La psicologia ai tempi del Covid-19

18 marzo 2020 | commenti: Commenta per primo |

La psicologia delle persone ai tempi del Covid-19

Città semideserte, strade vuote, negozi chiusi.

Questo è lo scenario che si presenta da giorni in Italia. La causa è il Coronavirus, l’epidemia che sta interessando quasi tutti i paesi del mondo e che ogni giorno continua a fare numerosi morti e tantissimi infetti.

Partito da Wuhan a Dicembre 2019 e forse anche prima, si è sviluppato presto in tutto il mondo, veloce, inesorabile passando per l’Italia, Germania, Francia e Stati Uniti e tantissimi altri paesi.

L’Italia che dopo la Cina al momento sembra essere il paese più colpito, affronta questa emergenza sanitaria secondo quanto previsto dalle misure presenti nell’ultimo provvedimento del governo. E’ necessario stare a casa, limitare al minimo gli spostamenti, e fare la spesa o andare in farmacia solo per necessità.

Fondamentale è il cercare di contenere i contagi che stanno mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale, con un picco di ricoveri e di pazienti nelle terapie intensive. “Rinunce”, annunciate dal premier Giuseppe Conte, che “stanno dando un grande contributo al Paese” nella lotta al coronavirus, che faranno sì che l’Italia ce la farà e che questo incubo sarà solo un brutto ricordo.

Bellissimo sarà riscoprire quella normalità che ci è stata tolta all’improvviso. Sarà emozionante poter tornare a comperare al negozietto sotto casa, a prenderci un caffè al bar o ad abbracciarci e salutarci come sempre abbiamo fatto.

Sarà un piacere poter tornare a stringerci la mano, poter portare i nostri bimbi al parco. Compiere quelle azioni scontate che facciamo da anni, da secoli e che tutto ad un tratto ci vengono tolte. Tolte senza preavviso, senza avere un manuale da leggere velocemente su come poter cambiare in pochi giorni le abitudini di una vita.

Attacchi di panico, depressione, ansia, insonnia e irrequietezza i sentimenti e gli stati d’animo che stanno accompagnando una gran parte del popolo italiano.

Succede soprattutto di notte. Anche a chi di giorno ostenta tranquillità oppure pensa di riuscire a tenere a distanza la normale paura e il senso di allarme che sta provocando l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus.

La paura, una delle reazioni più tipiche in questi casi, fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza. Se non la provassimo non riusciremmo a metterci in salvo dai rischi.

Ma se non riusciamo a gestirla percependo il Coronavirus come un pericoloso mostro inarrestabile, rischiamo di attuare comportamenti impulsivi, compulsivi e irrazionali come l’assalto ai supermercati perfino di notte dopo le nuove regole del decreto. Tutto questo come se non ci fosse un domani. Come se non ci fosse più da mangiare, cosa che invece è stata garantita a tutti i cittadini come cosi sono stati garantiti anche i prodotti farmaceutici e tutti i generi di prima necessità.

Alcuni soggetti sviluppano poi una situazione di ipocondria, intesa come tendenza a eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute percependo ogni minimo sintomo come un segnale di infezione da Coronavirus.

In certi casi, vi è poi una degenerazione verso l’odio sui verso i cosiddetti “untori” stranieri o italiani che siano, sul bisogno dell’ umanità di trovare sempre un colpevole, un capro espiatorio meglio se lontano da sé e dal proprio gruppo sociale.

In altri si scatena la depressione, lo sconforto che si crea non potendo più avere le relazioni sociali a cui siamo abituati, non potendo più uscire. Ma soprattutto queste sensazioni e queste patologie psichiche nascono e si alimentano a maggior ragione in persone che già ne erano affette o che sono psicologicamente più deboli.

Proprio per questo in tempi record sono stati attivati servizi gratuiti di assistenza psicologica telefonica o online offerta a chi ne ha bisogno.

Gli psicologi di tutta Italia, in accordo con l’Ordine Nazionale degli psicologi o su iniziativa privata, mettono a disposizione alcuni colloqui gratuiti, telefonici o online attraverso Skype o altre piattaforme.

Cercando tuttavia di trovare una lista di piccole cose positive nella “tragedia” possiamo dire che si può cogliere però l’occasione di investire su nuove attività. Oppure su quelle attività che, nonostante fossero desiderate, non permettevano di essere coltivate a sufficienza proprio dalle abitudini.

Si può sfruttare questo tempo per riprendere dei progetti. Per esempio finire di leggere quel libro che non abbiamo letto, dedicarci ai nostri figli molto di più e giocare con loro, cosa che a causa della vita frenetica e del lavoro magari non riuscivamo più a fare.

Dedicarci ai nostri hobby tralasciati da anni, fare palestra in casa, pulire il giardino, o cucire. Ma anche  sentirci sui social che, anche se spesso sono stati demonizzati, in questo momento tornano molto utili per evitare il senso di isolamento e solitudine. Ci stanno permettendo di sentire anche parenti e amici che seppur lontani sono un punto di riferimento importante per la nostra vita.

Infine prima molte famiglie che prima si riunivano solo a cena, ora sono costrette a condividere lo spazio casalingo tutto il giorno. A volte non è facile per chi non è abituato ad avere a che fare con bimbi piccoli in casa per giorni e giorni. Con mamma e papà che non lavorano più e magari vivono in un piccolo appartamentino magari anche senza giardino. Oppure trovarsi a fare i conti dalla mattina alla sera con figli adolescenti, capricciosi e non facile da gestire.

Il nido, lo sport e tutte quelle attività giornaliere di aggregazioni per noi e per i nostri figli non ci sono più. Il lavoro non c’è più ad occuparci tutte le giornate e gli equilibri si sono rotti. Può essere però un buon momento per riscoprire il valore e il piacere di stare in famiglia.

Se tutti insieme cercheremo di rispettare le regole, ne usciremo più forti di prima. Nel frattempo cantiamo dal balcone. Lo stanno facendo in tantissime città,  condividendo momenti bellissimi che nonostante questa quarantena forzata ci fanno sentire parte di una comunità.

di Oriana Orlandi

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