Oscar 2020: la notte che chiude il decennio

11 febbraio 2020 | commenti: Commenta per primo |

Una delle notti più attese dell’anno, la consegna degli Oscar 2020

Fuori dalla mia finestra è una tipica e grigia mattina d’inizio febbraio, ma non una mattina qualsiasi, si è da poco conclusa, infatti, una delle notti più attese dell’anno: quella degli Academy Awards, gli Oscar 2020.

Meglio conosciuta come “La Notte degli Oscar”, la manifestazione svoltasi al Dolby Theatre di Los Angeles  è arrivata alla sua 92esima edizione, riservandosi però il diritto di apparire sempre, incredibilmente, unica.

Come per il 2019, la cerimonia non ha avuto alcun presentatore ufficiale, bensì è stata trasmessa in diretta tv dall’emittente americana ABC.

Tuttavia, vi sono state delle piccole novità: il premio per il miglior film in lingua straniera è stato rinominato “Premio Oscar al miglior film internazionale”, mentre quello per il miglior trucco ed acconciatura ha incrementato il numero dei propri candidati passando da tre a cinque.

Ma veniamo al dunque!

In quanto edizione ricca di soprese, la cerimonia si è aperta con l’esibizione della cantante Janelle Monaé che ha eseguito una versione modificata del brano “Come Alive”, in cui il verso «That’s when I come alive like a schizo running wild» si è trasformato in «It’s time to come alive because the Oscars is so white».

“E’ ora di svegliarsi perché gli Oscar sono troppo bianchi”, questa la traduzione del nuovo verso, vuol smuovere fin da principio le coscienze affinchè venga affrontato l’argomento secondo cui si ritiene, ormai da un po’ d’anni, che vi siano troppe persone bianche a votare e, soprattutto, vincere gli Oscar.

La Monaè non è stata la sola, però, a far sussultare qualche animo!

Ci ha infatti pensato anche il nostro caro buon vecchio (si fa per dire, eh) Brad Pitt che, nel ringraziare per la vittoria del premio come Miglior attore non protagonista per il film C’era una volta… a Hollywood, si è lasciato sfuggire una piccola citazione riguardante il processo di impeachment di Donald Trump.

“Mi hanno detto che ho solo 45 secondi, che sono 45 secondi in più di quelli che il Senato ha dato a John Bolton questa settimana. Forse Quentin ci farà un film. E questa volta forse i grandi faranno la cosa giusta”, ha detto l’attore riferendosi all’esito del processo, diventato definitivo dopo che il Senato aveva respinto la richiesta mossa dai Democratici di ammettere ulteriori prove e testimoni, in particolare proprio John Bolton.

Insomma, nelle ultime due edizioni degli Oscars al Presidente devono per forza essergli fischiate le orecchie.

Dalle parole dei protagonisti ai premi

Comunque un po’ lo sappiamo già, un evento come la Notte degli Oscar è senz’altro il trampolino di lancio perfetto da cui far partire un qualsivoglia messaggio, specialmente in tema di denunce politiche e sociali che necessitano di essere ascoltate.

O meglio, necessitano di non venire mai dimenticate.

Sarà stato forse questo aspetto a far letteralmente decollare Parasite, vincitore del premio Miglior Film che chiude un decennio cinematografico (e non) ricco di contraddizioni e successi, esattamente come questa pellicola firmata Bong Joon-ho (Miglior regia e Miglior sceneggiatura originale), diventando così il primo film non in lingua inglese ad aggiudicarsi tale statuetta.

Sì, lo so cosa state pensando.

Ed infatti eccoci qui, dopo lunghe settimane d’attesa in cui i social e diversi media si sono letteralmente suddivisi nella lotta a “Chi vince l’Oscar?”, habemus Miglior attore protagonista: Joaquin Phoenix!

Phoenix conquista il Premio sorpassando, grazie alla sua interpretazione di Joker (film con più candidature in questa edizione), il rivale tanto acclamato in queste ultime settimane, Adam Driver, niente di meno che il protagonista dello struggente film “Storia di un matrimonio”.

Il nostro amato Joker ringrazia commuovendo l’intero teatro con uno splendido omaggio al fratello River, morto di overdose all’età di soli 23 anni.

Piuttosto previsto anche l’Oscar come Miglior attrice protagonista assegnato ad una grandissima Renée Zellweger, per la pellicola “Judy”.

Ma le sorprese di questa lunghissima notte degli Oscar 2020 non sono di certo finite qui!

