quella delle persone e cose a noi care).

Il timore che qualcosa di brutto stia per accadere, fa sì che il nostro corpo produca un ormone, l’adrenalina, che induce cambiamenti fisici e mentali e che ci prepara all’azione, cioè a mettere in atto condotte aggressive, ad attaccare per eliminare o allontanare l’oggetto della paura oppure condotte difensive o di evitamento, come il fuggire così da evitare il possibile danno (condotte flight or fight).

In letteratura, troviamo altre due reazioni dinanzi a una situazione di pericolo: il freezing e il faint.

Il freezing è un’immobilità tonica: l’essere vivente sembra appunto congelato, immobilità che permette di non farsi vedere dal “predatore” mentre si valuta quale strategia (attacco o fuga) sia la più adatta per la situazione. Quando nessuna di queste strategie sembra avere possibilità di riuscita, l’estrema risposta possibile è il faint (la finta morte), reazione che si manifesta come una simulazione di morte, ovviamente automatica e non consapevole, con un distacco dall’esperienza e possibili sintomi dissociativi, come nel caso di eventi fortemente traumatici.

Una delle richieste che più frequentemente i pazienti portano nella stanza di psicoterapia è quella di vincere la paura, di non sentirla più. Sappiamo già come questo non si possa fare, perché non si può non sentire.

Inoltre la paura ha “radici biologiche” profonde: il neuroscienziato Paul MacLean ha approfondito, negli anni Settanta, la teoria del “Triune Brain”, o cervello tripartito. Nel corso dell’evoluzione, l’uomo ha strutturato l’encefalo attraverso un’organizzazione ed una funzione gerarchica ed esso viene suddiviso in tre sistemi principali: il Cervello rettiliano, che corrisponde al tronco encefalico; il Cervello mammifero, corrispondente al sistema limbico e il Cervello Logico, corrispondente alla neocorteccia.

Il Cervello rettiliano è legato all’inconscio ed è la sede degli istinti primari, delle funzioni corporee autonome, si occupa della risposta attacco-fuga, dei comportamenti non verbali, della sessualità e della riproduzione, della difesa del territorio, delle risposte involontarie determinate dall’istinto di sopravvivenza. Come appunto quelle che emettiamo quando viviamo l’emozione della paura.

Siamo allora destinati a rimanere in balia della paura, impotenti spettatori coperti da questo velo ansiogeno che ormai avvolge il mondo intero?

Viste le esperienze di quest’ultimo anno e visto quello che il 2021 chi chiederà (quasi sicuramente) di vivere, credo che non possiamo fare altro che ribaltare il paradigma della paura e intenderla come una parte naturale e sana di noi che sarebbe decisamente pericoloso non possedere; intenderla come una risorsa e trasformarla in un’alleata. In che modo?

La paura ha due componenti: una emotiva e l’altra razionale e consapevole. È proprio questa seconda componente, la razionalità, che deve essere sfruttata per agire diversamente rispetto ai comportamenti tipici, legati all’incertezza, all’immobilità o all’impulso. Essere razionali mentre si è impauriti sembra quasi una mission impossible… eppure è possibile.

Ancoriamoci alla primordiale funzione adattiva della paura: essa ci indica cosa sia meglio per la nostra sopravvivenza, quindi impariamo ad accoglierla come preziosa suggeritrice piuttosto che come nemica da cui difenderci. Anche perché se continuiamo ad opporci strenuamente ad essa non facciamo altro che sostenerla: quando combatto contro qualcosa che assolutamente non voglio, sono costretto a temerla, a controllarla, a tentare di evitarla e così si finisce per ingigantirla.

Quando invece mi do il permesso di percepirla come possibile ed accettabile allora non è più necessario fare tutta quella fatica per temerla, controllarla od evitarla e in tal modo essa diventa gestibile.

Utilizziamo il sentire paura come un’occasione per riflettere su noi stessi e sulla nostra sostenibilità interna, sulle capacità di regolazione emotiva, sulla resilienza, sulla autorealizzazione personale e relazionale, sui livelli di autostima e di autoefficacia: in questo modo potremo conservare il nostro equilibrio interno, riuscire a tollerare anche lunghi momenti di stress e riuscire a modulare proprio il vissuto emotivo legato alla paura.

L’aver paura ci indica quale sia la risposta più giusta per il nostro benessere, ci conferisce lucidità e di conseguenza incrementa il nostro senso di responsabilità, nell’affrontare qualsiasi “minaccia” possa giungere dall’esterno senza andare allo sbaraglio ma utilizzando tutte le nostre risorse cognitive ed emotive per produrre la risposta comportamentale più efficace.

Accettare la paura non significa subirla, ma imparare ad utilizzarla, essendo più focalizzati sul problema, più concentrati ed incrementando le nostre capacità di problem-solving.

Se riusciremo a fare questo, avvertiremo anche un cambiamento positivo in ciò che proviamo, quindi meno frustrazione, irritabilità o tensione. Meno paura.

L’obiettivo è ritornare a percepire la paura per ciò che è, nella sua funzione positiva di importante segnale istintivo ed adattivo di protezione ed imparare a “tenercela stretta”, così da utilizzarla a nostro vantaggio.

L’anno che verrà, il 2021, con il carico emotivo che porterà assieme a lui, ci chiede flessibilità e pazienza: questo non è il momento di avere fretta o impazienza, che sono il braccio armato della condotta impulsiva e magari distruttiva; questo è il momento della riflessione, della lucidità, della resilienza e della responsabilità.

Buon anno, di cuore, a tutti i lettori di Tablet.

 

a cura della Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Associazione Hikikomori Italia Onlus – Area psicologica Referente Roma Sud

 

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