Mindful eating

22 maggio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Mindful eating: un nuovo rapporto con il cibo

 

Come promesso vi farò conoscere la mindful eating, una metodologia che si inserisce all’interno della psicologia dell’alimentazione.

Cosa significa “mindful eating”? “Mangiare a piena mente”: questo potrebbe essere una sua semplicistica traduzione. Come dire… prima si riempie la mente, poi si riempie lo stomaco. Sembra strano? Più o meno funziona proprio così…

La traduzione più adeguata è “mangiare in modo consapevole” e la mindful eating si inserisce nel campo delle strategie per regolare in modo innovativo il proprio rapporto con il cibo.

Nasce dall’incontro con le pratiche meditative della Mindfulness. Il “mangiare consapevole” consiste nel porsi con attenzione, momento per momento, nei confronti di tutto ciò che accade dentro e fuori noi, con apertura e curiosità, senza criticare o giudicare.

Mindful eating non è l’ultima dieta in voga o programma per perdere peso. E’ un modo di essere “presenti” a noi stessi e a tutto ciò che accade nella nostra vita con cuore aperto e mente attenta. Un modo di imparare ad accogliere noi stessi così come siamo, con tutti i nostri pregi e anche difetti. Mangiare in modo “mindful”, consapevole, è un modo per incorporare la consapevolezza in una delle fondamentali attività della nostra esistenza. Nutrire non solo il corpo ma anche la mente.

Modo non semplice… Perché?

Perché nelle nostre vite sempre di corsa e indaffarate, non rimane tempo per noi stessi. Tantomeno il tempo da dedicare ad un “mangiare pensante”. Stiamo scherzando? Un panino, un tramezzino, un pezzo di pizza ingurgitato in pochi minuti. Non c’è tempo da sprecare per pensare a come nutrire il nostro corpo in modo corretto, per mantenerlo sano da un punto di vista psicofisico.

Siamo “sconnessi” da quello che facciamo, soprattutto quando mangiamo. Un momento i nostri piatti sono pieni e subito dopo sono vuoti. Cosa è successo nel frattempo? Che abbiamo ingurgitato il cibo, non assaporandolo e non godendoci consciamente ogni boccone.

Mangiare è quindi diventata un’attività meccanica

Dobbiamo nutrirci, ma così di fretta che non ci rendiamo nemmeno conto di ciò che stiamo masticando. Tantomeno abbiamo la consapevolezza di quanto il cibo possa influire sulla salute e sull’umore. Per cui, un’attività così importante per la nostra salute e benessere, diventa un processo automatico sul quale non esercitiamo più alcun controllo ma andiamo avanti tramite scelte inconsapevoli, frutto della superficialità e dei condizionamenti appresi dalla cultura.

Allora che fare? È sicuramente una tendenza non salutare che va invertita ma in che modo?

Imparando a scegliere e cucinare cibi sani e nutrienti, entrando in sintonia con i colori, gli odori, i sapori, i suoni e la consistenza del cibo, guardando il cibo nella sua forma e dimensioni, sentire il rumore del cibo che scrocchia sotto i denti, annusare il profumo di quello che stiamo per gustare iniziando a preparare le nostre papille gustative, mangiando lentamente, ascoltando i segnali del corpo che ci indicano quando smettere di mangiare, concentrando tutta la nostra attenzione sul cibo riducendo al minimo le distrazioni esterne…

La mindful eating ci aiuta in questo.

Perché è un modo di fare esperienza che coinvolge completamente il nostro corpo, il nostro cuore e la nostra mente nella scelta, nella preparazione e nella consumazione del cibo quotidiano.

Attraverso la mindful eating, utilizzando i sensi ci immergiamo nei colori, nella consistenza, nei profumi, nei sapori di ciò che gustiamo, esploriamo con curiosità le nostre reazioni al cibo e riconosciamo i segnali interni di fame e di sazietà.

Imparando a mangiare con consapevolezza tutto il cibo ci sembrerà più buono e gustoso e ci basterà anche mangiarne molto meno, perché ne saremo appagati molto prima.

Lo psicologo che segue i pazienti con la mindful eating lo fa durante un percorso di almeno 9 incontri settimanali (spesso in gruppo) della durata di 2 ore circa.

Una esperienza intensiva che consente di apprendere modalità funzionali di interazione con il cibo e di acquisire le 7 abilità del mangiatore consapevole:

  • Consapevolezza: è un fondamento della Mindfulness. Un tipo di attenzione calma e focalizzata che consente di sintonizzarsi attraverso i sensi con il cibo che assaporiamo e con le sensazioni di fame e sazietà, le emozioni e pensieri legati all’alimentazione;
  • Osservare: quando osserviamo in modo consapevole notiamo le sensazioni che provengono dal nostro corpo, le emozioni e i pensieri, iniziamo a comprendere la differenza con il mangiare in modo inconsapevole;
  • Essere nel momento presente: così impariamo a disattivare il “pilota automatico” delle nostre abitudini alimentari e a vivere il presente cosicché ogni boccone di cibo diventi un’esperienza nuova;
  • Essere consapevole del contesto: prestare attenzione al contesto in cui viviamo ci permette di notare come molte cose che ci circondano rappresentano delle “trappole” per mangiare in modo non consapevole;
  • Non giudizio: pensare in modo non giudicante, neutrale o compassionevole, così da imparare a essere comprensivi sulla difficoltà che si possono incontrare. Quando smettiamo di giudicarci, permettiamo a noi stessi di essere più presenti e più consapevoli;
  • Lasciare andare: permettere alla situazione di essere quello che è senza desiderare qualcosa di meglio. Per esempio, lasciare andare le emozioni difficili che spesso ci conducono a mangiare per riempire vuoti emotivi;
  • Accettazione: è il primo passo per gestire e risolvere un problema ed è strettamente legata all’azione del lasciar andare. È il momento fondamentale per tutto il percorso.

Questo percorso sembra non semplice da imparare ma ci sono dei piccoli consigli che possono aiutarci a essere più “mindful”, cioè ad aumentare la nostra consapevolezza ogni giorno, anche mentre mangiamo:

  1. Impegnarsi gradualmente. Comincia da un pasto o anche semplicemente uno snack ogni giorno, poi gradualmente aumentare la quantità di “piatti” su cui prestare attenzione, fino a che non diventi un’azione naturale.
  2. Dedicare attenzione. Partendo da un pezzo di cibo, un’uvetta, una patatina, far partire i sensi: annusare, notare forma, colore, come si sente tra le dita… Se la mente comincia a vagare, tornare a focalizzarsi sul cibo e solo poi portarlo alla bocca e gustarlo.
  3. Essere consapevole di pensieri, sensazioni e sapori. Accettare i pensieri che si manifestano, quando si comincia a masticare, notare il gusto e il sapore che esplode nella bocca.
  4. Notare la fame e il desiderio. Imparare a chiedersi se si ha semplicemente voglia o se davvero c’è ancora fame. Mangiare consapevolmente dà grande soddisfazione e insegna a riconoscere i segnali di sazietà.

Entrando in sintonia con le pratiche di mindful eating, sarà possibile cambiare il rapporto con il cibo rendendo il momento dell’alimentazione uno spazio di nutrimento e di benessere, riconoscendo la differenza tra fame fisica e “fame emotiva”, imparando a osservare, riprendere contatto con i nostri sensi e ricominciando a scegliere, preparare e consumare con consapevolezza ciò che mangiamo.

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Associazione Hikikomori Italia Onlus – Area psicologica Referente Roma Sud

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.