La serva padrona al Teatro Marcello

7 agosto 2019 | commenti: Commenta per primo |

Grande successo per la rappresentazione della famosa opera buffa

 

La serva padrona rappresentata sabato scorso durante la rassegna ‘I concerti del Tempietto’ nel suggestivo scenario del Teatro Marcello, ha riscontrato un alto gradimento nel pubblico partecipante.

Il teatro di Marcello è un teatro della Roma antica, tuttora parzialmente conservato ed è una tra le più affascinanti strutture giunte ai nostri tempi, innalzato per volere di Augusto nella zona meridionale del Campo Marzio  tra il fiume Tevere e il colle del Campidoglio

Esso costituisce uno dei più antichi edifici per spettacolo romani giunti fino a noi poteva ospitare circa 15.000 spettatori e fino a 20.000 in condizioni di massimo affollamento, il suo primo per spettacoli risale all’anno 17 a.C., durante i ludi secolari. Nel 13 a. C. il Teatro Macello venne ufficialmente inaugurato con giochi sontuosi e dedicato a Marco Claudio Marcello.

1° atto de La Serva Padrona

Anticamera
Uberto, svegliatosi da poco, è arrabbiato perché la serva Serpina tarda a potargli la tazza di cioccolata con cui è solito iniziare la giornata (Aspettare e non venire) e perché il servo, Vespone, non gli ha ancora fatto la barba.

Invia quindi il garzone alla ricerca di Serpina e questa si presenta dopo un po’ di tempo, affermando di essere stufa e pretendendo, pur essendo una serva, di essere rispettata e riverita come una vera signora. Uberto perde la pazienza e intima alla giovane di cambiare atteggiamento (Sempre in contrasti con te si sta).

Serpina, non troppo turbata, si lamenta a sua volta di ricevere solo rimbrotti nonostante le continue cure che offre al padrone e gli intima di zittirsi (Stizzoso, mio stizzoso).

Uberto va in collera e decide di prendere moglie per avere qualcuno che possa riuscire a contrastare la serva impertinente.

Ordina perciò a Vespone di andare alla ricerca di una donna da maritare e chiede che gli vengano portati gli abiti ed il bastone per uscire. Per tutta risposta, Serpina gli intima di rimanere a casa perché ormai è tardi e gli dice che, se si azzarda ad uscire, lei lo chiuderà fuori.

Inizia un vivace battibecco, che evidentemente è già avvenuto altre volte, in cui Serpina chiede al padrone di prenderla in moglie, ma Uberto rifiuta con risolutezza (Duetto Lo conosco a quegli occhietti / Signorina v’ingannate).

2° atto de La Serva Padrona

StessaAnticamera 

Serpina ha convinto Vespone, con la promessa che sarà un secondo padrone, ad aiutarla nel suo proposito di maritare Uberto. Vespone si è perciò travestito da Capitan Tempesta ed attende di entrare in scena.

Ella cerca di attirare l’attenzione di Uberto, rivelandogli di aver trovato marito e che si tratta di un soldato chiamato Capitan Tempesta. Uberto, pur dolorosamente colpito dalla notizia, cerca di dissimulare deridendo la serva ma si lascia sfuggire, alla fine del recitativo, che, nonostante tutto, nutre nei suoi confronti un certo affetto e che sentirà la sua mancanza.

Rendendosi conto di essere vicina alla vittoria, dà la stoccata finale usando la carta della pietà

Gli chiede di non dimenticarsi di lei e di perdonarla se a volte è stata impertinente (A Serpina penserete). Terminata l’aria, Serpina chiede ad Uberto se vuole conoscere il suo sposo ed egli, a malincuore, accetta. Serpina esce fingendo di andare a chiamare il promesso sposo.

Uberto rimasto solo si interroga e, pur rendendosi conto di essere innamorato di Serpina, sa che secondo i rigidi canoni dell’epoca è impensabile che un nobile possa prendere in moglie la propria serva (Son imbrogliato io già).

I suoi pensieri sono interrotti dall’arrivo di Serpina in compagnia di Vespone/Capitan Tempesta. Uberto è al tempo stesso incredulo e geloso. Il Capitano, che non parla per non farsi riconoscere, per bocca di Serpina intima ad Uberto di pagarle una dote di 4.000 scudi oppure il matrimonio non avverrà e sarà invece Uberto a doverla maritare.

Di fronte alle proteste di quest’ultimo, il militare minaccia di ricorrere alle maniere forti, al ché Uberto cede e acconsente a prendere Serpina in moglie. Vespone rivela la sua vera identità ma il padrone, felice ormai di come siano andati i fatti, lo perdona. L’opera si conclude con la frase che è la chiave di volta di tutta la vicenda: E di serva divenni io già padrona.

