Luca Barbarossa all’Auditorium

12 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Roma è de tutti.

All’Auditorium Parco della Musica il 22 e il 23 dicembre.

Intervista esclusiva a Luca Barbarossa

 

Luca Barbarossa, chi non lo conosce alzi la mano! Da oltre 30 anni Barbarossa è uno dei cantautori più rappresentativi della musica pop italiana, e in particolare di quella romana.

Noi di TabletRoma abbiamo avuto il piacere di conoscerlo di persona qualche giorno fa negli studi della Social Music School di Via Cesare Pascucci all’Infernetto, grazie a Francesco Valente direttore artistico della scuola, nonchè produttore artistico con Maurizio Mariani di ‘Roma è de tutti’, l’ultimo disco dell’artista.

Lo incontriamo di rientro da Radio 2 dove conduce il decennale programma Radio2 Social Club, l’unica trasmissione radiofonica di cultura musicale che ospita dal vivo artisti di ogni genere. Due ore di puro divertimento e di ascolto di ottima musica.

Non nascondo l’emozione dell’incontro e per rompere il ghiaccio gli pongo subito una domanda che riguarda la radio e il significato che ha per lui il termine ‘Social Club’.

Rimasi molto colpito quando nel 1997 Ry Cooder ebbe la geniale idea di far suonare i maggiori interpreti della musica cubana in un disco a loro interamente dedicato, con l’intento di far riemergere quelle sonorità soffocate dal regime. ‘Buena Vista Social Club’ era il titolo, da cui venne poi tratto il film di Wim Wenders. Ne rimasi affascinato. Parecchi anni dopo mi venne proposta una trasmissione radiofonica, interamente dedicata alla musica e mi volli ispirare a quell’esperienza imparagonabile. Poco dopo anche un mio disco, nel 2011, lo titolai in loro onore ‘Barbarossa Social Club’. La musica è un collante sociale importantissimo e una forma di espressione della cultura di un popolo e di un paese.

Manca poco alla chiusura della tournée che da questa estate ti ha portato in giro per tutta l’Italia per presentare il tuo ultimo disco ‘Roma è de tutti’.

Per le ultime due date il 22 e il 23 dicembre sarai a Roma all’Auditorium Parco della Musica. Questo disco è interamente dedicato a Roma e alla romanità, quindi a tutto ciò che comporta essere romano con i suoi pro e contro.

Che rapporto hai con Roma? Una città che si ama ma che a volte è difficile da sopportare.

Io Roma la amo, però purtroppo ci sono tante persone che non la amano. A Roma bisogna volerle bene, se le volessimo bene non sarebbe ridotta così. Se non fosse il teatro di continui scontri politici e giochi di forza tra coloro che ricoprono cariche istituzionali. Tutto è a discapito dei romani che hanno un’infinita ed eccessiva pazienza e che invece dovrebbero insorgere per chiedere quanto gli spetta di diritto, ossia vivere una città con dei servizi. Invece questo purtroppo non accade.

A Roma da troppi anni si sono sbagliati tutti, non solo questa ultima amministrazione ma anche le precedenti che siano state di destra o di sinistra.

Purtroppo l’Italia è un paese dove chi ha competenza viene messo da parte e dove chi fa piacere alla politica viene messo nei ruoli chiave.

Per cui io Roma la amo. Ho scritto un disco di storie, di vicende umane private e pubbliche, che riguardano tutti e che hanno come teatro Roma, senza cadere nel nostalgico della città che fu.

 

Cosa ti aspetti per questa città?

Sogno un riscatto, sogno un atto di consapevolezza di noi romani di capire che questa è la nostra città e che siamo noi gli artefici del nostro destino. Lo siamo quando votiamo e lo siamo quando magari ci rendiamo conto che il nostro comportamento può recare danno ad altri cittadini.

