Ocean Cat, l’arrivo dei nostri!

19 febbraio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Ocean Cat arriva a Guadeloupe in 14 giorni, 3 ore e 40 minuti

Tullio e Giammarco: “Un’esperienza davvero impegnativa, sia psicologicamente che fisicamente. I protocolli di sicurezza ci hanno permesso comunque di navigare sapendo di essere costantemente seguiti da terra“.

Dopo 14 giorni 3 ore e 40 minuti dalla partenza avvenuta davanti all’Isola di Gorée d Dakar, Ocean Cat ha tagliato il traguardo davanti a Pointe à Pitre, a Guadeloupe. I due velisti italiani, Giammarco Sardi e Tullio Picciolini non sono riusciti a migliorare il record di Vittorio e Nico Malingri, effettuato nell’aprile 2017, ma hanno compiuto un’impresa altrettanto unica per le condizioni meteo particolarmente impegnative che hanno trovato durante la rotta.

Partiti il 5 febbraio da Dakar, dopo aver atteso oltre un mese le migliori condizioni di vento, hanno lasciato le coste africane con vento leggero e una condizione meteorologica che ha disatteso ogni previsione con un vento Aliseo instabile che ha accompagnato i due velisti sino all’arrivo.

Una prima scuffia a 90 gradi il sesto giorno, poi una nuova scuffia il nono giorno, questa volta a 180 gradi, con tutto l’albero in acqua ed una terza, sempre a 180 gradi, alla vigilia del dodicesimo giorno, queste ultime dovute a condizioni meteo davvero impegnative con vento a groppi che ha raggiunto i 40 nodi di intensità e onda fino a sei metri.

Giammarco Sardi, appena toccato terra, ha detto di essere:

demolito. L’instabilità meteo ci ha creato grosse difficoltà. Mi aspettavo un’impresa impegnativa, ma non tanto quanto l’abbiamo vissuta. Siamo partiti con il cambio di luna e vento debole, questo ci ha portato i primi giorni a navigare praticamente al buio. Dal quinto giorno ci siamo trovati ad affrontare condizioni mutevoli, con il mare che cambiava da parvenza di lago a onde di oltre 5 metri e vento che ha raggiunto i 40 nodi che ci ha reso davvero difficile navigare ad una velocità media di 12 nodi, necessaria per battere il record.

La cosa che più ci ha sorpreso, già dal secondo giorno, sono state le allucinazioni: il rumore del mare e del vento sembrano il suono di una radio, una musica di sottofondo che ti accompagnava per tutto il giorno. Poi, le scuffie: la prima a 90 gradi, l’abbiamo gestita senza difficoltà. La seconda con un ribaltamento a 180 gradi è stata davvero impegnativa. Eravamo molto stanchi e un frangente ci ha preso e ci ha rigirato”.

Una traversata davvero dura anche per Tullio Picciolini, non nuovo a queste avventure, ma soddisfatto comunque di averla portata a termine:

E’ stata un’esperienza tostissima, un’esperienza che ti mette alla prova sia da un punto di vista fisico che psicologico, anche per un record sfumato…

In realtà, quando siamo arrivati a Guadeloupe e abbiamo festeggiato con gli amici che ci attendevano al traguardo, ci siamo resi conto che avevamo raggiunto il nostro obiettivo:quello di effettuare la traversata con un piccolo catamarano all’insegna della sicurezza in mare – che si pratica e si divulga tutti i giorni nei circoli velici e nelle piscine – e un messaggio ambientale importante che crediamo di essere riusciti a trasmettere.

Durante questa traversata abbiamo toccato con mano e compreso bene che con uno uno stile di vita più attento e rispettoso dell’ambiente, l’uomo può davvero fare qualcosa per la salvaguardia del pianeta. Penso al problema dei sargassi, queste distese di alghe che sempre più invadono l’oceano. Non se ne parla mai, ma sembra davvero che siano generate da enormi quantità di fertilizzanti riversate in mare“.

Sarà questo uno dei temi che i due navigatori oceanici, ambasciatori di MareVivo potranno raccontare al loro rientro in Italia.

Se pensa sia un’esperienza pericolosa e difficile, Tullio risponde così: “No, non credo sia un’esperienza pericolosa se affrontata nello stesso modo in cui l’abbiamo affrontata noi, con un team a terra che ha gestito in maniera egregia i segnali GPS della strumentazione di bordo, interpretandoli assieme ai nostri messaggi SMS che periodicamente inviavamo per tranquillizzarli sul nostro stato di salute e sulla sicurezza della navigazione”.

Grazie all’ufficio stampa Alessandro Mei
Immagini © Andrea Falcon

 

Rileggi la nostra intervista ai protagonisti prima della partenza:

Ocean Cat

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