Martae nel Paese delle Meraviglie

31 luglio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Dai sogni alle grandi realtà, intervista alla cantautrice Martae.

Due grandi occhi blu intenso, come la sua passione per la musica, ed il sorriso dolce ma sicuro che appartiene soltanto a chi ha capito la consapevolezza: è proprio così che Tablet Roma ha avuto il piacere di incontrare Martae.

Cantautrice e chitarrista classica, Martae (pseudonimo di Marta Boraso) ha di recente pubblicato il suo EP d’esordio “L’ultima volta” ottenendo un notevole successo all’interno del panorama emergente dell’indie/pop italiano.

Insomma, sebbene l’avere 20 anni spesso ci venga indicato come il confine tra giovinezza e maturità, questa ragazza sembra aver ampiamente ingranato la marcia della grandezza, dimostrando una notevole consapevolezza di sé ed una multidisciplinarità piuttosto atipica e sorprendente.

Eccoci qui, iniziamo da una domanda che SICURAMENTE non ti avrà mai fatto nessuno: perché proprio Martae? Si pronuncia “Marte”, ho detto giusto?

“Esattamente, la pronuncia è proprio Marte, ma ormai sono abituata anche a chi mi chiama Martae!”- ride – “Allora, il mio nome è Marta, perciò non volevo scegliere qualcosa che lo stravolgesse completamente.

Io sono molto legata al mio nome, mi rispecchia piuttosto bene persino a livello di fonetica, perciò ho scelto il dittongo: per sottolineare il fatto d’essere sia Marta che Martae. Senza poi contare che Marte, nella teoria tolemaica, è considerato il pianeta della musica.”

E, invece, il motivo che ti ha spinta a scegliere “L’ultima volta” come titolo del tuo EP?

 “Beh, la scelta del nome nasce semplicemente dal fatto che, tutti i pezzi che si trovano al suo interno, sono stati scritti tempo fa e lo stesso EP è stato registrato ad agosto dello scorso anno, perciò rappresenta una parte di me che, con la crescita, non coincide più con la persona che sono oggi.

Da qui, “L’ultima volta”: volevo rimarcare il fatto di non essere più quella persona, quindi parlo dell’ultima volta in cui mi sono sentita tale. Questo è tutto chiaramente impresso nei pezzi, però da oggi in poi basta! Da oggi in poi, c’è una nuova Marta con nuove attitudini, nuovi aspetti caratteriali e persino un diverso modo di scrivere, che sarà percepibile nel lavoro che arriverà più avanti.”

Insomma, ci farai ascoltare una sorta di lato B!

Ma parliamo ora dei tuoi testi: insomma, sei molto giovane, eppure dimostri una conoscenza notevole della letteratura ed anche una spiccata capacità di rielaborazione… Quanto incide questo aspetto nel tuo modo di scrivere?

“Diciamo che, specialmente in questo primo EP, la letteratura è stata una sorta di mezzo per sfuggire ad una realtà che non mi apparteneva. Un universo parallelo ed opposto, quasi onirico, nel quale rifugiarsi.

Ovviamente in ogni pezzo è comunque presente una parte di me, però è quasi come fosse trasposta in maniera letteraria, non mi si vede mai totalmente “nuda” in questi brani.

 Ovvero, sono sempre io, ma vista e raccontata con le parole della letteratura. Faccio un esempio: è come se dovessi parlare di una persona elegante e citassi Oscar Wilde utilizzando il termine “dandy” per definirla.

 Mi viene molto naturale citare opere letterarie o fare riferimenti culturali nella vita quotidiana, anche se spero di riuscire a raccontarmi più in prima persona nei progetti futuri.”

Ecco, restando in tema, tra le opere che hai letto ed hai anche citato nei tuoi brani, qual è quella che ti ha ispirato maggiormente per la realizzazione di questo progetto?

“Direi “La bella estate” di Cesare Pavese, che ha ispirato il brano che ha annunciato l’EP, nonché il più caratteristico: Amelia.

Io amo Pavese, anche se per alcune cose mi piace e per altre meno; ad esempio, dal mio punto di vista, lo trovo di tanto in tanto un po’ troppo “depresso” rispetto a quello che è il mio carattere.

Però, non appena ho letto il suo romanzo breve, ricordo di aver pensato: “Wow, Amelia è proprio la donna dei sogni!”.

Amelia è un personaggio estremamente bello, sensuale, poetico, in poche parole è la donna dei sogni!

Proprio per questo è il personaggio a cui mi sento più legata, poiché è stata colei che ha ispirato un po’ l’intero EP. Il filo conduttore di tutti i pezzi che fanno parte de “L’ultima volta”.”

Dall’immaginare il futuro nella tua camera ad aprire il concerto dei Bastille al Fabrique di Milano: qual è stata la prima cosa che ti è passata per la testa non appena hai poggiato un piede su quel palco?

“A dire il vero non ho pensato!” – sorride- “Diciamo che tutto il percorso che ho fatto fin’ora è stato molto positivo e sorprendente per me, non pensavo andasse così. Anzi, proprio qualche giorno fa, una persona mi ha detto che solitamente i lavori che riescono al meglio sono proprio quelli che pensi andranno uno schifo… E mi sono accorta che è assolutamente vero!

Voglio dire, il mio è un EP complicato, non ha la classica canonica scrittura italiana; è molto meno immediato, probabilmente è necessario ascoltarlo più volte per arrivare a comprenderlo interamente.

