Ocean Cat

23 gennaio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Ocean Cat, la sfida partita da Ostia

Mentre state leggendo questo articolo i due velisti romani, Tullio Picciolini e Giammarco Sardi sono a Dakar in attesa dei venti Alisei favorevoli per intraprendere la navigazione verso Guadalupe con il loro catamarano oceanico ‘Ocean Cat’. La barca è un piccolo catamarano sportivo di 6 metri non abitabile con cui Tullio e Giammarco tenteranno di battere il record di traversata atlantica senza assistenza per 2551 miglia nautiche, pari a 4724 km. Dovranno impiegarci meno di 11 giorni.

Abbiamo incontrato Tullio Picciolini in una tiepida mattina dicembrina alla sede della Lega Navale al Lido di Ostia prima della partenza e ci siamo fatti raccontare lo spirito di questa sfida e cosa li ha spinti verso questa avventura.

Buongiorno Tullio, ci racconti innanzitutto come è nato questo equipaggio?

Con Gianmarco siamo incontrati qui alla Lega Navale dove io ero Presidente del Circolo e Gianmarco era istruttore e allenatore di catamarani. Ci ha accomunato di base la passione per i catamarani, un modo acrobatico di andare in barca a vela ma anche un modo antico e primordiale di navigare. Poi abbiamo scoperto che avevamo un simile stile di vita molto legato all’ambiente, alla natura, una passione la nostra per temi ambientali senza alcun fanatismo o ipocrisia.

Quindi abbiamo iniziato a navigare insieme nel mediterraneo sempre con piccoli catamarani, che rappresentano un tipo di vita marina alternativa ai grandi cabinati. Questo equipaggio, io e Gianmarco, si è formato quindi con il tempo, una sintonia che è fondamentale in una impresa del genere. L’equipaggio e la tenuta dell’equipaggio è importante nella navigazione marittima come anche in quella aerea, (Tullio è un pilota di aviazione civile n.d.r.). Sono la forza o il punto debole di una missione.

Il consolidamento di questa unione è avvenuto di rientro da un viaggio che avevo organizzato con una imbarcazione di 10 metri da qui ai Caraibi e ritorno, in cui durante alcuni momenti di difficoltà sono emerse le qualità di affidabilità in mare di Giammarco e anche io sono risultato un compagno degno della sua stima e fiducia.

Vi siete trovati quindi in situazioni di pericolo?

Non amiamo dire che in mare si possa trovare un pericolo che sia maggiore di quello dell’andare in macchina o svolgere qualsiasi altra attività umana. Per mare noi intendiamo il pericolo come una cosa che identifichiamo e gestiamo. Un pericolo non identificato diventa letale e si chiama inconsapevolezza del rischio che si può correre.

Com’è trovarsi in mare aperto senza punti di riferimento?

Diciamo che questa è una cosa che esplora la mente umana, che è fortemente adattabile a molti ambienti. Andare per mare significa essere intanto in contatto con un ambiente primordiale, un ritorno alle nostre radici, però tenendo conto dei progressi fatti. Quindi andare per mare oggi significa essere in un ambiente dove cambiano i riferimenti ma centrale è sempre l’uomo con le sue capacità.

Quindi il mezzo, l’equipaggio e gli strumenti che consentono la navigazione, ma soprattutto le proprie capacità. Una visione direi rinascimentale in un momento in cui ci stiamo abituando dei riferimenti molto tecnologici, che di certo apprezziamo, come per esempio il navigatore GPS in macchina. Per mare devi essere in grado di tornare anche senza. Poi ti porti delle scorte di energia, delle risorse tipiche della vita a terra, quindi gli alimenti, l’energia che sia elettrica o propulsiva e scopri che le devi gestire tutte con molta attenzione.

Il vostro è un messaggio.

Non pretendiamo di essere ambasciatori dell’ecologia più di altri che siano sensibili a temi ambientali, senza ipocrisia, non più di un bambino che esce in barca a vela durante un allenamento o una regata che ha scelto uno stile di vita, un’attività sportiva e un divertimento che trasforma l’energia eolica in energia propulsiva, non va in motorino ma in barca a vela, con le proprie forze (ovviamente addestrato e istruito), e va in una direzione che sicuramente lo farà diventare un essere umano sensibile all’ecologia, cioè al rispetto di madre natura.

Negli ultimi 70 anni di consumi e utilizzo degli idrocarburi abbiamo sfasciato tutto, abbiamo distribuito su tutto il pianeta la plastica, abbiamo inquinato tutti gli ambienti in cui viviamo, e lo vediamo dagli effetti sul clima e sulla meteorologia.

Torniamo a questa sfida. Chi sono gli sfidati? 

Fisicamente sfidiamo Vittorio Malingri e suo figlio Nico, che due anni fa hanno vinto il record di questa traversata. Due velisti che ci hanno passato un testimone importante perché sfideremo il record con la loro stessa barca, una mossa ambiziosa e presuntuosa. Un’opportunità a basso budget, perché costruire una barca del genere nuova sarebbe costato molto e impossibile per le nostre risorse private che sono quelle che ci hanno portato a compimento del progetto fino ad oggi.

Non avete sponsor?

Abbiamo diversi carissimi sponsor tecnici fornitori di attrezzature indispensabili. Chi ha prodotto le vele, chi ha prodotto il cordame, chi ha effettuato il controllo sugli scafi con tecniche ad ultrasuono e indagini visive, la riverniciatura, la strumentazione e i pannelli fotovoltaici. Due pannelli fotovoltaici di ultimissima generazione e di produzione italiana, compatti con batterie al litio. Da una di queste batterie riceveremo corrente per la scatola nera che registrerà tutti i dati di navigazione e prestazione che serviranno per certificare l’eventuale record.

