Obesità infantile. Mangia che devi crescere!

10 gennaio 2018 | commenti: Commenta per primo |

Il problema è grande e ancora sottovalutato

L’ obesità infantile è un problema che molte famiglie devono cominciare a prendere in esame seriamente.

È arrivato gennaio e l’Epifania che tutte le feste porta via… le feste sì, ma non gli effetti degli stravizi natalizi: cene, cenoni, panettoni, pandori, torroni e dolciumi vari hanno abbondato sulle nostre tavole e nei nostri stomaci.

Il tema di questa settimana riguarda proprio gli “abusi” di cibo ma riferiti ad un target particolare, quello dei bambini e ragazzi in crescita.

Il mio lavoro mi porta a frequentare la scuola primaria e media. Tutti i giorni incontro alunni dai 10 ai 14 anni e quello che vedo mi preoccupa: su una media di 21-23 alunni per classe, almeno 6 o 7 sono in sovrappeso. Alcuni leggermente, altri pesantemente.

Circa 1/3 dei giovani oggi è in sovrappeso e mi sembra un dato inquietante. Li osservo a ricreazione aprire delle “cartate” di pizza notevoli, dei mega-panini ricolmi di salame, 2-3 toast con la cioccolata. Mi chiedo come facciano a mangiare tutta quella roba e mi dico: “Ecco perché è così, visto quello che si mangiano a merenda!”.

Per convincerli a mangiare una merenda sana, tipo la frutta, bisogna obbligarli con attività di classe e con la partecipazione a progetti come “Frutta nelle scuole”. E ritengo sia proprio emblematico il fatto che siano nati progetti del genere.  Dal mio punto di vista significa che l’abitudine sia ormai mangiare cibo iper zuccherino e calorico. Quella che dovrebbe essere la “regola” (cioè il mangiare cibi sani) sia diventata, invece, l’eccezione.

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I nostri ragazzi mangiano male e parecchi pesano di più di quello che dovrebbero alla loro età: il problema esiste e non si può far finta di non vederlo.

Allora, volendo affrontare la tematica, con tutte le implicanze educative e le ricadute psicologiche che ad essa sono collegate, ho deciso di scrivere questo articolo con l’aiuto della Dott.ssa Luisa Rivelli, Biologa Nutrizionista. La dottoressa collabora con me presso lo studio polispecialistico di Ostia Lido, la quale fornirà, come esperta, delle “linee guida” per l’alimentazione del pre-adolescente e adolescente.

 

L’ALIMENTAZIONE NELL’ADOLESCENTE

Dott.ssa Luisa Rivelli

Biologa Nutrizionista

Perfezionata in Alimentazione, Alimenti Funzionali e Prodotti Nutraceutici 

cell. 345 9864772

Lo scopo di una sana alimentazione nell’adolescente è essenzialmente quello di prevenire le malattie dell’adulto, incentivando le corrette abitudini alimentari.

Viste però le fragilità psicologiche di questa età è importante accompagnare i ragazzi verso una sana alimentazione con delicatezza, per evitare l’instaurarsi di disturbi alimentari come anoressia, bulimia, disturbo dell’alimentazione incontrollata e ortoressia (ossessione maniacale per il cibo sano).

Soprattutto fra le ragazze, possono svilupparsi comportamenti ossessivi nei confronti del cibo, dovuto ad un controllo continuo dell’apporto nutrizionale in termini di calorie ingerite.

Possono però presentarsi casi opposti in cui l’adolescente non è abituato già dall’infanzia a non mangiare in modo sano, e quindi le sue scelte alimentari saranno indirizzate verso il cosiddetto junk food (cibo spazzatura).

In generale, l’alimentazione dell’adolescente segue gli stessi principi di quella del bambino e si avvicina, man mano che il corpo cresce, al fabbisogno dell’adulto.

Particolare attenzione merita l’apporto di vitamine e sali minerali tra cui il calcio e il ferro. Il primo serve a completare l’impalcatura ossea dell’organismo in crescita; il secondo assume importanza specialmente durante il ciclo mestruale nelle ragazze.

