L’Amore senza amore… After

17 aprile 2019 | commenti: Commenta per primo |

“Lei incontra lui, all’inizio si odiano, ma poi nasce l’amore”: la trama di “After” è ovvia sin dal trailer, e una volta visto quello si può dire tranquillamente di aver visto tutto il film.

Basato sullomonima fanfiction, ovvero racconto ispirato a unaltra opera o personaggio preesistente, scritta dallinglese Anna Todd e pubblicata nelle librerie nel 2015, il film contiene in sé lABC della commedia romantica, ma nientaltro di più.

Verrebbe da dire che, per lo meno, può piacere a una ragazzina: ma a ripensarci, nemmeno loro potrebbero trarre alcuna gioia da un’opera del genere. Non perché non d’interesse – il solo nome di Harry Styles, membro dei One Direction e ispirazione dell’opera originale, basterà ad attirare una ricca torma di spettatrici – ma perché, così com’è fatta, non offre nulla di affascinante eccetto il collegamento (vago) con il romanzo d’ispirazione.

La regista Jenny Gage, al suo terzo progetto ma primo nelle sale ha scritto una sceneggiatura snella e funzionale: quello che ha dimenticato di fare, o ha provato a fare senza successo, è dare ad essa un carattere che la renda degna di nota.

Quello che i critici di After portano alla luce dell’opera originale è il rapporto sbilanciato e tossico fra la protagonista femminile, la timida e obbediente Teresa “Tessa” Young, e il “bad boy” Hardin Scott. Tale rapporto è accennato, e se ne vedono degli sprazzi in una scena o due, ma per il resto sembra che la protagonista e il ragazzo si fidanzino solo perché lo dice la sceneggiatura, sostituendo buona parte dei momenti di dialogo, che in un altro film avrebbero costituito un punto di crescita o sviluppo dei personaggi, con lunghe scene di montaggio musicale o di scambi di sguardi e sospiri in cui nessuno si dice nulla.

Tessa indossa abiti modesti, non ama truccarsi e preferisce la lettura alle feste. In mani più competenti, il personaggio avrebbe potuto rassicurare molte giovani introverse: quello che otteniamo, invece, sono caratteristiche che paiono appiccicate alla protagonista solo per renderla, in quella che dovrebbe essere l’ottica dell’autrice, più forzosamente simpatica.

Nemmeno i difetti presenti nella Tessa originale, incluso lo slut-shaming, sono anche solo raccontati, lasciando la protagonista completamente vuota. Hardin indossa la giacca di pelle, ascolta i Ramones e picchia una volta un ragazzo che prende in giro la sua bella durante una festa: molto più contenuto di quanto sarebbe potuto essere, ma nonostante l’innegabile impegno di Hero Fiennes-Tiffin rimane un interesse amoroso insipido.

Dal punto di vista della trama, After si presenta come una carrellata di brevi scenette, intervallate da montaggi e scene intime tutte uguali fra la coppia principale. Una struttura monotona, che porta alla noia in pochi minuti, aggravata dalla completa mancanza di fascino non solo dei protagonisti, ma dellintero cast.

La modella Khadija Red Thunder e la cantante Pia Mia, ad esempio, interpretano in brevissimi camei la festaiola Steph e la sua fidanzata Tristan. Ma se la presenza di personaggi LGBT+ avrebbe potuto arricchire il film e forse renderlo importante per qualche giovane spettatrice, il loro tempo assieme sullo schermo sta sotto i cinque minuti, e le loro interazioni sono limitate a baci e complimenti reciproci.

Non ci vengono mostrati obbiettivi condivisi, difficoltà superate assieme, passioni reciproche: nulla che renda una coppia cinematografica affascinante. A onor del vero, questo problema è condiviso anche dalla coppia protagonista, non alleviato dal fatto che l’attrice protagonista Josephine Langford è amorfa e priva di mordente. Niente di strano, considerando che il suo personaggio è completamente privo di qualunque caratteristica distintiva.

Gli altri personaggi vanno dall’inutile – Zed, la cui presenza è completamente irrilevante ai fini della trama – al caricaturale, come l’invadente mamma di Tessa e Molly, la “mean girl” della situazione, completamente priva di spessore psicologico e non abbastanza memorabile da entrare nella pop culture, come fece un tempo Regina George.

Più gradevole è Langdon, gentile fratellastro di Hardin, ma la sua presenza fa solo chiedere allo spettatore perché Tessa non si sia fidanzata con lui. Non perché più congeniale quanto a gusti, ma semplicemente perché tra lui e la protagonista sono presenti dialoghi costruttivi e momenti di aiuto reciproco. Cosa che con Hardin non appare mai.

Più una sceneggiatura che un film fatto e finito, After non ottiene alcun risultato che portare allo sbadiglio, e dimostrare a tutti i potenziali creatori di contenuti che non basta muovere i personaggi come soldatini di plastica, facendogli fare quello che si vuole, per creare una storia coinvolgente.

Ci sono film brutti che, nel loro piccolo, ottengono un devoto e ristretto seguito che ne apprezza qualche caratteristica saliente. Ci sono film brutti che possono suscitare divertimento in certi spettatori, proprio a partire dal loro essere grotteschi e improbabili.

After è il tipo peggiore di film brutto: un film amorfo, incolore, che percorre ogni tappa obbligatoria senza gioia né personalità. Si sa cosa accadrà prima di vederlo, e non offre nulla di interessante in qualsivoglia altro modo. Non un film offensivo, come molti temevano, ma non uno memorabile.

 

di Maria Flaminia Zacchilli

 

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