Proprio per questo una persona non ne resta subito catturata, deve fare un lavoro più introspettivo e, di conseguenza, l’ascolto appare più complesso. Di certo non immaginavo di arrivare ad aprire i Bastille, ecco. E’ stato davvero pazzesco: avevo una paura folle! Così incredibile che, a dire il vero, il momento in cui sono salita sul palco non lo ricordo così limpidamente, mi sono ritrovata lì senza capire come ci fossi arrivata, ma non ho avuto paura di sbagliare.

Io mi ritengo una persona con molto sangue freddo, ovvero, sono molto emozionale ma sono sempre sicura della mia riuscita nelle cose in cui credo, però avevo paura di sentirmi male.

Insomma, se sbaglio rimedio per quanto possibile e ne prendo atto, ma se mi sento male… che faccio?”

Dalla fase di scrittura dei primi pezzi fino alla presentazione dell’ EP difronte al pubblico di una band internazionale: quale momento, o aneddoto, preciso sceglieresti di ricordare più di tutti gli altri?

 “Oddio, sicuramente il concerto dei Bastille! Però aggiungerei anche la registrazione del disco, in realtà.

Innanzitutto perché non ne avevo mai registrato uno per intero prima d’ora… Certo, sono passata spesso per degli studi di registrazione, però non ci avevo mai trascorso così tanto tempo con le stesse persone, spesso da mattina a sera, lavorando sugli arrangiamenti dei pezzi.

Sì, perché comunque questa volta si trattava proprio dei miei pezzi, perciò ogni minima nota doveva essere al posto più giusto!

Per quanto riguarda i Bastille, beh, in quel caso devo dire che il pubblico è stato splendido.

Sai, spesso durante i concerti di band internazionali l’artista d’apertura non viene molto considerato. Insomma, pensavo volessero semplicemente vedere loro, non me… E poi io sono una ragazza, non sarebbe stato il primo caso di un’artista donna che riceve fischi e commenti volgari da parte del pubblico, perciò non nascondo di aver avuto un pochino di timore! Però fortunatamente non è andata così, io mi sono esposta portando una parte di ciò che sono, e loro mi hanno seguita con entusiasmo.

Davvero indimenticabile.”

Com’è stato, per te, coniugare in questi anni la crescita personale e musicale con quella scolastica?

“Direi senz’altro molto difficile. Purtroppo, mi dispiace dirlo, ma in Italia al giorno d’oggi si fa molta fatica a capire l’arte e l’impegno che essa comporta. Almeno, scolasticamente parlando si è ancora molto distanti dal riuscire far convivere entrambe le cose in maniera funzionale. E’ stato di sicuro molto faticoso coniugare gli impegni e gli studi da musicista con quelli scolastici e, spesso e volentieri, le persone che mi sono trovata  difronte, dai compagni agli insegnanti, non capivano quanto impegno ci fosse nella mia attività: montare un palco, provare, cantare con tutta l’emozione della situazione, per poi tornare a casa la sera tardi e preparare le interrogazioni del giorno dopo.

 Pensavano quasi tutti si trattasse di un hobby leggero: arrivi, canti un po’ e torni a casa. Invece dietro ogni singola esibizione c’è un sacco di lavoro, quanto un sacco di stress.

 Sì, ecco, direi decisamente difficile.”

Dunque, siamo giunti alla parte difficile dell’incontro! A chi ancora non ti ascolta, a chi ti ascoltava già e a chi, magari, inizierà a farlo proprio dopo questa intervista: raccontati con il titolo di una canzone.

“Allora, io sono di parte eh, però mi viene in mente “Non ballerò” dei Giorgieness…

Probabilmente, anche se non mi descrive in prima persona, direi “Ancora tu” di Battisti. Parla di un’altra persona, all’interno della canzone, ed è proprio così che mi sento: l’altra persona.

Per concludere aggiungerei anche “Donna Selvaggia”, sempre di Lucio Battisti.”

Wow!  Eccoci alla fatidica ultima domanda. Se tu uscissi per un solo attimo da te stessa e diventassi un qualsiasi lettore di Tablet Roma, cosa ti piacerebbe chiedere a Martae? E lei, cosa ti risponderebbe?

 “Beh, io sono una persona a cui solitamente piace letteralmente scavare nella storia personale dell’autore.

A me piace il pezzo, però voglio sapere di chi è, per chi è stato scritto, tutto quello che ci si nasconde dentro. Cerco proprio di entrare nelle loro vite, insomma.

Molte volte i personaggi più famosi sono avvolti da un’aura di mistero perché non ci è possibile andare a chiedere loro determinate cose; spesso nelle interviste rifiutano di dare determinate risposte o, addirittura, non permettono alcuni tipi di domande restando in ogni caso alquanto evasivi su determinati aspetti.

Perciò, se io fossi un lettore della rivista in questo momento, vorrei capire per chi sono state scritte le canzoni presenti nel disco e cosa ha provato Martae nel momento in cui le ha scritte.

Ed io, cosa risponderei?

Senza dubbio direi di averle scritte per determinate persone che hanno attraversato la mia vita, principalmente ragazzi, ad essere sinceri. Però, nonostante siano rivolte ad altri, le canzoni parlano sempre di me, delle mie caratteristiche e quindi forse non sarei in grado di dare una risposta estremamente completa e precisa.”

Ringraziamo Martae per la sua infinità gentilezza e disponibilità, augurandole tutto il meglio per la sua carriera ancora tutta da scrivere, o meglio, suonare!

Di seguito potete trovare tutti i link utili per seguire, e scoprire ancora meglio, questa giovane e promettente artista: FacebookInstagramSpotify

di Paola Martin Rosset

foto © di Chiara Mirelli

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