La Posta nel Medioevo

1 maggio 2019 | commenti: Commenta per primo |

La Posta nel Medioevo era un servizio riservato esclusivamente ai re, ai principi, ai grandi feudatari, alla Chiesa, agli stati.

I messaggi e la corrispondenza dei privati (ma erano pochissimi coloro che sapevano leggere e scrivere!) dovevano essere affidati a messaggeri occasionali, come mercanti, monaci, soldati o pellegrini.

Carlo Magno per tenersi in collegamento con i feudatari del suo impero aveva istituito una rete di messaggeri che a piedi (!) con una borsa per i messaggi ed una picca per difendersi dai briganti e dalle belve, collegavano Aquisgrana con Italia, Germania e Spagna.

Le università ed i monasteri, centri del sapere del tempo, avevano proprie reti di messaggeri; nel caso dei secondi il ruolo era svolto dai monaci che si spostavano da un‘abbazia all’altra.

Analogamente certe corporazioni, come ad esempio la Lega Anseatica nel nord della Germania, disponevano di propri corrieri.

Gli elementi di base per la posta nel Medioevo e nel Rinascimento non erano dissimili da quelli dei secoli precedenti. Ci volevano delle strade (e quelle costruite dai Romani continuarono a svolgere egregiamente il loro compito), dei cavalli, poi dei carri o carrozze, e delle “stazioni di posta” dove si potevano cambiare o far riposare i cavalli, rifocillare e fornire un ricovero ai messaggeri ed agli eventuali viaggiatori (i vari “Albergo della Posta”, o “Hostellerie de la Poste” di oggi sono sovente dei residui delle “stazioni di posta” del passato).

Con il progredire della civiltà, ci furono delle pietre miliari, delle invenzioni che ebbero un profondo impatto sulla posta.

Una di queste fu indubbiamente la carta che in Europa iniziò a circolare nel tardo Medioevo. Era stata inventata dai Cinesi nel I secolo d.C., poi perfezionata dagli Arabi nell’VIII secolo. La carta sostituiva la pergamena, molto più costosa.

La scrittura manuale fu per secoli e secoli l’unico modo per riprodurre un testo scritto. Dagli scribi egizi agli amanuensi dei monasteri medioevali, cambiarono gli strumenti e i supporti della scrittura (papiro, pergamena, carta) ma non il modo della riproduzione, che consisteva nel copiare a mano un testo manoscritto, con tutti i rischi di errori o di arbitrio che un simile processo comporta.

L’invenzione della stampa da parte di Gutenberg nel 1450 (sebbene sembra che i Cinesi, sempre loro! utilizzassero da tempo sistemi simili), fu di una straordinaria importanza per la diffusione della cultura e contribuì ad aumentare di molto anche i volumi della corrispondenza.

Nell’Europa medioevale e più ancora in quella rinascimentale si sente l’esigenza di un allargamento del servizio postale alla nobiltà ed alla borghesia, che con i nuovi commerci hanno la necessità di informazioni e comunicazioni con luoghi lontani.

Finchè ci si valeva di viaggiatori più o meno occasionali, il “servizio” era aleatorio e la consegna insicura, tanto che spesso si preferiva inviare più copie della stessa lettera tramite corrieri diversi. Spesso sulle lettere si scrivevano frasi di “incitamento” per il corriere, come “Cito, cito, citissime” (presto, presto, prestissimo!), che avevano probabilmente un effetto reale modesto…

Ad ogni modo, l’arrivo di una lettera non era un fatto dato per scontato.

Abbastanza spesso rischiava di andare persa o non consegnata per numerosi motivi: rapine, viaggi lunghi ed accidentati, guerre, epidemie, indirizzi incerti o cambi d’indirizzo, ecc. Era quindi impossibile stabilire in anticipo quanto sarebbe costato recapitare una lettera.

Per questi ed altri motivi, la tariffa veniva fatta pagare al destinatario, una tariffa diversa a seconda delle difficoltà e del tempo richiesto per portare la lettera a destinazione. Il costo poteva essere così alto da indurre il destinatario a rifiutare di pagare. Ciò provocava molte perdite a chi effettuava il servizio, servizio che comunque aveva costi molto elevati, abbordabili solo per i ceti più ricchi.

Esistevano poi altri problemi. In secoli in cui le condizioni igieniche erano piuttosto precarie, c’era anche il timore che attraverso le lettere si potessero diffondere malattie ed epidemie. La peste ed il colera erano drammi ricorrenti, ancora all’inizio dell’800.

Le lettere venivano allora “fumigate”, o “disinfettate” con fumi di resine o altre sostanze, dopo averle tagliuzzate o bucate, per far sì che i fumi penetrassero all’interno, con la speranza che eventuali germi venissero distrutti.

Poi sulla lettera veniva apposto un timbro di “sanità”, attestante il trattamento.

A parte l’utilizzo delle navi a vela o a remi sui fiumi e sui mari, per quanto riguarda i mezzi di trasporto terrestri della posta, si continuavano ad utilizzare cavalli e carrozze (e più tardi la diligenza) come si faceva da millenni…

Quindi la velocità con cui viaggiava la posta non poteva progredire se non marginalmente. Bisognerà attendere la metà del 1800 affinché avvenga un’altra svolta fondamentale. L’introduzione e poi l’utilizzo della ferrovia, per il trasporto della posta, oltre che di passeggeri e merci.

 

a cura di Giuseppe Menzio

Associazione Culturale Nuova Acanto

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