Le vie dell’acqua

12 settembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Una risorsa ambientale per uno sviluppo sostenibile del territorio a misura d’uomo

Le vie dell’acqua. Molte aree della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano (RNSLR) sono attraversate da canalizzazioni a cielo aperto che oltre a concorrere al drenaggio delle acque meteoriche, svolgono un importante ruolo nel mantenimento del residuale ecosistema umido che le ha caratterizzato fino al 1800.

Garzette, aironi, gallinelle, folaghe, germani, tartarughe, nutrie, ecc. sono tutte specie uscite dai libri e dai documentari per i frequentatori del nostro territorio; avendo questi ormai imparato a riconoscerle ed apprezzarle proprio perché abbondano nei nostri corsi d’acqua (soprattutto da quando è entrato in vigore il divieto di caccia nelle aree della RNSLR).

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Sviluppo sostenibile ed escursionismo turistico

C’è un altro elemento che come Presidente della Commissione Ambiente del X Municipio vorrei evidenziare. E’ quello della valenza dei corsi d’acqua dal punto di vista paesaggistico ambientale per lo sviluppo di una sentieristica da percorrere a piedi a cavallo o in bicicletta. La progettualità è da leggere in un disegno più ampio di promozione turistica per uno sviluppo sostenibile delle attività produttive possibili nel nostro territorio con riferimento anche alle molte aziende agricole presenti.

I canali di bonifica, visti come insieme di alvei, argini e aree di rispetto, unitamente all’argine sinistro e le aree golenali del Tevere, costituiscono aree di territorio sopravvissute alla cementificazione di alto valore strategico.

Opportunamente valorizzate possono diventare una sorta di ricucitura viaria delle aree verdi sotto tutela ora completamente disgiunte. Potremmo definirle dei veri e propri corridoi ecologici che un ipotetico fruitore potrebbe percorrere da Roma fino al mare passando per la meravigliosa pineta di Castel Fusano.

A tal proposito è interessante notare come nella “Relazione Generale” del Piano di Gestione della RNSLR (in corso di ratifica presso il Ministero) in relazione all’asta fluviale del Tevere si dice:

“Il bacino del fiume Tevere, uno dei biosistemi tra i più pregiati nel Lazio, (pag 103) …… si manifesta principalmente con attività di cantieristica navale ubicate in zona golenale, e necessita di interventi che ne migliorino la fruibilità, sia aumentando la navigabilità, sia realizzando percorsi pedonali e ciclabili in un’ottica di turismo sostenibile

E aggiunge per le aziende agricole (pag 106) attraversate dai canali di bonifica:

Considerato il contesto urbanizzato in cui si inserisce la Riserva (leggi Acilia, centro Giano, Dragona, Dragoncello, Ostia Antica) si intende promuovere un modello di sviluppo delle attività agricole basato sulla multifunzionalità dell’azienda, che si inserisce nel tessuto produttivo e sociale in modo attivo, integrando i servizi tradizionalmente associati all’agricoltura (agriturismo e turismo rurale, ristorazione, vendita diretta…) ed alla fruizione della riserva (centri visita, punti espositivi, centri per la didattica ed educazione ambientale…) con servizi più legati al contesto periurbano (fattorie educative, agri-nido, attività ricreative e sportive, orti ricreativo-sociali…).

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Criticità amministrative

Per poter realizzare una sentieristica pubblica c’è però necessità di risolvere una serie di criticità all’accesso laddove esiste un titolo di proprietà dell’area (aziende agricole) o altri diritti d’uso ad esempio di gestione dell’opera idraulica (canale impianto di sollevamento vasche di accumulo).

Stante infatti le recenti vicende calabresi sulla tragedia del torrente Raganello nel Pollino, stanno proliferando nel nostro territorio cartelli di divieti di accesso a strade e sentieri poderali, fino a ieri frequentate da appassionati, proprio nell’ottica che un ramo di albero che cade o qualsiasi altro incidente occorso ad un passante chiamerebbe in causa l’incauto proprietario dell’area.

Se da una parte, giustamente, la normativa in tema di libero accesso alle aree demaniali marine è fortemente garantista prevedendo l’obbligo ai titolari delle concessioni “di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione” e, addirittura, nel caso di aree private l’accesso è garantito per l’esercizio della caccia e della pesca (Art. 842 del Codice Civile e per i fondi chiusi la legge 157/92).

Di tutt’altra natura è invece l’attenzione riservata dal legislatore al generico accesso in aree private prospicenti siti di alto pregio paesaggistico e naturalistico.

Frequentazioni ambientali e codice della strada

Pur non essendo un esperto in materia legale, da ricerche fatte risulterebbe che uno dei riferimenti normativi sul tema sia l’elezione della percorrenza a sentiero in forza del vigente Codice della strada (decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, art. 3 n. 48) che lo identificherebbe come “strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni o di animali“.

Questa definizione, se di facile applicabilità per un sentiero comunemente noto e accettato da una comunità in quanto “formatasi dal passaggio di pedoni o di animali”, mal si presta alla programmazione di un sentiero ex-novo sull’argine di un canale di bonifica dove la questione sembrerebbe da inquadrare piuttosto in una logica di utilità pubblica, anzi di un interesse pubblico generale di carattere paesaggistico e ambientale, non limitato quindi solo alla necessità di transito per raggiungere un luogo magari su un percorso alternativo a piedi più breve rispetto ad una strada pubblica.

