Natura e politica: un binomio imperfetto

14 novembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

l’editoriale del Direttore

– Il maltempo che nelle scorse settimane si è abbattuto sull’intera penisola, flagellando città e campagne a ogni latitudine, lascia pensare che il protocollo di Kyoto del 1997 per i cambiamenti climatici, la Conferenza di Parigi per la riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, le riunioni del G7, G8, G20, dell’Onu, dell’Ocse e delle maggiori agenzie internazionali che si occupano di ambiente, hanno prima attenzionato un problema che solo i miopi non sono ancora riusciti a capire e poi, senza riuscire a porre rimedio alla catastrofe annunciata, hanno lanciato un SOS per la salvezza del pianeta Terra.

Da tempo abbiamo notato in Italia una “tropicalizzazione” del clima. Speci di pesci per millenni sconosciuti alla popolazione italica, solcano ormai indisturbati il nostro mare Mediterraneo; allagamenti, fiumi esondati, temporali di un’intensità prima sconosciuta si abbattono dalle Alpi alla Sicilia inondando ogni terra, senza risparmiare vite e abitazioni.

L’ultimo evento climatico che ha visto l’Italia al centro del maltempo, con trombe d’aria, venti a 130 chilometri orari e piogge torrenziali, eventi considerati fino a qualche tempo fa dagli esperti casi eccezionali, rischiano di divenire sempre più ricorrenti e intensi, come l’ultimo, che ha mietuto undici vittime in meno di 36 ore.

Oltre la caduta di cornicioni per il vento, gli alberi si sono trasformati in veri e propri killer seriali schiantandosi su auto in transito e in sosta, spesso senza lasciare scampo a chi ne fosse entrato nel raggio di azione. Analoghe, terribili esperienze le stanno vivendo altre Nazioni d’Europa e tutto il mondo.

Madre Natura, violentata, si ribella.

Una presa di coscienza deve pervadere i Grandi della Terra ma anche i nostri politici fino ad oggi latitanti sul piano del rispetto dell’ambiente e del territorio, almeno per la sua messa in sicurezza, onde far fronte ad eventi devastanti divenuti negli ultimi due decenni sempre più frequenti.

E a proposito di politici e della loro attività, vorrei spendere due parole anche per la “bufera” venutasi a creare con la presentazione della manovra economica del Governo, relativa alla legge di bilancio che, inviata come da prassi alla Commissione europea, è stata duramente attaccata da diversi Commissari e dalla presidenza della Commissione stessa.

Il debito pubblico dell’Italia è grande ma mai è stata messa in discussione la restituzione. L’economia del Bel Paese, quantunque non cresca al pari dei principali partners europei, è sana e saldamente sotto controllo.

Allora perché la UE “boccia” la nostra legge di bilancio mentre consente alla Francia di sforare i conti per almeno un decennio ben oltre il 3% consentito e all’Italia si contesta un rapporto deficit/Pil del 2,4%? Perché alla Germania dopo aver avuto “azzerati” i debiti di guerra nel 1952, si consente oggi di risanare il proprio sistema bancario con i vietatissimi aiuti di Stato a soggetti privati?

Sono i due pesi e due misure inaccettabili che indurranno probabilmente chi non crede più in questa Europa, a votare per le liste sovraniste alle elezioni di maggio 2019, con buona pace di Juncker, di Moscovici, di Oettinger e della Merkel, che vista la situazione traballante e la totale mancanza di sponda al di là dell’Atlantico da parte degli USA, ha già deciso di annunciare il suo ritiro dalla scena politica alla scadenza dei suoi mandati di Segretario della CDU e di Cancelliera del Reichstag parola che, ironia della sorte, tradotta suona più o meno come “rimanere ricchi”.

di Lorenzo Sigillò

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