 Roma è una città che accoglie da sempre, da secoli, da millenni. Non a caso lo status di cittadino romano si poteva anche acquisire, con comportamenti un pochino più virtuosi di quelli che oggi servono per farti diventare romano. E’ una città che ne ha visti di tutti i colori. Ad oggi una Costituzione come quella della Repubblica Romana, così avanti nei tempi tanto da prevedere le unioni civili, non si è mai vista. Peccato che la Repubblica romana, così all’avanguardia, abbia avuto una vita breve, perchè assorbita dallo Stato Pontificio. Roma una città che è sempre stata avanti a tutti, lungimirante e che oggi invece è indietro, se ne paragoniamo i servizi con altre Capitali europee.

 

Dici che all’estero funziona tutto meglio?

Devo dire che noi romani, noi italiani abbiamo un pò il vizio di pensare che all’estero sia tutto meglio. Per esempio se vedi il traffico della périphérique di Parigi, quello del Raccordo Anulare fa ridere, con la differenza che il nostro GRA serve una città molto più grande di Parigi. L’area urbana di Roma è una delle più grandi del mondo.

Roma è una città complessa. Quando dico che Roma è di tutti è perchè a Roma non può essere assente uno Stato, un Governo centrale. Roma da sola non ce la può e non ce la deve fare, perchè è la Capitale di un paese come l’Italia e deve essere il suo fiore all’occhiello.

Per fare questo servono delle energie molto più grandi di quelle che le si riservano attualmente. Al netto della corruzione, del malaffare e di tutto quello che sappiamo sia successo e continua purtroppo a succedere, al netto di tutte le nefandezze di cui siamo stati vittime e spettatori passivi, Roma è una città difficilissima da gestire.

Non è una città, è un’ paese’, è un ‘continente’ e allora ci vogliono le energie giuste, il numero giusto di forze dell’ordine, di mezzi pubblici e di tutti i servizi. E noi viviamo una sorta di rassegnazione rispetto a tutti gli eventi negativi che ci accadono intorno. Siamo abituati al peggio e Roma non merita questo.

 

Luca Barbarossa, cosa rappresenta il tuo disco in questo senso?

Il mio è un disco divertito e divertente perchè quello che vorrei è che a Roma non si perdesse la nostra filosofia, quella di sdrammatizzare e di riuscire ancora a capire che nella vita il sorriso, gli amici, la battuta fatta al bar ancora hanno un valore. Che abbiamo un modo di vivere che non è quello di Milano, quello della grande capitale frenetica dove l’unico Dio sono il lavoro e il denaro. A Roma come in molte altre città del sud, c’è ancora la ‘pausa’, un raggio di sole che ti raggiunge il viso e ti fa togliere il cappello: ti metti seduto e bevi un goccio di vino con un amico.

Questo non ce lo leverà mai nessuno. Anche se fatichiamo il triplo degli altri a fare le cose.

Nel disco ci sono diversi spunti interessanti. Intanto la canzone che avete portato a Sanremo ‘Passame er sale’ mi è piaciuta tantissimo e mi ha commosso. Una canzone di amore, non melensa e non scontata. Un canzona romantica di cuore.

Si, è la fotografia di un amore operaio, un amore di costruzione quotidiana. La storia di un amore maturo che si è costruito nel tempo.

Tra i vari brani, tutti belli, che compongono il disco, vorrei partire da La dieta, per il quale Paolo Genovese ha scritto e diretto il video con Anna Foglietta e Marco Giallini. Parli della dieta che per molti di noi è un’ossessione.

Fai un elenco di piatti tipici della cucina romana, quelli che ti fanno venire i sensi di colpa quando li mangi.

La cucina romana è una cucina ricca come tutte quelle popolari e questo è un disco dialettale che attinge alla cultura popolare. Io amo la musica popolare da sempre, faccio musica popolare indipendentemente dal fatto che sia una canzone in italiano o in dialetto romano.