Oltre all’inaspettata esibizione di Eminem, ben 18 anni dopo il premio mai ritirato per la Miglior canzone originale con “Lose Yourself”, gli Oscars 2020 verranno ricordati come quelli con più candidature ottenute da Netflix (ben 24, per l’esattezza). La piattaforma di streaming online ha superato così, almeno per quanto riguarda le nomination, proprio tutte le altre major e segnando così l’inizio di un vero e proprio scontro tra il cinema classico e le produzioni nate dallo streaming.

Ma diciamoci la verità, una delle cose che più è arrivata al pubblico presente e non, è stata proprio il tributo In Memoriam dedicato a Kobe Bryant, leggenda del basket NBA scomparsa il 26 gennaio scorso in un tragico incidente d’elicottero, assieme alla figlia tredicenne Gianna Maria – Onore Bryant ed altre sette persone.

Gli omaggi a Kobe Bryant

Bryant è stato, oltre che un memorabile giocatore, anche un incredibile motivatore; la sua “mamba mentality” (dal nickname Black Mamba) ha contagiato intere generazioni di tutto il mondo, tanto da permettergli di diventare protagonista del documentario “Kobe: Doin’ Work”, diretto nel 2009 proprio da Spike Lee, che non ha perso l’occasione di rendere omaggio al Black Mamba sul red carpet degli Oscars indossando uno smoking viola ed oro con il numero 24 applicato alla giacca.

Ecco, c’è una cosa in particolare da sapere su Kobe Bryant e sul bellissimo omaggio, accompagnato dalla voce della giovane Billie Eilish, dedicatogli durante la nottata.

Dopo il suo ritiro nel 2016, infatti, Kobe scrisse una lettera d’addio alla pallacanestro diventata poi un celebre corto d’animazione diretto da Glen Keane che vinse, niente di meno che, il Premio Oscar al Miglior cortometraggio d’animazione (2018), permettendogli di passare alla storia come il primo ed unico cestista americano vincitore di un Oscar.

Insomma, possiamo definirla a tutti gli effetti una 92esima edizione di tutto rispetto, ricca di emozioni e di messaggi.

Alcuni già letti, altri da scoprire, altri forse ancora del tutto da recepire.

Spengo la televisione che m’illuminava le mani mentre raccontavo tutto ciò che avete appena letto, mi chiedo silenziosamente cosa ci aspetterà nella nuova decade che si spalanca fiduciosa difronte a noi.

Un misto di emozione, curiosità e dubbio s’intreccia nei miei piensieri.

Va beh, non mi resta che darvi appuntamento al prossimo anno… Stesso post(o), nuove esperienze, molte più ore di film da aggiungere al Curriculum!

TUTTI I PREMI OSCAR 2020:

MIGLIOR FILM: Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho

MIGLIOR REGIA: Bong Joon-ho – Parasite (Gisaengchung)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Joaquin Phoenix – Joker

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Renée Zellweger – Judy

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Brad Pitt – C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time… in Hollywood)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE: Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaengchung)

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Taika Waititi – Jojo Rabbit

MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE: Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE: Toy Story 4, regia di Josh Cooley

MIGLIORE FOTOGRAFIA: Roger Deakins – 1917

MIGLIORE SCENOGRAFIA: Barbara Ling e Nancy Haigh – C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time… in Hollywood)

MIGLIOR MONTAGGIO: Andrew Buckland e Michael McCusker – Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari)

MIGLIORE COLONNA SONORA: Hildur Guðnadóttir – Joker

MIGLIORE CANZONE: (I’m Gonna) Love Me Again (Elton John, Bernie Taupin) – Rocketman

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Greg Butler, Dominic Tuohy e Guillaume Rocheron – 1917

MIGLIOR SONORO: Mark Taylor e Stuart Wilson – 1917

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Donald Sylvester – Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari)

MIGLIORI COSTUMI: Jacqueline Durran – Piccole donne (Little Women)

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA: Vivian Baker, Anne Morgan e Kazuhiro Tsuji – Bombshell – La voce dello scandalo (Bombshell)

MIGLIOR DOCUMENTARIO: Made in USA – Una fabbrica in Ohio (American Factory), regia di Steven Bognar e Julia Reichert

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCMENTARIO: Learning to Skateboard in a Warzone (If You’re a Girl), regia di Carol Dysinger

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO: The Neighbors’ Window, regia di Marshall Curry

MIGLIOR COSTROMETRAGGIO D’ANIMAZIONE: Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr.

di Paola Martin Rosset

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

Forse potrebbe interessarti anche:

Festa del Cinema di Roma 2019 giorno per giorno

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.