Per quanto riguarda il calcio spesso si pensa che questo minerale sia contenuto esclusivamente nel latte e nei suoi derivati (formaggi, yogurt, ecc) ma in realtà è presente anche in altri alimenti, a volte poco o mal consumati, come la frutta secca (in particolare noci e mandorle) e i semi di sesamo, che possono essere un valido aiuto per aumentare l’apporto di questo minerale. Anche molte verdure, come ad esempio le crucifere, contengono calcio, che viene meglio assorbito dall’intestino se prima le verdure sono cotte. Infine non dimentichiamo le arance: un bicchiere di succo d’arancia fresco e appena spremuto può fornire un apporto di calcio pari a circa 70 mg.

Anche l’acqua che beviamo gioca un ruolo importante per l’apporto di questo minerale.

Oltre che a contenerlo, ne aiuta anche l’assorbimento insieme agli altri minerali presenti. Non dimentichiamo che l’acqua è un valido alleato per la nostra salute, non solo per gli adolescenti: regola la temperatura corporea, elimina le tossine, protegge gli organi, ecc

Il calcio contenuto negli alimenti però da solo non basta. Perché si fissi nelle ossa, queste devono “lavorare”, e il modo migliore è avere uno stile di vita attivo. Durante l’adolescenza infatti ciascuno di noi accumula nelle ossa una “riserva” di calcio che le proteggerà per tutta la vita, soprattutto nella terza età, quando è forte il rischio di osteoporosi, malattia che rende le ossa fragili.

Per quanto riguarda il ferro invece, tutti ne conoscono il contenuto nella carne ma pochi sanno che questo minerale è contenuto anche in alimenti come le vongole, i legumi (le lenticchie ne sono ricche), le verdure a foglia verde, il cacao amaro (non quello al latte che ne impedisce l’assorbimento).

Ricordo però che il ferro dei vegetali si assorbe meglio se nel cibo c’è anche un po’ di vitamina C.

In questo modo l’assorbimento aumenta fino a 2-3 volte. Tra i cibi ricchi di vitamina C troviamo non solo gli agrumi, ma anche ortaggi come ad esempio peperoni e rucola.

Una piccola curiosità.

Una ricerca del Technological Research Institute indiano ha dimostrato che il consumo di aglio e cipolla insieme ai cereali aumenta l’assorbimento del ferro di circa il 70% e questo è probabilmente dovuto all’alto contenuto di zolfo presente nei due ortaggi.

I fattori inibenti o limitanti invece l’assorbimento del ferro sono i tannini, contenuti in tè e caffè, i fitati, presenti nella crusca dei cereali e negli spinaci. Si sconsiglia infatti l’assunzione di caffè ad esempio subito dopo i pasti, cosa che invece noi italiani consumiamo come un rituale.

Come detto già in precedenza, la composizione del menù di un adolescente non si discosta molto da quella di un adulto mano a mano che cresce.

La maggior parte dei nutrizionisti oggi non tengono conto delle calorie, in particolare negli adolescenti perché, come già accennato, si possono sviluppare comportamenti ossessivi nei confronti del cibo.

L’importante è che la qualità degli alimenti sia quella giusta e che vi sia sufficiente varietà.

Concordo perfettamente con quanto scritto dalla Dott.ssa Rivelli.

L’adolescenza (intendendo anche la pre-adolescenza) è un periodo colmo di fragilità psicologica. Il giovane in crescita deve pian piano rendersi autonomo dalle figure di riferimento, individuarsi e arrivare a costruire una propria identità. Ed il modo in cui egli si “vede” è importantissimo, anche e soprattutto la sua immagine corporea. Perché un ragazzo o ragazza con dei chili in più viene spesso beffeggiato, deriso, escluso, preso di mira dai compagni. E soffre, soffre moltissimo. E più soffre, più sente che non ha via di uscita, e più consolida dentro di sé l’idea che per lui può esserci soltanto questa strada… allora trova conforto nel cibo, che gli fornisce quel momento di “riempimento”, in cui non sente più il vuoto e il dolore.

