Intervista all’artista Matete Martini

8 gennaio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Matete Martini, l’eclettica artista che devi assolutamente scoprire

È un pomeriggio di dicembre e sono in procinto di varcare la soglia del tempio sacro di Matete Martini: il suo atelier.
Una volta entrata mi è impossibile non ammirarlo: l’arredamento è raffinato ed eclettico, alle pareti sono appesi molti dei suoi quadri, mentre ammassati in un angolo si possono vedere pile di libri, vari schizzi e qualche oggetto personale; è un luogo che trasuda arte, non mi sorprenderei se da un momento all’altro i soggetti dei suoi dipinti uscissero dalla tela e si trasformassero in persone reali.

Ci sediamo sull’elegante divano bianco che si trova al centro della sala adibita agli incontri con i collaboratori e dove vengono organizzati i vari meetings artistici e, con una tazza di caffè fumante tra le mani, mi addentro nel suo mondo:

Iniziamo dal tuo nome d’arte, Matete Martini, che cosa significa?

“Il nome Matete, che viene dal francese ma tete, cioè “la mia testa”, è nato con l’apertura del primo blog multi tematico che creai quando avevo circa sedici anni, nel quale volevo racchiudere i vari interessi  che avevo maturato nel tempo e parlarne; a questo nome ho poi affiancato Martini, il mio cognome. 

Durante un periodo di soggiorno a Roma, però, la pronuncia francese è stata soppiantata dal romanissimo matete, all’italiana e tutti lì incominciarono a chiamarmi così, quindi, di conseguenza, è diventato un vero e proprio nome d’arte”

Che cosa rappresentano le tue opere e quali sono i temi che tratti più spesso?

“Fin da piccola ho sempre avuto un interesse particolare per il corpo umano, quello che è il concetto di bello e di estetico.

Ho iniziato il mio percorso di passione per la fisicità copiando i nudi, come “nudo di ragazza al sole” di Renoir e “Nudo di schiava” di Tamara de Lempicka, che si trovavano negli art dossier dell’epoca e poi il mio interesse si è successivamente allargato alla concezione di ibrido, di quel limite che rende una cosa maschile o femminile,  suscitando in me l’interesse per tutto ciò che non è definito, una sorta di non-definizione della sessualità  e dell’identità.

Traggo molta ispirazione nel ritrarre persone che incontro nei caffè, soprattutto quelli storici,  luoghi nei quali  nascono  molte delle mie idee: mi piace osservare le persone, poi scelgo un soggetto  specifico e attraverso una sorta di street photography elaborata, finisco per ritrarlo: diciamo che da un’indagine caratteriale e morfologica, do poi un’interpretazione grafica alle sensazioni che quella stessa persona mi ha trasmesso.

Oltre  al tema del corpo, a me caro, ultimamente sto lavorando a un progetto sul tema del cibo, in collaborazione con l’artista Corajo, denominato Fanatic , che in qualche modo si collega sempre, in maniera trasversale, al topic del corpo e della persona, in quanto  siamo quello che mangiamo.

La natura umana, si estende e aggrega spesso ad altri temi, perché tutto per me prende vita e parte da lì, anche se poi  volessi per dire dipingere delle nature morte; per esempio, mi capita spesso di lavorare e sperimentare con la designer e ceramista Iris Roth, figlia dello scultore e artista Roth, la quale mi ha influenzato attraverso la propria arte, rapporto che poi si è trasformato in un’amicizia.

Mi è stata molto d’aiuto per scoprire nuove tecniche e forme come la pittura su legno e stucco,  collaborando poi assieme per un progetto che si occupava di  scenari che si legavano alla deformazione delle forme corporee: l’identità, la manomissione  e il trasformare e reinterpretare una cosa  e non accettarla per com’è, sono tutte parti integranti  della mia poetica.”

Matete mi racconta che, nonostante il bisogno di un proprio luogo creativo personale, il suo atelier è nato quasi per caso

“Questo posto racchiude una storia particolare, perché a suo tempo è stata  la dimora  di un amore, poi finito, che ho ristrutturato con le mie risorse e ho adibito a show room all’interno del  quale lavoro.

È uno spazio vivo, che viene adibito sia per diversi shooting e collab, sia per i vari artisti e clienti interessati al mio operato: ho da poco ospitato anche il  progetto del brand AGARW, con il quale  ho recentemente fatto uno shooting in cui personifico un soggetto adatto al loro brand che mira all’ unisex”.

Tra le tue varie collab, spicca quella con Sotto Sale Projects, piattaforma interdisciplinare che si occupa di promuovere l’arte contemporanea, con la quale hai appena allestito una mostra a Londra

“Sotto sale project è un progetto ideato da Maria Valeria Biondo che, oltre a me, vanta la partecipazione di altre due artiste: la spagnola Barbara Alegre e l’artista russa Yulia Iosilzon.  Recentemente ne è stata allestita una mostra a Londra per la quale ho portato una serie di opere legate sempre alla tematica del corpo, che ho denominato LSI story, che ritraggono lo spazio individuale.