La tesi troverebbe conforto nell’articolo 825 del Codice civile quando dice che: “Sono parimenti soggetti al regime del demanio pubblico, i diritti reali che spettano allo Stato, alle province e ai comuni su beni appartenenti ad altri soggetti (servitù pubbliche), quando i diritti stessi sono costituiti per l’utilità di alcuno dei beni indicati dagli articoli precedenti o per il conseguimento di fini di pubblico interesse corrispondenti a quelli a cui servono i beni medesimi (servitù di uso pubblico, che vengono in essere a vantaggio di una collettività indeterminata di persone)”.

Immaginate, a titolo di esempio, l’interesse pubblico generale che potrebbe avere un sentiero ciclo pedonale sull’argine e aree golenali del Tevere da Roma ad Ostia (ci si riferisce alla sponda sinistra stante che a destra, lato Fiumicino, c’è già una sentieristica più o meno identificata).

Oltre al valore paesaggistico ambientale, in associazione storica si potrebbe far valere il tema del trasporto fluviale lungo il Tevere (Ostia/Fiumicino Ripa Grande) che avveniva tramite il traino di barche da terra da parte di animali (bufale) su piste che seguivano il vecchio percorso del fiume come dimostrano i nomi ancora presenti nella toponomastica corrente di alcune località toccate dal tracciato (Tor Boacciana, Mezzo Cammino, Capo due Rami, ecc.), strade che restarono funzionanti fino a quando entrarono in servizio i battelli a vapore nel 1826.

Il “Sentiero Pasolini” è una iniziativa civica volontaria.

E’ nata con l’intento di realizzare una sentieristica ciclopedonale sull’argine sinistro del Tevere, in prima istanza dalla località Centro Giano fino ad Ostia Antica e, risolti alcuni impedimenti, fino all’omonimo parco Pasolini, sito nei pressi del Centro Habitat Mediterraneo dell’oasi Lipu, con l’obbiettivo più esteso di realizzare, progressivamente, un collegamento sentieristico tra l’Urbe e il suo mare.

Con tali presupposti, cittadini armati di buona volontà hanno intrapreso lo sfalcio e la pulizia di un percorso in terra battuta interessando in parte la sommità, fortemente inerbita, dell’argine del fiume e, laddove questo è sostituito dall’orografia collinare del tratto, ricavando un camminamento, di non più di un metro di larghezza in prossimità del ciglio della sponda del fiume, in aree golenali detenute a vario titolo da privati (imprenditori agricoli, rimessaggi e altro).

Dopo un primo periodo di pacifica convivenza i titolari di queste attività hanno impedito l’accesso alle aree di loro pertinenza, impedendo a tutti di beneficiare di particolari scorci ad alto valore paesaggistico lungo il Tevere e l’accesso (tollerato fino a ieri) a manufatti storici quali, una bellissima Torre medievale in località Dragoncello e altri edifici dell’antica impiantistica agraria, testimonianza delle attività svolte nell’agro romano.

 

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Dimostrato oggettivamente l’interesse pubblico generale di carattere paesaggistico e ambientale sarebbe quindi possibile in via ipotetica attribuire al nuovo sentiero lo status di strada vicinale, definita dallo stesso art. 3 del Codice della Strada al punto n. 52 come “strada privata fuori dai centri abitati ad uso pubblico”.

Diritti di Proprietà

Quanto sopra deve essere anche contemperato con i diritti dei proprietari dei terreni attraversati, fattispecie che espone l’Amministrazione spesso a lunghi contenziosi di natura amministrativa. L’inserimento di un percorso sentieristico come strada vicinale nell’elenco delle vie da uso pubblico, ha infatti un valore puramente dichiarativo di una presunzione di pubblicità dell’uso, superabile con un’azione negatoria di servitù tesa a dimostrare l’inesistenza di tali diritti da parte del proprietario presso la giurisdizione del giudice ordinario.

Conclusioni

Come ho cercato di illustrare in queste poche righe, il problema dell’accessibilità ai siti di alto valore paesaggistico ambientale, nello specifico il passaggio sugli argini e aree prospicenti acque interne, è un tema complesso che richiede l’attenzione del legislatore nel rinnovato spirito di promozione del legame tra ambiente e cittadino.

Sarebbe pertanto auspicabile un intervento di riordino normativo atto a favorire, ad esempio, un’autonomia della prassi programmatoria da parte delle Amministrazioni rispetto ai contesti di mobilità e trasporto del codice della strada. La fruibilità di un bene in campo ambientale dovrebbe basarsi piuttosto sul principio costituzionale del primato dell’utilità sociale sull’interesse privato inteso questa volta come libero accesso al godimento paesaggistico e naturale di boschi, laghi, fiumi, colline e monti, dando pieno significato all’articolo 41 quando dice che la libera iniziativa economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

tramonto-sul-tevere

Resta da chiedersi se privare un cittadino del diritto di osservare un animale nel suo habitat o più semplicemente di ammirare un tramonto sulla sponda del Tevere sia da considerarsi o meno una cosa che reca danno alla libertà e alla dignità umana.

 

di Francesco Vitolo

Presidente Commissione III – Ambiente, Territorio e Sicurezza – X° Municipio

 

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