Ok Computer

12 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Ok Computer, e’ il titolo di un album dei Radiohead

Un capolavoro che ha cambiato fortemente la musica influenzando un po’ tutta la produzione discografica successiva.

E tutto questo già’ dal solo titolo. Ok Computer, perlomeno nelle mie convinzioni, e’ un’ammissione di esistenza, l’accettazione di una presenza, il riconoscimento di una nuova relazione.

E allora avanti c’e’ posto.. prego signor computer si accomodi tra gli strumenti, si metta pure comodo li tra gli archi e la batteria, tra i flauti e i sintetizzatori e cerchi di sentirsi a suo agio.

Premesso che nulla mai potrà’ togliere fascino al rapporto che ogni musicista ha con il proprio strumento e che nulla mai potrà’ sostituire l’esecuzione di un brano dal vivo sia per chi la compie che per chi l’ascolta, il computer oggi ha pero’ conquistato un ruolo di tutto rispetto anche nella produzione musicale.

E allora io personalmente gli voglio bene.

Fatte queste premesse che spero chiariscano che non e’ una sottrazione di ruoli, ma un’aggiunta oramai evidente, vorrei dissipare le nuvole che possono confondere e generare alcuni pregiudizi.

Il Computer con l’utilizzo dei software musicali ha rivoluzionato la metodologia con cui si approccia alla produzione, agli arrangiamenti ed anche alla didattica musicale.

La capacita’ d’intervento che chi produce musica ha con l’utilizzo del computer si e’ trasformata in un processo creativo e di possibilità’ il cui risultato e’ un passo in avanti artistico e tecnico, ha aumentato la sfida umana nei confronti della macchina nel cercare un risultato finale che non sia freddo e statico, ma che sia anche freddo e statico se quello che ne viene fuori e’ artistico o “funziona”, insomma il mio personale parere e’ che non bisogna avere sfiducia nella macchina, ma fiducia nell’uomo che la usa, un artista e’ e sarà’ sempre un artista, e cercherà’ sempre di arrivare ad una soddisfazione estetica e profondità’ di messaggio che poi e’ il motivo per cui fondamentalmente s’impegna.

Non mi voglio dilungare sulle infinite possibilità’ d’intervento che con un software musicale si possono fare, ma non voglio neanche rimanere troppo in superficie con il rischio che si associ l’utilizzo del computer alla sola possibilità’ del “ritocchino “ alla photoshop, per intenderci.

Certamente si può’ fare tanto, si può rendere una registrazione fatta male in una performante e più’ che soddisfacente, ma non e’ qui che dobbiamo andare a cercare il nostro tesoro, questa e’ solo comodità’ che genera diversi vantaggi in termini di tempo, di spazio ed economico, pensate ad un ragazzo nella sua cameretta, magari anche bravo, o che bravo lo diventerà’, che possibilità’ ha.

Per la didattica immaginate la facilita’ di studiare confrontando per esempio una partitura scritta con una finestra di editing in cui le stesse note le puoi vedere, cambiare, spostare per poi riconfrontarle con la partitura che si e’ venuta a creare… e vedere l’effetto che fa.

Programmare una figura ritmica… cambiarne i suoni, la velocità’ e tutto a portata di occhio oltre che di orecchie naturalmente.

Simulare un’orchestra… e quel che volete senza limiti, se non limiti personali. Dalle produzioni di musica per film alle canzoni che sentiamo in radio… tutto passa per l’utilizzo del computer e, tralasciando le brutture che ci sono state in ogni periodo storico, e sempre ci saranno, siamo a livelli di spettacolarizzazione mai raggiunti.

Personalmente i miei allievi li ho abituati alla presenza di un PC con software sempre aperti, tra uno spartito di carta e un monitor, matita gomma e mouse.

Quindi… Ok Computer benvenuto tra noi.

Ops!! e’ andata via la corrente… vabbe’ prendo la mia chitarra acustica e con Pro Tools, questo il nome del software che uso principalmente, ci rivediamo più tardi, o domani.

Ahhhhhh la chitarra che meraviglia!

di Francesco Valente

Direttore Artistico della Social Music School

 

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