L’ispirazione per queste creazioni viene direttamente dalla night life milanese di Porta Venezia, più precisamente dalle scarpe di un performer che ho incontrato una sera, che ha ispirato questi dipinti.

Ballando in modo disinvolto, esprimeva i propri vuoti, la propria dimensione, tutto quello che si può creare tramite una dimensione fisica e personale attraverso l’uso del corpo; dopo quell’occasione ho avuto modo di incontrarlo nuovamente e farlo danzare in mezzo ad una strada, totalmente decontestualizzato dal luogo in cui l’avevo conosciuto per la prima volta: così facendo rilasciava dei movimenti nello spazio che, se si potessero fotografare, formerebbero uno scatto continuo che, in quel momento, segna il tuo confine strettamente personale che coincide con il modo in cui si rivelano il tuo essere e il tuo pensiero.

Tornando sempre al discorso di pocanzi, due dei quadri che ho portato alla  mostra ritraggono proprio le scarpe di questo performer che possiamo sì definire una natura morta, esendo il mezzo puro che viene utilizzato, ma ha alle spalle sempre il tema del proprio corpo perché indossate per il movimento”.

Sei la fondatrice di Future Young Talent, sorto in collaborazione con l’Istituto Vendramini di Pordenone: di cosa si tratta?

“Future Young Talent è un progetto che ha come target proprio i ragazzi: nasce all’Istituto Vendramini di Pordenone, dove io stessa ho studiato e, si  tratta di  laboratorio annuale organizzato con studenti di terza media e superiori, con i quali è stato affrontato il tema del figurativo con Sironi (che tra l’altro fa parte della corrente delle mie influenze) e del design. Quest’anno stiamo lavorando al tema dell’architettura utopica della stessa Pordenone, assecondando così i desideri dei ragazzi riguardanti una loro carriera futura. 

Cerco sempre di dar loro spazio, perché sono dotati di una creatività  immensa: lavoro con loro in modo sintentico, fungendo quasi da ombra, suddividendo le lezioni  in una parte didattica e in una parte operativa durante la quale terminano il loro operato a casa e successivamente io lo curo affiancata da Marika Vernier e Lucio Fabbro”

Matete ha inoltre collaborato con Sara Ventura, la fondatrice del Cross Fit Navigli, Sara Ventura – Art and Body, attraverso una class action per promuovere lo spazio che la personal trainer ha adibito a luogo nel quale, oltre ad allenarsi, si alternano shooting fotografici ed eventi artistici.

Sara stessa dipinge e ha creato questa personale sede di lavoro che viene impiegato allo stesso tempo come spazio espositivo collaborando con vari artisti, caratterizzandolo con il colore arancio, essendo un colore che” esprime come retro impatto tranquillità ma al contempo forza”, spiega su Instagram.

Matete, nelle storie che compaiono nel profilo della personal trainer aggiunge che l’arancione le ricorda la stessa Sara, definendolo un colore che è in perfetta sintonia con gli altri e con le varie situazioni.

“Entrambe utilizziamo moltissimo questa gradazione, direi che siamo legate attraverso il colore: io ne sento la necessità quando creo, è la sintesi di due tinte calde, giallo e rosso, quasi come inserire un sole infuocato nei miei dipinti.”

Instagram è un canale social che aiuta a promuovere tantissimo l’immagine di un artista, aiutandolo nel proprio successo personale: per l’arte, ti sembra appropriato?

“ I social, in particolare Instagram, sono una piattaforma che mi permette di far visionare la mia arte a innumerevoli persone, un po’ come fosse un portfolio oppure una sorta di vetrina, che va però usata con criterio e nel modo giusto, non lasciandoci ingannare dall’apparenza e guardando le cose con occhio critico.

La sua forza sta proprio nel lavorare con le immagini, cosa che per una pittrice è alquanto appropriato” – ride – “io lo utilizzo, per esempio, per mettermi in contatto con le persone: grazie a Instagram ho conosciuto moltissimi artisti fondamentali per le mie collaborazioni.
Permette di avvicinare gli utenti in maniera estremamente facile e questo è prezioso”

Se vuoi saperne di più su Matete: Sito ufficialeFacebookInstagram

Il 18 gennaio Matete Martini sarà protagonista a Londra con un’esposizione durante “Riposte“, una serata art-event legata al mondo LGBT, con alcune sue opere che nascono da scatti fotografici di nightlife fatti al “The Glory” di Londra. Sulla base di queste immagini sono state create delle opere su viscosa e su seta, su tessuti e scampoli tagliati a vivo e dipinti con acrilici, che diventano delle bandiere di 120 cm. Le stesse saranno appunto appese durante la serata evento Riposte di Londra!

Intervista a cura di Marta Boraso

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