Ogni anno la stessa musica?

2 gennaio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Indieffusione di un genere socio-musicale

foto © di Benedetta Balloni

Fuori tira un vento fresco, ma non gelido, accompagnato dal primo inconfondibile sole avvolgente di gennaio. Il 2018 si è appena concluso, portando con sè un grosso bagaglio di tutte quelle cose che, appena 365 giorni fa, chiamavamo novità: sorrisi, sguardi, persone, parole, canzoni, ed una marea di altre interessanti faccende.

Ecco però, proprio di canzoni voglio parlare, ora. Perchè la musica si rivela spesso, se non sempre, il motore delle nostre giornate, la nostra personale dose di caffè mattutina (e non) in formato audio.

Il 2018 è stato, dunque, un po’ la “moka” del panorama musicale italiano, quella che ha versato su di noi, piccole tazzine vuote, numerosi giovani esordi ed ha innalzato realtà già esistenti, seppur etichettate da sempre come “underground”.

Nell’ultimo anno, in Italia, un genere fra tutti sembra essere emerso in particolar modo: sì, stiamo parlando proprio dell’indie.

Pensandoci bene però, sarebbe più corretto parlare di un vero e proprio “movimento” musicale e sociale in grado di influenzare emozioni, arte, musica, moda e persino abitudini sociali quali locali, format ed eventi.

L’indie viene, proprio per questo, indicato sempre più spesso come l’ondata musicale dei più giovani, con la fenomenale particolarità di arrivare, però, anche ai più grandi.

Parlando di exploit, musicali e non, mi sono sempre immaginata una sorta di esplosione improvvisa, un discreto Big Bang, una scintilla frizzante e luminosa che, per il genere, possiamo indubbiamente associare alla tanto criticata partecipazione al Festival di Sanremo 2018 del progetto indie-musicale bolognese “Lo Stato Sociale”.

Scelta che vede divisi i sostenitori dell’underground, dell’intimità sconosciuta, da coloro che, invece, cantano a gran voce la rivincita sociale di una scena da sempre calpestata, accantonata.

Ma le novità non si fermano di certo qui!

Il 2018 ci regala infatti anche una spledida edizione del Concertone del Primo Maggio, tenutosi in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma e condotto da Ambra Angiolini e Lodovico Guenzi (Lo Stato Sociale), composta da ben il 90% di artisti indie, emergenti e non.

Occasione che, oltre ad avvicinare e sensibilizzare alle tematiche sociali innumerevoli giovani, ha permesso la presentazione e promozione di diversi singoli e dischi che sembrano aver segnato un’intera annata.

E’ il caso, ad esempio, di Cosmotronic: album del musicista e cantautore italiano Cosmo, pubblicato il 12 gennaio 2018, avente un sound decisamente caratteristico e totalmente elettropop, una boccata d’aria nuova nell’indie italiano che sembra aver conquistato proprio tutti.

Per non parlare poi de “Il fuoco in una stanza”, album dai suoni decisamente più rock, opera degli indie-veterani The Zen Circus, che è uscito nella primavera dello scorso anno aggiudicandosi una notevole scorpacciata di ascolti e commenti positivi.

Sicuramente, sebbene non abbia partecipato all’evento, non possiamo però non citare un album che quest’anno sembra aver definitivamente dato un volto a questo genere: si tratta di Evergreen di Calcutta, letteralmente “lanciato” al pubblico lo scorso maggio e rivelatosi fin da subito Re della scena, raccogliendo ampi consensi dalla critica che lo battezza fenomeno guida del pop italiano degli anni a venire.

Certo, non sono soltanto gli artisti a crescere.

Nel corso dell’anno hanno, difatti, preso una consistente importanza le comunità Facebook quali La Stazione IndiePendente (19.564 membri), Il Faro Indie (2942 membri) e svariati gruppi dedicati sia ai fan di un unico artista, che ad un pubblico ben più ampio, creando così vere e proprie comunità legate da un dolce sottofondo musicale.

Anche se può essere apparentemente percepito come evento di secondo piano, ciò ha contribuito notevolemente alla diffusione del genere in termini di visualizzazioni, ascolti, veri e propri trend e, perchè no, anche i tanto decantati meme esclusivamente a tema.

Proprio grazie a questo nuovo stile di condivisione, l’indie ha visto con piacere spuntare innumerevoli nuovi nomi fra le più cliccate classifiche di Spotify, fra cui: Coma_Cose, Frah Quintale, Kaufman (da noi intervistati a fine novembre), Viito, Galeffi, Cimini (nella foto), Pinguini Tattici Nucleari e molti altri ancora.

Tant’è che la stessa piattaforma di streaming musicale online Spotify gli ha dedicato una Playlist ufficiale denominata “Indie Italia”, entrata a far parte delle più ascoltate in Italia lo scorso anno.

E quindi a noi non resta d’ammettere che sì, la musica indie del 2018 ha creato un ambiente musicale totalmente nuovo, in grado di destreggiarsi fra meccaniche interamente legate ai mezzi di comunicazione comuni alla giovane società d’oggi e sonorità che sembrano, ogni tanto, voler richiamare ciò che invece è stato ieri.

Forse ora, in tutto questo, vi starete chiedendo: “sì, ma il 2019?”

Il 2019 è una tazza di caffè a cui dobbiamo ancora concedere il primo vero sorso, quello ad occhi stropicciati dal sonno del mattino buio. Ma, nel caso in cui siate ancora lì tentennanti sul da farsi, l’anno nuovo ci invita a sostenere nuovamente la musica; proprio nella prossima edizione di Sanremo, per l’appunto, saranno presenti ben tre esponenti della scena indie italiana: Motta, il cui album “Vivere o Morire” (2018) ha destato grande scalpore e approvazione fra il pubblico virtuale, The Zen Circus ed Ex-Otago.

Sarà un’ulteriore metamorfosi per questo movimento “socio-musicale”? Questo ancora non ci è dato saperlo ma, fra duri critici e coloratissimi sostenitori, non ci rimane che lasciarci spingere da quel magico fluttuare di idee e pensieri, tipico delle cose che cambiano, evolvono, ruotando libere su loro stesse.

Com’era, dunque? “Ogni anno la stessa musica”?
Beh, questo si preannuncia ancora tutto da scoprire, ma soprattutto, da ascoltare!
Non resta che goderci questo lungo 2019 di musica e sorprese, promettendoci un prossimo fedele appuntamento, sempre qui, fra 365 giorni esatti.

di Paola Martin Rosset

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Immagini gentilmente concesse da ufficio stampa Garrincha Dischi

Intervista con i Kaufman: dallo studio di registrazione a Marte

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