Concordo altresì sul fatto che “vada accompagnato” per evitare certamente l’instaurarsi di disturbi del comportamento alimentare ma anche proprio per imparare lui stesso ad accompagnarsi, a darsi direzione nel fare scelte che siano il bene per lui. E riempirsi di junk food sicuramente non è il suo bene.

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Chi è che deve svolgere questo importante compito?

Ovviamente i genitori e le altre figure che si occupano di loro, come ad esempio i nonni. Che sono responsabili di come crescono i loro figli.

Va sottolineato infatti che esiste un’altissima correlazione tra genitori in sovrappeso e bambini/giovani in sovrappeso. Laddove ci si trovi di fronte a questa situazione, è evidente che c’è qualcosa che non funziona circa il modo di intendere l’alimentazione nel sistema-famiglia. Tanto che questo vada ripensato e modificato. Quasi sempre, dunque, è proprio sui genitori che bisognerebbe fare un intervento (di tipo psicoeducativo). Quando – per esempio in terapia – ci troviamo a lavorare con giovani in sovrappeso. Perché se un ragazzo deve dimagrire 10 o 20 kg, non si può pensare che riesca a farlo da solo, se la famiglia non lo affianca.

In che modo gli adulti di riferimento possono positivamente contribuire in un simile percorso?

Il discorso è ampio e ricco di variabili. Bisogna approfondire la storia familiare, le dinamiche che si ripetono nella vita quotidiana di quella specifica famiglia, i ruoli che si ricoprono, i significati che il nucleo familiare attribuisce a elementi come il cibo e il nutrirsi. Quindi, ovviamente, generalizzare non aiuta perché non esiste una “ricetta” valida per tutti.

Ma alcune indicazioni possono essere date

  • Non sottovalutare quello che accade, con frasi tipo “tanto deve crescere”, “il fatto è che è goloso”. Allo stesso modo, nemmeno è bene ingigantire il problema (“diventerai obeso”). La migliore strategia è una sorveglianza attenta e partecipe.

 

  • Ascoltare i ragazzi, parlare con loro. Chiedetegli quello che sentono e che vivono. Molto spesso i giovani tendono a nascondere fastidi, preoccupazioni, dolori. Magari perché non vogliono essere fonte di preoccupazione per i genitori o magari perché inconsciamente sentono che se non parlano del problema, il problema non c’è (evitamento).

 

  • Accertarsi che seguano un’alimentazione variata ed equilibrata. Quindi niente cibi spazzatura in casa, o almeno pochissimi (l’eccessiva restrizione può portare anch’essa a disturbi del comportamento alimentare). Merende sane a scuola, se mangia alla mensa chiedere i menù così che in casa si possa proporre un’alimentazione che integri quanto mangiato a scuola. Merende leggere al pomeriggio: frutta, yogurt, verdure ma anche un po’ di gelato alla frutta ogni tanto.

 

  • Evitare che passi troppo tempo da solo: la noia e l’isolamento davanti alla tv o al computer sono i momenti più a rischio, i migliori alleati degli attacchi di fame. Meglio usare il tempo libero per attività gratificanti e per lo sport, che è fondamentale in questa età. Sport e gioco attivo contribuiscono infatti ad acquisire il controllo del comportamento alimentare e a regolare i meccanismi di appetito e sazietà.

 

  • Passare più tempo possibile con lui. Per esempio, coinvolgerlo nella preparazione dei pasti, trasmettergli il rispetto e l’apprezzamento per il cibo sano. Può diventare il modo per insegnarli a nutrirsi in modo corretto.

Conclusione

Per ultimo, l’indicazione probabilmente più importante. Se ci si rende conto che esiste una difficoltà, non esitare a rivolgersi ad un esperto. Il pediatra e il nutrizionista, ma anche lo psicologo che può dare supporto al giovane e fornire ai genitori linee educative adeguate per supportarlo. Con la disposizione a mettersi in discussione e ad imparare modi più efficaci per sostenere i nostri figli.

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Fonte dell’immagine – AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro

a cura della dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein PAS Basic e Standard I livello

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it   Cell: 3383839479

 

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