Norvegia: il paese freddo che ti scalda

13 febbraio 2019 | commenti: Commenta per primo |

– Norvegia: quando un paese freddo riesce a scaldarti l’animo.

© Paola M. Rosset

Forse vi sarete chiesti, almeno una volta, cosa spinge una persona a visitare un paese freddo e cullato dal buio glaciale come la Norvegia, e perché scegliere di farlo proprio in un mese rigido come, ad esempio, quello di gennaio.

Beh, allora, lasciate che sciolga almeno parte dei nodi che vi tengono saldamente legati alla vostra curiosità.

Di recente ho trascorso una magica, seppur decisamente intensa, settimana di vacanza a Tromsø, piccola cittadina che si affaccia con timida delicatezza sulle acque a nord del territorio norvegese.

Se, per puro caso, voi foste appassionati di serie Tv e magari anche un tantino nostalgici, potrei parlarvi di questa città come di una fedele e parecchio innevata riproduzione di “Stars Hollow”. Sì, esatto, avete letto bene: proprio l’intimo ed accogliente paesino che abbiamo visto prestarsi come sfondo alle numerose vicende delle Gilmore Girls, nella serie tv “Una mamma per amica”.

Tromsø

pixabay.com

Tromsø è un’importante meta turistica norvegese, sebbene non lo dia particolarmente a vedere. I vicoli del centro abitato sono animati di vita quotidiana, fra un metro di neve e l’altro, di caratteristiche casette in legno colorato, di borse della spesa, di lavoratori indaffarati e di recinzioni di cantiere.

Insomma, camminando un paio d’ore per le strade del centro, ci si ritrova immediatamente immersi in una realtà concreta, vera e propria, che non ha nulla a che vedere con il classico concetto di “meta turistica”, il quale prevede spesso e volentieri soggiorni ben distanti dalla reale vita condotta nelle varie località.

Tale fama gli viene, tuttavia, attribuita per la possibilità di osservare con maggiore frequenza il fenomeno naturale più sognato, chiacchierato e, forse, più emozionante fra tutti: l’aurora boreale.

Certo, riuscire ad osservarla da vicino non è esattamente un’impresa semplice e affidata al puro caso, anzi! Ed ecco, dunque, cosa mi ha spinta a partire proprio a gennaio: il 18 del mese è, per l’appunto, l’ultimo giorno della lunga ed apparentemente difficile “notte polare” che caratterizza il territorio, ovvero un periodo segnato dalla scarsissima illuminazione del sole avente inizio il 23 di novembre.

In questo arco dell’anno si dice, dunque, il meteo sia particolarmente favorevole e le apparizioni della famosa “Fata Verde” molto più frequenti del solito.

greenlander.no per Paola M. Rosset

“Sì ma, in tutto questo, tu l’aurora boreale l’hai vista?”, vi starete silenziosamente chiedendo.

Ebbene sì, è successo.

Nel bel mezzo del nulla, circondata dalla candida tundra artica ed avvolta da un cielo che, tutt’intorno, sembrava chiamare neve a gran voce, si è fatta strada una timida luce verde.

Ecco, a tal proposito, questo ve lo devo dire: Instagram ci mente sul serio, e lo fa molto spesso.
Perciò, se nella vostra mente sta prendendo forma una di quelle splendide foto perfettamente studiate da chissà quale profilo social, lasciate perdere. Almeno per un attimo.

L’Aurora Boreale

greenlander.no per Paola M. Rosset

Sì, perché l’aurora boreale non è un flash sparato a cielo aperto, non è un faro piantato fra i cristalli di ghiaccio; l’aurora è una prima ballerina della Scala che avanza lentamente verso il proprio pubblico.

Appare lentamente, quasi come a volersi fare spazio fra le stelle che illuminano gli alberi innevati, non immediatamente chiara all’occhio umano che riesce a percepirne le sfumature soltanto dopo qualche secondo. I suoi colori sfumano, difatti, dal gallo flebile ad un viola alquanto elegante, uniti assieme dall’ondulare leggero che le luci del Nord creano, talvolta, a contatto con l’atmosfera.

Se vi consiglio di andare a vederla da vicino, almeno una volta nella vita? Decisamente sì. Ma soltanto se non soffrite esageratamente il freddo!

Le temperature arrivano, per l’appunto, fino a -23° gradi nel periodo invernale e, sebbene si percepiscano in maniera molto differente a confronto con quelle italiane, con il passare del tempo diventa una vera e propria sfida contro il ghiaccio.

Ma, dunque, come sopravvivere ad un clima che sembra mettere sul serio tutti noi a dura prova?

© Paola M. Rosset

Ecco, è proprio qui che i neo-amici norvegesi ci insegnano l’importanza della cucina. La maggior parte dei menù norvegesi è caratterizzata, infatti, da piatti estremamente equilibrati ed incredibilmente salutari.

I più comuni sono ricchi di verdure, ortaggi e carne (spesso quella di renna), il tutto legato da una vera e propria infinità di spezie e radici come lo zenzero. Eh sì, lo zenzero, che ho scoperto essere una sorta di armatura contro il freddo.

E io che pensavo bastasse svaligiare la Decathlon!

Ora chiudo gli occhi, seduta sul divano di casa con il computer sostenuto soltanto dalle mie gambe incrociate, ed è come se una parte di me fosse ancora lì. Tra mille profumi e venti gelidi.

Sì, perché a Tromsø esci di casa e l’aria sa di zenzero e neve, di sorrisi gentili, di commesse che sanno l’inglese peggio di te, di prezzi che ti fanno sospirare “meh” sottovoce ma, soprattutto, di cuori sereni.

Di cosa profumano i cuori sereni?

Questo, ancora, non sono in grado di raccontarlo, ma posso senz’altro darvi un consiglio prezioso.

Un paio di maglioni, una giacca da sci, qualche calzino di lana e degli ottimi guanti: c’è una piccola cittadina, immersa nel freddo settentrionale della Norvegia, che sta aspettando soltanto un altro cuore da scaldare.

di Paola Martin Rosset

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