Biografia dei cantanti de La Serva Padrona

Dominika Zamara – soprano

Il soprano Dominika Zamara, artista di origine Polacca e cresciuta artisticamente in Italia, definita dai media sensazionale soprano Europeo. Nel 2006 vince una borsa di Studio dal Conservatorio Statale di Verona. Nel 2007 si laurea con il massimo dei voti presso l’Universita di Musica di Wroclaw (PL). Durante la sua carriera si è esibita in gran parte d’Europa, USA, Messico, Cina ed in Corea del Sud, in Teatri, Sale da Concerto, Festival Internazionali con opere, concerti da camera, concerti sacri e contemporaneo.

E’ stata insignita di numerosi premi e menzioni tra cui il premio ZLOTE SOWA oscar europeo nella categoria Musica Classica, Premio A.N.L.A.I 2014, Premio internazionale Padre Pio, 2017 Premio Polacco dell’Anno nella categoria Musica Classica

A.Calamai – Il basso-baritono

Ha frequentato il Conservatorio “L.Cherubini” di Firenze, sotto la guida della sig.ra A.Desderi;
dopo aver seguito i corsi di perfezionamento sulla vocalità mozartiana tenuti da E.Schwarzkopf e A.Dermota, ha continuato il perfezionamento con A.Pola e R.Capecchi.

E’ risultato vincitore di alcuni importanti concorsi fra cui: AsLiCo – Milano, Zucchelli – Bologna, Battistini – Rieti.

Si è esibito in alcuni fra i più importanti Teatri italiani ed esteri di:
Firenze, Milano, Torino, Verona, Brescia, Bergamo, Bologna, Roma, Bari, Venezia, Palermo, Catania, Parma, Napoli, Ferrara, Cremona, Tokyo, TelAviv, Santander,Valencia, Salzburg, Amburgo, Frankfurt, Linz, Bordeaux, Lugano, Pechino, Shanghai, RAI, TVE, NHK, etc.

Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche, tra cui:
Il filosofo di campagna, I virtuosi ambulanti, Il Conte Policronio, La romanziera e l’uomo nero, Il divertimento dei numi e Traccollo per l’etichetta Bongiovanni.

Ha registrato il ruolo del Sagrestano da Tosca sotto la direzione di Seiji Ozawa, ed ha preso parte all’incisione de La Traviata diretta da Zubin Mehta (ambedue per la Philips).

Ha inoltre inciso Die Brautwahl di F.Busoni, La contadina astuta di Pergolesi-Hasse la Messa da Requiem di G.B.Girolami, per l’etichetta Kikko Classic, e Eliogabalo di Cavalli per la Ducale.

Il basso-baritono Calamai, svolge intensa attività concertistica di musica operistica e da camera, con un repertorio che spazia dalla musica Barocca a quella Contemporanea.

Franco Moro – pianista

Nato a Padova, dopo il diploma al Conservatorio Pollini.

Si è esibito in molte realtà del Nord Italia e del Centro, da solista e come accompagnatore di cantanti.

Si è esibito La grande Musica di Napoli” presso l’Auditorium del Conservatorio Pollini di Padova, concerto lirico e moderno di solidarietà per l’Abruzzo, “Concerto Lirico del Trio The Song of The Heart”– Sala Concerti Kapplerof – Ebnat Kappel (Zurich, CH)

E’ autore, con il soprano Cecilia Tartaro, del lavoro lirico-teatrale “Quadri da Cavalleria Rusticana – tra teatro e melodramma”, innovativa rilettura del capolavoro di Pietro Mascani andato in scena come prima a Padova al Bastione Alicorno nell’ ottobre 2011 con successo di pubblico e critica, successivamente replicata in altri teatri. Si dedica alla composizione di musiche originali e all’arrangiamento di famosi brani e temi tratti da film. E’ inoltre direttore artistico degli ensemble vocali e strumentali (musica lirica, da camera e moderna) “Classic Art Ensemble” e “I Pentagramma”

Angelo Filippo Jannoni Sebastianini

Romano, fonda nel 1974 il movimento artistico denominato IL TEMPIETTO, che prende nome dal luogo, il tempietto di Villa Borghese a Roma, dove un piccolo gruppo di giovanissimi aspiranti ricercatori dell’arte, si riuniva ogni giorno per compiere un difficile e impegnativo lavoro di sperimentazione musicale e teatrale.

Dopo aver lavorato in grandi teatri come attore, regista o produttore (ricordiamo solo Il Sistina di Roma con Orfeo 9 di Tito Schipa jr.) crea un movimento culturale, unafucina di prodotti artistici in senso lato: performances teatrali, composizioni musicali (è autore fra le altre cose di una complessa composizione strumentale e vocale intitolata Concerto per Adamo ed Eva che ha avuto numerosissime esecuzioni in pubblico), una vera e propria scuola pittorica, e l’organizzazione di una serie incredibile di concerti di musica classica, a servizio dell’arte, per proporre nuovi talenti, giovani, ma straordinariamente bravi che non trovano accoglienza nei circuiti tradizionali. La sua grande versatilità non lo rende certo un artista superficiale: è un attore di grande professionalità.

a cura della redazione

 

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