La scatola nera è infatti fornita dal World Sailing Speed Record Council, un comitato internazionale della federazione mondiale.

L’altro pannello alimenterà l’altra batteria con la quale attraverso una presa USB avremo possibilità di ricaricare alcuni apparati quali la telecamera, macchina fotografica, uno dei GPS e uno dei tracking satellitari. Comunque saremo dotati anche di GPS e telefoni satellitari dotati di batterie che avranno una propria autonomia per tutta la durata della navigazione, mentre i tracciatori satellitari avranno un autonomia di diversi mesi.

Questi tracciatori saranno visualizzabili dal nostro grande pubblico, con un link che porterà ad una mappa che visualizzerà in tempo reale la nostra posizione, con alcuni dati di performance. Un altro tracciatore verrà imbarcato e sarà utilizzato dal team di sicurezza a terra composto da una ventina di persone e coordinato da Enrico Corsetti, che monitorerà tutti i dati oltre a quelli resi pubblici. Sarà visualizzato sul sistema Pelagos della Guardia Costiera, nella sala operativa di Roma, dove vengono monitorate tutte le navi del mondo per motivi di security e safety.

La Guardia Costiera è stata utile nei mesi di programmazione perché le abbiamo sottoposto quesiti e abbiamo dato loro informazioni. Quindi noi partiamo adesso con delle procedure che sono state pensate da noi ma condivise con l’autorità, rendendo così possibile avere un sistema di procedure condivise tra l’equipaggio, il team a terra e il sistema globale di ricerca e soccorso.

Ma perché tra tante sfide avete scelto questa?

La federazione mondiale omologa record su alcune rotte con alcune imbarcazioni. Questa tra le tante è stata quella che più ci affascinava perché è una corsa con il vento a favore in un clima non estremo, di tipo tropicale, quindi favorevole, con una imbarcazione piccola, ma oceanica.

Ocean Cat è progettata perché sia sicura e inaffondabile, costruita con una tecnologia piuttosto attenta alla sicurezza e alla solidità. Lunga 6 metri e 09 cm ha due scafi in carbonio con prue rinforzate, all’interno dei quali ci sono delle paratie di separazione, sette compartimenti stagni per ogni scafo, per cui se se ne rompe uno ci sono gli altri a renderla inaffondabile. Nel caso più estremo di rottura di un intero scafo l’altro garantirebbe comunque il galleggiamento.

Quindi per tornare alla tua domanda l’abbiamo scelta perché ha margini di sicurezza per essere una traversata oceanica, e poi è l’unico record mondiale al quale si può accedere con un budget contenuto.

So che avete attivato una sottoscrizione in rete.

Si, ora che abbiamo esaurito le risorse private e avuto il sostegno di amici, abbiamo attivato una sottoscrizione su facebook, che già ha fruttato la copertura economica per la spedizione del container con dentro il catamarano smontato. Ci aspettavamo di trovare interesse da parte di grandi aziende per le sponsorizzazioni economiche però non siamo un nome importante nel settore della vela. Il nostro sport è visto come un’attività lontana dalle masse, quindi dallo scarso ritorno commerciale.

I nostri sostenitori, senza carattere commerciale, sono la Lega Navale, lo Yacht Club di Porto Rotondo e il Porto Turistico di Roma, nobili associazioni che hanno sposato questo progetto ospitandoci per gli allenamenti. Il Porto Turistico ci ha inoltre ospitato per lo smontaggio del catamarano.

Non dimentico l’Associazione MareVivo che ci sta aiutando nella comunicazione per amplificare il nostro messaggio, la quale sostiene che siamo i loro ambasciatori in oceano.

Questo ci emoziona molto perché vuol dire che quello che noi andiamo professando è realmente un messaggio di sensibilizzazione ambientale. Allo stesso siamo gratificati quando la Lega Navale dice che siamo la loro barca in oceano. Idem quando la Federazione Italiana Vela concede il patrocinio all’impresa vuol dire che questo è un gesto agonistico di rilievo.

A noi preme sottolineare che questa impresa non è altro che il nostro sogno di navigare in oceano condividendo questa grande avventura con tante persone che ci hanno aiutato in un anno. Stiamo sentendo che all’avvicinarsi della partenza sta crescendo un tifo da stadio e una partecipazione emotiva positiva.

Soprattutto per dare l’esempio ai più giovani, a cui Gianmarco tiene particolarmente come insegnante di vela. Un esempio legato alle passioni e a sogni ecocompatibili. Il nostro obiettivo è attraversare l’oceano atlantico con un mezzo apparentemente estremo ma in totale sicurezza e arrivare dall’altra parte. Se poi all’interno di questa missione riusciremo ad abbassare il record in termini di tempo sarà un premio al lavoro svolto.

Vogliamo centrare il nostro messaggio essenzialmente sulla sicurezza. Vogliamo riuscire ad appagare il nostro sogno senza mettere a rischio la propria esistenza e quella di altri come coloro che dovrebbero venire in soccorso.

 

In attesa dei venti Alisei che porteranno i due velisti da Dakar a Guadaloupe, vi informiamo dei canali attraverso i quali si può seguire l’avventura di Tullio Picciolini e Giammarco Sardi oltre alla diretta su Rai News 24.

 

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di Cristina Anichini

Fotografie di Andrea Falcon

 

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