Quando scegli la strada del dialetto scegli una strada molto legata a quelli che sono i suoni, i profumi, gli odori della tua gente e scrivendo questa canzone mi sono reso conto di quanti modi di dire, di quante frasi e proverbi esistono in cui si citano cose da mangiare.

A Roma si dice ‘Come stai? ‘Sto ‘na crema’. Passa una carina e si dice ‘Bona come er pane’. Quando non c’è troppo da rimediare ‘Non c’è trippa pe’ gatti’. Se t’arrabbi ‘Ma che hai preso d’aceto?’. Se t’offendi ‘Ma che t’ho detto cotica?’. Quando non hai soldi in tutta italia si dice sono in rosso, sono al verde, a Roma ‘Aho sto in bianco come n’arzilla’.

Una battuta che faccio spesso durante i miei spettacoli in chiusura, racconto del romano che sul letto di morte raduna tutti parenti e amici e dice ‘A rega’ mi raccomanno la camera… ar dente!’.

Che è un’altra ossessione dei romani quella di cucinare sempre la pasta o lo spaghetto al dente. Noi siamo molto legati a quello che mangiamo e quando si dice noi siamo quello che mangiamo a Roma è così. Purtroppo oggi in questa città non si mangia più bene romano, il piatto principale è diventato il sushi, anzi ‘er sushi’.

In questa canzone c’è anche un risvolto romantico.

Si è una dieta amorosa, una dieta d’amore. Ho aggiunto l’aspetto ‘amoroso’ su consiglio del mio amico De Gregori, perchè inizialmente il brano attingeva alla cultura culinaria romana ma senza questo aspetto e lui mi ha detto ‘ma qui a un certo punto se il testo virasse a una storia di amore sarebbe il massimo’ e allora visto che il consiglio arrivava da uno che di canzoni se ne intende, ho messo mano alla seconda parte del testo ed è venuta fuori una cosa molto particolare. Sono molto grato a Francesco de Gregori di avermi dato questa dritta.

Un grande merito va inoltre a Francesco Valente e a Maurizio Mariani. Quando si parla di dischi ci si sofferma spesso su quello che dicono le canzoni, sul testo, sul significato, e si parla poco della musica, mentre invece, a volte, le note parlano più delle parole.

I suoni scelti… se loro avessero sbagliato i suoni di questo disco, questo disco non avrebbe avuto il riscontro che sta avendo. Trovo che in modo particolare sia necessario parlare della musica, perchè raramente, o forse mai, ho sentito la canzone romana essere sdoganata e avere una sorta di lasciapassare che le consente di arrivare alla dignità della world music. In questo disco secondo me è successo. Questo potrebbe essere un lavoro, dal punto di vista sonoro, per merito loro che hanno scelto le sonorità, vicino a Leonard Cohen o Tom Waits, piuttosto che alla canzone romana tipo Rugantino. Con tutto il rispetto per autori come Trovajoli.

Qui ci sono 11 canzoni di un autore che ha deciso di cantare in dialetto romano. Un disco che si può tranquillamente suonare in una tournée all’estero, da Parigi al Nord America, grazie alle scelte sonore che hanno fatto Francesco e Maurizio. Un disco da questo punto di vista sorprendente, che non tradisce il suono del dialetto, una lingua diretta che deve arrivare alla pancia. Se non arrivi alla pancia non vai da nessuna parte.

Grazie a Luca Barbarossa per il tempo che ci ha dedicato, e grazie Francesco per averci offerto questa opportunità.

Ricordiamo ai nostri lettori che le due ultime date del 2018 della Tournée ‘Roma è de tutti’ saranno il 22 e il 23 dicembre all’Auditorium Parco della Musica.

Per info e prenotazioni : https://www.auditorium.com/evento/luca_barbarossa-19259.html

Il nostro in bocca al lupo per i nuovi progetti che state preparando in vista del 2019!

 

 

di Cristina Anichini

Fotografie di Maurizio De Vincentiis

 

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